Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” – (C. Pavese, La luna e i falò)
“Un paese ci vuole” è un tentativo di riappropriazione di un territorio che è stato svuotato dalla modernità e non solo dal punto di vista quantita
tivo. Come molte altre aree interne della Campania, a partire dagli anni ’70–‘80 del secolo scorso, anche il Sannio campano ha subito un sostanziale processo di svuotamento. Si è passati da un modello d’uso sostanzialmente diffuso ad un sistema di “vuoti”: un arcipelago di piccoli centri, spesso svuotati al loro interno e separati da spazi di “enorme solitudine”. Il Sannio campano, nonostante tutto, non sembra un territorio marginale, ma appare piuttosto ben inserito, anche con i suoi silenzi, all’interno di quel reticolo di flussi materiali e immateriali che determinano il mondo urbano contemporaneo. Si è provato a riflettere e a ragionare sul significato che questi paesi “vuoti”, ricchi di risorse inespresse e potenzialità latenti, possono assumere nel riconfigurare il concetto stesso di “area interna”. L’idea alla base del progetto e della partnership che ne è derivata è che proprio perché portatori di sopravvivenze, che provengono da un passato arcaico che non ha mai smesso di essere, questi territori possono offrire all’uomo contemporaneo materiali importanti, risorse preziose per immaginare i contro-spazi di una nuova geografia urbana, di un nuovo modo di esserCi al mondo.
“Una geografia inedita in cui, come una partitura musicale, siano proprio la contrazione e la dilatazione degli spazi, l’alternarsi di pieni e di vuoti, di addensamenti e di pause, di fughe e di ritornelli, di adagi e veloci, di luoghi deserti e di nodi a forte densità, a creare l’andamento ritmico, la composizione della forma. Se ripensati all’interno di questa dimensione e inseriti all’interno di un nuovo tessuto di relazione, gli “spazi del silenzio” potrebbero ritrovare nuovi significati (a patto di non perdere il silenzio) ed essere non solo “finalmente ascoltati”, ma diventare i veri e propri luoghi sacri di un’inedita polifonia urbana” (Decandia, 2016). Questa idea su cui abbiamo lavorato e strutturato, costituisce lo sfondo teorico su cui poggia il progetto e la partnership (comuni e associazioni) che lo sostiene. L’elemento determinante del Sannio campano che contribuisce a strutturare la sua unicità è il suo carattere preminentemente ambientale. In questo territorio, infatti, la bassissima densità abitativa e la grande estensione delle superfici dei territori comunali conferiscono a questa area un particolare carattere di vuotezza, che caratterizza il suo aspetto fisico. In questo territorio la natura si presenta in forme “prepotenti” drammatiche, per certi aspetti cariche di tensioni, e veicola sensazioni forti. La stessa struttura morfologica da origine a paesaggi di enorme suggestione e di grande solitudine: vaste distese, potenti e suggestionanti forme di rocce, bucate dalle elementari forze della natura, picchi perentori lavorati dal vento e dall’atmosfera. Con la drammaticità di queste forme naturali l’uomo ha dovuto fare i conti per costruire, nel tempo, la propria struttura d’insediamento, la propria modalità di abitare. La montagna, il Matese e il Taburno – Camposauro, con i suoi rilievi ne costituisce l’elemento dominante, la struttura immanente che segna, sia da un punto di vista ambientale che storico-culturale, il carattere di questa area. Il Festival “Un paese ci vuole”, pertanto, vuole essere un gesto di cura per questo territorio. Si tratta, in altre parole, di declinare una nuova grammatica del pensare che cosa sono i luoghi e innanzitutto che cos’è questo vincolo umano dell’allocazione. Il Festival vuole essere come una carezza alle rughe della terra, un gesto che, attraversando la modernità ci consegni l’esperienza del territorio. Ri-scoprire il senso dei luoghi, ridare senso a questi luoghi ancora sacri che hanno bisogno di visitatori con un sentimento, di persone che non vanno alla ricerca di fantasmi.
È all’interno di questi orizzonti che si intrecciano scale, dimensioni e temporalità differenti, che queste aree interne, piene di vuoto e di silenzio, possono diventare delle risorse preziose. Risorse da considerare all’interno di un orizzonte urbano allargato e mutevole, definito dall’intreccio di relazioni sempre più complesse.
È in questa complessità che questo territorio, può giocare la propria specificità che gli viene anche da un passato che non ha mai smesso di essere presente. Territorio che può diventare tassello fondamentale di una partitura urbana ancora tutta da scrivere, in cui le vecchie città saranno nodi di una composizione territoriale molto più complessa in cui l’armonia sarà determinata dalla contrazione e dalla dilatazione degli spazi, dall’alternarsi di pieni e di vuoti. In questo ordito ancora tutto da definire gli spazi del silenzio, proprio perché elemento di uno spazio più ampio, potrebbero essere finalmente ascoltati. Sempre più l’uomo di città, insofferente al congestionamento e al peggioramento della qualità ambientale che sta investendo le aree urbane, sta andando alla ricerca delle qualità che proprio questi territori sembrano custodire.
“È proprio su questo bisogno di natura, di silenzio, di sacralità, di fisicità, di incontro con altre dimensioni della temporalità che sembra spingere questo uomo urbano, quell’uomo “laborans” (…) sempre più demotivato, apatico e depresso, ammalato di velocità e di incapacità di fermarsi, a scoprire gli spazi silenti di queste terre” (Decandia, 2016). Il 2019 è stato dichiarato dal Mibact l’anno del “turismo lento”:
Partendo proprio da questa indicazione il presente progetto ha come oggetto principale l’attivazione di processi di strategia territoriale indirizzati a promuovere nuovi approcci di metodo per la conoscenza, la valorizzazione ed il potenziamento del territorio dei comuni partecipanti, ambienti carichi di valenze storiche e naturalistiche e caratterizzati da diverse attività. Tra le principali criticità del territorio in questione vi è la persistenza di un tipo di turismo stagionale, presente solo in occasione di eventi consolidati, che non riesce quindi a trasformare “l’attività turistica” in occasione di crescita territoriale e di sviluppo economico.
È pertanto prioritaria l’esigenza di connettere le diverse presenze del territorio per “fare rete” e creare un più vasto incubatore di eventi ed iniziative correlate, che richiamino l’attenzione sulla qualità dell’offerta formativa e sui tempi di proposta della stessa
L’obiettivo del progetto è quello di connettere temi fondamentali come Arte, Storia, Religione, Emergenze architettoniche e naturali e Società, in una visione generale e condivisa, in cui la cultura del territorio possa avere un ruolo importante per il coordinamento di un sistema capace di migliorare e rafforzare le capacità di innovazione, creare opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, qualificare la domanda turistica e valorizzare il paesaggio culturale. La realizzazione di un progetto di sostegno e valorizzazione delle potenzialità esistenti in un dato territorio si basa essenzialmente sulla conoscenza dell’area di riferimento e, quindi, delle sue principali criticità e punti di forza, come pure su una esatta definizione degli obiettivi da raggiungere attraverso l’adozione di strategie messe in atto mediante strumenti, metodi ed azioni da identificare e scegliere. Analizzando le principali criticità del territorio coinvolto è emerso che l’attuale tendenza del turismo dell’area è caratterizzato per lo più da flussi giornalieri, da un turismo a carattere “mordi e fuggi”, presente per lo più solo in occasione di eventi stagionali e consolidati e soprattutto poco informato sulla quantità e varietà di attrattive presenti. Ne consegue che, benché ricco di risorse, il Sannio campano non riesce ad attirare un turismo di qualità né, tantomeno, a trasformare “l’attività turistica” in occasione di sviluppo economico. Per quanto appena esposto, le finalità del seguente progetto sono quelle di legare temi importanti quali arte, tradizioni, emergenze architettoniche e/o naturali e società, in una visione generale e condivisa in cui la cultura del territorio possa avere un ruolo importante per il coordinamento di un sistema capace di migliorare e rafforzare le capacità di innovazione, oltreché di creare opportunità per lo sviluppo dell’economia locale, qualificare la domanda turistica e valorizzare il paesaggio culturale ed artistico attraverso vari punti:
Integrazione dell’offerta del turismo eno-gastronomico con le risorse culturali, paesaggistiche e artigianali del territorio, considerata la crescente importanza delle motivazioni eno-gastronomiche come elemento determinante della domanda turistica;
Creazione di un progetto ed uno schema esecutivo atto a migliorare la qualità e modernizzare l’offerta di turismo dei comuni;
Incremento della conoscenza del patrimonio culturale;
Valorizzazione turistica dell’area attraverso la promozione e valorizzazione delle peculiarità, attraverso il linguaggio artistico e la narrazione. Si punta dunque a raggiungere obiettivi:
di breve termine
Miglioramento dell’immagine della città;
Incremento degli arrivi turistici;
Incremento della durata dei soggiorni turistici;
Scambio culturale tra visitatori e residenti, favorendo l’interesse dei turisti anche per i luoghi della cultura tradizionale. Aumento della spesa (effettiva) turistica;
Incremento delle presenze turistiche straniere e di specifici segmenti di mercato (turismo culturale);
Maggiori livelli di soddisfazione dei visitatori, passaparola positivo e stimolo alle visite ripetute;
Effetti economici moltiplicativi diretti. di medio-lungo termine
Valorizzazione e promozione dell’immagine identitaria dei comuni interessati e dell’intero Sannio campano;
Crescita della notorietà della località a livello nazionale e internazionale;
Sviluppo e miglioramento di infrastrutture e servizi;
Valorizzazione e conservazione del patrimonio artistico e culturale locale;
Effetti economici moltiplicativi indiretti e indotti.