Re:vivi

Re:vivi 28.05 > 28.07.2016
Fotografie di Andrea Scaramuzza
Installazione luminosa di Marzio Rusconi Clerici Liquida è il progetto dell'imprevisto e dell'imprevedibile.

RE:VIVI

Entrare in un Palazzo veneziano significa proiettarsi in un mondo a sé stante, un organismo quasi completamente indipendente da ciò che lo circonda, con ambienti destinati al lavoro, alla servitù, al ricevimento, alla vita privata. Sviluppati su più livelli, dal fontego a salire verso i piani superiori, gli spazi si susseguono intersecandosi, parti di un insieme, ognuno a servizio di una

precisa funzione, ideato, disegnato, costruito, vissuto. Le innumerevoli porte, gli accessi più o meno evidenti, diventano capitoli di un racconto complesso e ricchissimo, fatto di voci e rumori che li hanno attraversati negli anni, di silenzi. L'acqua, che penetra sotto alle porte affacciate sul canale, instaura un dialogo ininterrotto con l'ambiente circostante, a ricordare ciò che scorre fuori dalle mura così come al loro interno; la luce però arriva più in profondità, disegna lo spazio e le sensazioni, rivela e nasconde, aggredendo le superfici o accarezzandole appena, mutevole ma inevitabile come il tempo. RE:VIVI è l'osservazione di un processo di rinascita che porta al presente. L'approccio al recupero è attento e minuzioso: lo studio e la ricostruzione storica devono precedere ogni tipo di intervento, le azioni intuire e adattarsi all'imprevisto, alla circostanza emersa, all'elemento svelato. I suoni e le parole si espandono nell'estensione di saloni e stanze vuote, della musica proviene da una piccola radio appoggiata sul pavimento: restauratori, tecnici e operai sono i nuovi inquilini del Palazzo. Gli oggetti del loro lavoro diventano testimoni di una presenza tanto provvisoria quanto fondamentale. Un'interazione momentanea che, nella precarietà dei suoi equilibri, sottolinea il passaggio di trasformazione, la connessione del passato con la sua proiezione futura. Le immagini qui presentate vogliono essere un ringraziamento a queste persone, che concluso il loro compito raccoglieranno gli attrezzi e proseguiranno nel loro percorso, lasciando il Palazzo alla sua nuova vita.

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To enter into a Venetian Palazzo means to cast oneself into a separate world, that of a body almost completely independent of its surroundings, with spaces destined for work, for servitude, for receiving, for private life. Developed on multiple levels, from the fontego climbing to the upper floors, the spaces come in succession, intersecting themselves, parts of a whole, each serving a specific function, conceived, designed, built, lived. Countless doors – points of access more or less evident – become chapters of a complex and rich story made up of voices and noises that have traversed them over the years, and also of silences. The water, which penetrates beneath the doors overlooking the canal, establishes a continuous dialogue with the surrounding environment, remembering that which flows outside the walls as well as inside them. The light, however, arrives deeper, outlines the space and sensations, reveals and conceals, assailing the surfaces or lightly caressing them, changeable but inevitable like time. RE:VIVI is the observation of a process of rebirth that leads to the present. The approach to restoration is careful and meticulous: historical study and reconstruction must precede any type of intervention, the actions sensing and adapting themselves to the unexpected, to the circumstance arising, the element unveiled. Sounds and words expand into the far reaches of salons and empty rooms, as does music coming from a small radio placed on the floor: restorers, technicians and workers are the new residents of the Palazzo. The objects of their work become witnesses to a presence as temporary as it is essential. A momentary interaction that, in the precariousness of its balances, underlines the passage of transformation, the connection of its past with its future appearance. The images presented here are intended as a thank you to these people, who at the conclusion of their tasks, will collect the tools and continue on their way, leaving the Palazzo to its new life. Andrea Scaramuzza
www.andreascaramuzza.com

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LIQUIDA

Liquida è parte e prosequio dell'installazione realizzata alla galleria Fragile di Milano in occasione del salone del mobile 2016. Liquida approda a Venezia, la città liquida, in concomitanza con la Biennale di Architettura 2016. Liquida è un'istallazione plastica in “plastica” nella città del “vetro”. Liquida, a ridosso del canale della Giudecca, è un acquario abitato da strani esseri sottacquei fluttuanti in una fluidità virtuale che ne modifica le sembianze. Liquida è una collezione di lampade e vasi “figurativi” che si rifà esplicitamente al mondo sottomarino; ma in realtà il vero tema della mostra è “la trasformazione”, “la differenza”, “l'imprevisto”, “la non riproducibilità”. Il progetto Liquida è un progetto di “quasi-design-pre-tecnologico”, in un momento nel quale il design è invece principalmente macchine a controllo numerico, stampi e stampanti in 3D. il “quasi-design” è l'oggetto non replicabile, non riproducibile identico a se stesso. Se Il design è per definizione riproduzione dell 'identico e l'idea stessa del design nasce dall'esigenza di controllo totale dell'oggeto finito, preconizzando un mondo di oggetti omogenei e ottimali, replicati e replicabili-che si tratti di arredo o elettrodomestici, hitech o automobili- Liquida è invece continua variazione sul tema, e se l'incongruenza nel design è errore, in Liquida è ricchezza e molteplicità. Nella collezione Liquida, l'oggetto è il risultato di un connubio tra idea iniziale e casualità finale; il tipo di lavorazione, la termoformatura, senza uso di attrezzature specifiche e stampi, non consente di controllarne in toto la forgiatura ma è la materia stessa nel suo auto modellarsi a definirne l'aspetto ultimo. Liquida è un'onda sinusoidale, un'istallazione barocca, un mondo sottomarino fluttuante, un'utopia formale, un'allucinazione visiva, è deformazione e trasformazione della realtà,
Liquida è metafora e simulazione dell'organico, del movimento, della sinuosità, del plasmare la materia, della trasformazione della materia, della vita insita nella materia, del mutamento, della casualità, della sensualità, dell'ingestibile, della fluidità musicale, dell'indefinibile. Liquida è una ricerca sulla complessità delle geometrie curvilinee, nelle loro infinite declinazioni.

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Liquida is part and prosequio of the installation realized in the Fragile gallery in Milan during the Salone del Mobile 2016. Liquida arrives in Venice, the liquid city, to coincide with the Biennale of Archicecture 2016. Liquida is a plastic installation in “plastic” in the city of “glass”. Liquida, near the Giudecca canal, is an aquarium inhabited by srange beings floating in a virtual fluidity which changes its appereance. Liquida is a collection of “figuratives” lamps and vases which refer explicity to the underwater world; although the real theme of the exibition is “ transformation”, “difference”,”unespected”, “nonrepeatability”. The Liquida Project is a project of “quasi-design-pre-tecnological”, at the time in wich design is primarily CNC machines, molds and 3D printers. The “quasi-design” is the object that can not be replicated and reproducible identical to itself. Liquida is the project of the unespected and the unpredictable. If design is by definition the reproduction of the identical, advocating a world of optimal and omogeneus objects, replicated and replicable -whether it's furniture or appliances, hitech or automobile- Liquida is a continuos variation on the theme and if the inconsistency in design it is an error, in Liquida it is richness and multiplicity. In the Liquida collection, the object is a combination of the initial idea and the final casuality; the type of processing, thermoforming, without using specific equipment and molds, does not let you totaly govern the final aspect, but it is the material it self that defines its ultimate shape. Liquida is a sinusoidal wave, a baroque installation, a floating underwater world, a formal utopia, a visual hallucination; it is a deformation and transformation of reality. Liquida is a metaphor and simulation of the organic world, of the movement, of the sinuosity, of material molding, of the transformation of matter, of matter inherent life, of change, of randomness, of sensuality, of the unmanegeable, of the musical fluidity and of the indefinable. Liquida is a research on the complexity of curved geometry, in their infinite variations. Marzio Rusconi Clerici
[email protected]

Indirizzo

Dorsoduro 47
Venice
30123

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