02/09/2026
QUANDO I FATTI NON TORNANO, RESTANO SOLO LE SPIEGAZIONI.
Due giorni fa, in Consiglio comunale, abbiamo assistito a una discussione che, francamente, lascia molto perplessi.
Sono state dette tante cose. Troppe. E davanti ad alcune ricostruzioni non possiamo che allargare le braccia, perché i fatti che conosciamo raccontano una storia molto diversa.
Partiamo da un punto preciso.
Il Sindaco arriva persino a parlare di “complottismo”, evocando una sorta di misteriosa figura che avrebbe minacciato o addirittura ordinato ai devoti di non costituire le commissioni.
Il Vice Sindaco, invece, sostiene di non vedere tutto questo disagio tra i devoti e nella cittadinanza per la mancanza della questua pubblica.
Ma davvero?
Andiamo per ordine.
Le commissioni, per quanto ci risulta, si sarebbero formate il 22 gennaio.
Non si sono formate perché, ancora una volta, organizzare la Festa è diventato inutilmente complicato.
E allora è troppo facile oggi cercare un capro espiatorio e indicare il parroco, quasi fosse stato lui a determinare tutto, semplicemente perché la sera dell’Ottava ha avuto il coraggio di dire pubblicamente ciò che riteneva giusto.
Quella non è stata la causa.
Semmai, è stato il momento in cui è venuto alla luce un problema che era già presente.
Perché la scelta dell'Amministrazione comunale di voler assumere direttamente la gestione organizzativa della prossima Festa Patronale appariva, ormai, una decisione già maturata.
Altro che “salvare la Festa”.
E c’è un altro aspetto sul quale sarebbe opportuno fare chiarezza.
Per anni ci è stato fatto pesare quel contributo comunale di 28.000 euro IVA compresa, quasi fosse un sacrificio enorme sostenuto dal Comune per permettere alla Festa di esistere.
Ma il resto?
Il resto, come sempre, lo hanno fatto gli sponsor, i devoti e la comunità.
Ed è giusto che sia così: una Festa Patronale nasce innanzitutto dalla partecipazione di una comunità, non dalla sua trasformazione in una manifestazione interamente a carico delle casse pubbliche.
Oggi, invece, si parla di un aumento delle risorse pubbliche necessarie per organizzare la Festa.
E allora una domanda sorge spontanea:
se per anni bastavano 28.000 euro di contributo comunale, perché oggi dovrebbe servire molto di più per fare ciò che prima riuscivano a fare i devoti, i mastri di festa e gli sponsor?
Anche questo meriterebbe una risposta.
Così come meriterebbe una risposta un'altra circostanza.
La Parrocchia, i devoti e i mastri di festa hanno chiesto più volte di incontrare l'Amministrazione comunale.
Quegli incontri sono stati disattesi.
E allora non si può pretendere oggi di raccontare alla cittadinanza che esiste una misteriosa regia che impedisce di organizzare la Festa.
Non c'è nessun complotto.
Non ci sono persone che minacciano.
Non ci sono devoti che vengono “obbligati” a non fare.
E non c'è nemmeno una comunità che improvvisamente ha perso la voglia di impegnarsi.
C'è una protesta.
Una protesta che, se ancora non fosse chiaro, vuole essere soprattutto uno sprone.
Uno sprone a cambiare metodo.
A confrontarsi.
A trovare un punto d'incontro.
A capire che una Festa Patronale non può diventare terreno di contrapposizione tra chi vuole dimostrare di avere il comando e chi, invece, da sempre si impegna perché quella Festa appartiene alla comunità.
Non serve cercare fantasmi.
Non serve inventare complotti.
Serve semplicemente ascoltare.
Perché quando tante persone, in modi diversi, manifestano una preoccupazione, la risposta più seria non è chiedersi chi le abbia convinte a parlare.
È chiedersi perché stanno parlando.
Noi continuiamo a pensare che Viagrande possa e debba fare di più.
Non contro qualcuno.
Per la Festa. Per la comunità. Per Viagrande.
E, come hanno scritto gli amici della pagina Partito Scalatelli:
VIAGRANDE MERITA DI PIÙ.