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Veterinaria equina Questa pagina ha il solo scopo di divulgare info veterinarie legate alle patologie dei cavalli

“A FREDDO È RIGIDO, POI SI SCIOGLIE”: POSSIAMO DAVVERO STARE TRANQUILLI?CONDIVIDETE SE POTETE“All’inizio si muove male, ...
31/10/2026

“A FREDDO È RIGIDO, POI SI SCIOGLIE”: POSSIAMO DAVVERO STARE TRANQUILLI?

CONDIVIDETE SE POTETE

“All’inizio si muove male, ma dopo dieci minuti va bene.”

È una frase comune in scuderia. Il cavallo esce dal box con passi corti, sembra legato, magari parte al trotto con qualche esitazione. Poi il movimento diventa più fluido e il problema sembra scomparire.

Ma migliorare durante il riscaldamento significa che non c’è dolore?

Non necessariamente.

IL RISCALDAMENTO AIUTA, MA NON È UNA DIAGNOSI

Un avvio graduale prepara il cavallo al lavoro. Non dobbiamo aspettarci che passi dall’immobilità nel box a un esercizio impegnativo senza una fase di adattamento.

Il punto è distinguere questa normale preparazione da una difficoltà che si ripete ogni giorno.

Muoversi meglio dopo qualche minuto è un’informazione utile. Da sola, però, non spiega la causa e non dimostra che un eventuale problema sia risolto.

“SI DEVE SCIOGLIERE” PUÒ SIGNIFICARE COSE DIVERSE

La parola rigidità viene usata per descrivere passi corti, scarsa flessione degli arti, schiena poco mobile, difficoltà nelle girate o riluttanza a partire.

Le possibili cause e i fattori da valutare comprendono:

• Artrosi e infiammazioni articolari.
• Dolore del piede e squilibri del piede, del pareggio o della ferratura.
• Problemi tendinei e legamentosi.
• Dolore e tensioni muscolari.
• Dolore della schiena e della regione sacroiliaca.
• Malattie muscolari, comprese alcune forme legate all’esercizio.
• Sella non adatta e influenza del cavaliere sul movimento.
• Inattività prolungata o carichi di lavoro non adeguati alla condizione fisica.

Sono possibilità da distinguere con la visita: non tutte migliorano con il movimento e nessuna può essere diagnosticata soltanto perché il cavallo “si scioglie”.

Non è corretto concludere automaticamente “è artrosi”. Ma nemmeno liquidare tutto con “è sempre stato così”.

E SE NON ZOPPICA?

L’assenza di una zoppia evidente non esclude dolore.

Un cavallo può accorciare il passo con entrambi gli anteriori, spingere poco con entrambi i posteriori o limitare il movimento della schiena senza mostrare una chiara differenza tra destra e sinistra.

In uno studio su 150 cavalli esaminati per problemi di prestazione, alcuni presentavano passi corti e limitazioni del movimento relativamente simmetriche. Dopo anestesie diagnostiche mirate a ridurre il dolore, associate in alcuni casi al cambio della sella, diminuivano anche i comportamenti di disagio.

Per questo un’andatura apparentemente simmetrica non garantisce l’assenza di dolore.

CONTA ANCHE COSA SUCCEDE DOPO

Non guardiamo soltanto come il cavallo finisce l’allenamento.

Chiediamoci anche:

• Come si muove quando esce dal box?
• La difficoltà riguarda sempre lo stesso arto o la stessa mano?
• Quanto tempo impiega a migliorare?
• Ha bisogno di un riscaldamento sempre più lungo?
• Come si presenta la sera e il mattino successivo?

Se dopo un lavoro più intenso il giorno seguente è sistematicamente più rigido, questa informazione va riferita al veterinario. Non identifica da sola una lesione, ma aiuta a valutare la risposta al carico di lavoro.

UNA COSA SEMPLICE E UTILE: IL VIDEO DEI PRIMI PASSI

Quando il problema è intermittente, un breve video può aiutare.

Riprendete il cavallo prima del riscaldamento, senza provocare o insistere su movimenti che gli creano difficoltà. Annotate il lavoro del giorno precedente, il tempo trascorso in box e da quanto è comparso il cambiamento.

Se il veterinario lo ritiene opportuno, il confronto con una ripresa successiva, nelle stesse condizioni, può documentare meglio ciò che osservate.

Video e analisi dell’andatura aiutano a descrivere il movimento. Per identificarne la causa serve una valutazione clinica, con eventuali approfondimenti mirati.

RIPOSO O MOVIMENTO?

Non esiste una risposta valida per tutti.

In alcune condizioni croniche il movimento regolare e controllato è parte della gestione. In presenza di una lesione acuta, continuare a lavorare può invece essere inappropriato.

Il miglioramento durante il riscaldamento, da solo, non basta quindi a decidere se proseguire l’allenamento.

Se compaiono una zoppia nuova, gonfiore, calore localizzato o una marcata riluttanza a muoversi, interrompete il lavoro e contattate il veterinario. Non cercate di “sciogliere” il problema aumentando l’esercizio.

IL MESSAGGIO DA PORTARE IN SCUDERIA

Non ogni esitazione iniziale indica una malattia. Ma una difficoltà che persiste, si ripete o aumenta merita attenzione.

“Poi si scioglie” è un’informazione da cui partire, non una conclusione con cui chiudere il problema.

Prima di allungare ancora il riscaldamento, cerchiamo di capire perché ne ha bisogno.

DR ETTORE BALLARDINI DVM

PROSSIMI APPUNTAMENTI

• 6 novembre 2026 – Fieracavalli, Verona
“Storia del doping nelle corse dei cavalli”.

• 7 novembre 2026 – Master dell’Università di Roma Tor Vergata, online
“Cenni di ozonoterapia nel cavallo”.

• 16 novembre 2026 – Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Scienze Veterinarie
“Ozonoterapia equina: razionale, evidenze scientifiche e pratica clinica”.
Giornata teorico-pratica, ore 10:00–13:00 e 14:30–16:30. Partecipazione gratuita, aperta a medici veterinari e studenti.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

• Dyson S., Greve L. Subjective Gait Assessment of 57 Sports Horses in Normal Work: A Comparison of the Response to Flexion Tests, Movement in Hand, on the Lunge, and Ridden. Journal of Equine Veterinary Science. 2016;38:1–7.

• Dyson S., Pollard D. Application of a Ridden Horse Pain Ethogram and Its Relationship with Gait in a Convenience Sample of 60 Riding Horses. Animals. 2020;10:1044.

• Dyson S., Pollard D. Application of the Ridden Horse Pain Ethogram to 150 Horses with Musculoskeletal Pain before and after Diagnostic Anaesthesia. Animals. 2023;13:1940.

29/10/2026

🐴 Artrosi del nodello: perché PRP e ozono?

In questo video, un trattamento infiltrativo di un nodello anteriore artrosico.

Il PRP è un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue dello stesso cavallo, contenente fattori coinvolti nella risposta dei tessuti al danno. In questo caso viene utilizzato in associazione all’ozonoterapia.

L’obiettivo clinico è ridurre dolore e infiammazione e migliorare il comfort nel movimento. L’associazione PRP–ozono è ancora in studio: non va presentata come una cura risolutiva dell’artrosi né come una rigenerazione certa della cartilagine.

La risposta si valuta con i controlli clinici e dell’andatura, all’interno di una gestione che comprende anche carichi di lavoro e ferratura.

Condividete se può essere utile ad altri proprietari e appassionati.

ULCERE GASTRICHE NEL CAVALLO: GLI INTEGRATORI FUNZIONANO DAVVERO?Omeprazolo, nutraceutici, alimentazione e terapie compl...
24/10/2026

ULCERE GASTRICHE NEL CAVALLO: GLI INTEGRATORI FUNZIONANO DAVVERO?

Omeprazolo, nutraceutici, alimentazione e terapie complementari: cosa sappiamo oggi

CONDIVIDETE SE POTETE: molti cavalli assumono integratori gastrici per mesi, ma non sempre è chiaro quali abbiano una reale efficacia.

Qualche anno fa avevo pubblicato un articolo sugli integratori utilizzati nei cavalli con ulcere gastriche. Questo testo ne rappresenta un aggiornamento alla luce degli studi pubblicati nel frattempo e delle nuove conoscenze sulla malattia.

La domanda rimane molto concreta: gli integratori gastrici funzionano davvero? E quando possono essere utili?

Per rispondere dobbiamo partire da una distinzione fondamentale. Parlare genericamente di “ulcere gastriche” non basta: la malattia della mucosa squamosa, chiamata ESGD, e quella della mucosa ghiandolare, chiamata EGGD, possono coesistere, ma hanno meccanismi, fattori di rischio e risposte terapeutiche differenti.

QUANTO SONO DIFFUSE?

Le lesioni gastriche sono particolarmente frequenti nei cavalli sottoposti ad allenamento intenso. Nei cavalli da corsa sono state riportate prevalenze molto elevate, ma la frase “il 90% dei cavalli ha le ulcere” non può essere applicata indistintamente a tutta la popolazione equina.

Disciplina, allenamento, alimentazione e condizioni di gestione cambiano considerevolmente il rischio. Inoltre, i fattori associati all’ESGD non coincidono completamente con quelli dell’EGGD.

ESGD ED EGGD: DUE PROBLEMI DIVERSI

La mucosa squamosa è relativamente poco protetta dall’acidità.

Il cavallo produce acido gastrico continuamente. Durante l’esercizio il contenuto acido può raggiungere più facilmente questa regione, soprattutto quando lo stomaco contiene poco materiale fibroso.

Nell’ESGD assumono quindi particolare importanza:

• intervalli prolungati senza foraggio;
• razioni ricche di amido;
• intensità e durata dell’esercizio;
• lavoro a stomaco vuoto.

La mucosa ghiandolare possiede invece proprie difese: muco, bicarbonato, flusso sanguigno e sistemi cellulari di riparazione.

Nell’EGGD sembra essere maggiormente coinvolta un’alterazione di queste difese. Sono state osservate associazioni con fattori di allenamento e stress, ma la fisiopatologia rimane meno definita rispetto all’ESGD.

Questa distinzione cambia anche il modo di valutare un trattamento.

LA GASTROSCOPIA RESTA IL PUNTO DI RIFERIMENTO

Appetito irregolare, dimagrimento, riduzione delle prestazioni, cambiamenti comportamentali e coliche ricorrenti possono accompagnare una patologia gastrica.

Ma non sono segni specifici: possono dipendere anche da problemi ortopedici, intestinali, dentali o da una gestione alimentare inadeguata.

La diagnosi non dovrebbe quindi basarsi soltanto sui sintomi o sulla risposta empirica all’omeprazolo.

La gastroscopia permette di osservare le lesioni, distinguere le regioni interessate e verificare la risposta al trattamento. Nell’EGGD, tuttavia, aspetto endoscopico, alterazioni microscopiche e rilevanza clinica non coincidono sempre perfettamente.

Un cavallo che mangia meglio dopo un integratore potrebbe realmente stare meglio. Questo, da solo, non dimostra che le lesioni siano guarite.

OMEPRAZOLO: EFFICACE, MA NON PER TUTTO

L’omeprazolo riduce la secrezione acida e rimane il principale trattamento farmacologico dell’ESGD.

La sua efficacia dipende anche da formulazione, dose, modalità di somministrazione e correzione dei fattori predisponenti.

Nell’EGGD la risposta al solo omeprazolo orale è generalmente meno soddisfacente. Secondo il caso, il veterinario può valutare sucralfato, misoprostolo o protocolli differenti.

In uno studio clinico su 63 cavalli sportivi con EGGD, il misoprostolo ha ottenuto risultati migliori dell’associazione omeprazolo-sucralfato. È un dato importante, ma non significa che rappresenti automaticamente la scelta migliore per ogni cavallo.

Sono disponibili anche risultati favorevoli con formulazioni iniettabili di omeprazolo a lunga durata. Formulazioni e protocolli, però, non sono intercambiabili: disponibilità e appropriatezza d’impiego devono essere valutate dal veterinario.

E DOPO L’OMEPRAZOLO?

Le recidive possono essere rapide, soprattutto se persistono le condizioni che hanno favorito la malattia.

È stata ipotizzata anche un’iperacidità di rimbalzo dopo la sospensione.

Uno studio su 14 purosangue trattati per 57 giorni ha documentato un aumento della gastrina durante la terapia e un ritorno ai valori basali entro 2–4 giorni dalla sospensione. Non ha però misurato direttamente un’eventuale iperacidità successiva.

I risultati non sostengono la necessità di ridurre progressivamente la dose dopo un trattamento di durata analoga a quello studiato. Non permettono, tuttavia, di estendere automaticamente questa conclusione a qualsiasi durata o situazione clinica.

Il punto pratico rimane questo: interrompere il farmaco senza correggere alimentazione, allenamento e gestione lascia il cavallo esposto alle stesse condizioni di rischio.

GLI INTEGRATORI POSSONO SOSTITUIRE L’OMEPRAZOLO?

Per l’ESGD attiva e documentata, attualmente nessun integratore dispone di prove sufficienti per essere considerato equivalente all’omeprazolo.

Questo non significa che tutti gli integratori siano inutili.

Alcuni possono offrire un supporto nutrizionale o protettivo. L’efficacia, però, va valutata sulla singola formulazione e sull’obiettivo: migliorare un sintomo, favorire la guarigione e prevenire una recidiva sono risultati differenti.

PECTINA E LECITINA

L’associazione viene proposta per sostenere la barriera superficiale della mucosa.

Gli studi hanno fornito risultati contrastanti e spesso riguardano prodotti con più ingredienti.

Esiste un razionale plausibile, ma le prove non consentono di considerarla sostitutiva della terapia farmacologica.

ALOE VERA

In uno studio randomizzato e in cieco, nell’ESGD l’aloe ha prodotto miglioramento nel 56% e guarigione nel 17% dei cavalli. Con omeprazolo i valori erano rispettivamente 85% e 75%.

Il risultato non esclude un’attività biologica dell’aloe, ma dimostra che la preparazione studiata è risultata inferiore all’omeprazolo.

OLIVELLO SPINOSO

Uno studio crossover su otto cavalli non ha dimostrato efficacia sulle lesioni squamose spontanee, mentre ha rilevato un segnale favorevole sulle lesioni ghiandolari durante privazione intermittente di alimento.

È un risultato preliminare, ottenuto in un piccolo campione e in condizioni sperimentali: non dimostra ancora efficacia nell’EGGD spontanea dei cavalli sportivi.

PROTEINE BIOATTIVE, PEPTIDI E COLLAGENE

Alcune formulazioni hanno mostrato risultati favorevoli.

Il limite è che frequentemente lo studio riguarda un prodotto specifico, con una determinata composizione. Non possiamo trasformare quel risultato nell’affermazione generale “il collagene cura le ulcere”, né attribuire con certezza l’effetto a un singolo ingrediente.

GLICINA E GLUTAMMINA

Hanno un ruolo nel metabolismo cellulare e nei sistemi di protezione e riparazione dei tessuti.

Il razionale biologico è interessante, ma le prove cliniche equine sono insufficienti per considerarle trattamenti antiulcera dimostrati.

LIEVITI, PROBIOTICI E POSTBIOTICI

Alcuni prodotti possono sostenere fermentazione, digestione della fibra ed equilibrio del microbiota intestinale.

L’effetto dipende da ceppo, preparazione e dose. Soprattutto, migliorare la funzione dell’intestino posteriore non significa automaticamente guarire le lesioni dello stomaco.

OLMO SCIVOLOSO, LIQUIRIZIA, ALTEA E ALTRE PIANTE

Sono proposti per mucillagini o potenziali proprietà protettive e antinfiammatorie.

Gran parte delle prove deriva però da altre specie, studi di laboratorio o formulazioni multicomponente. L’evidenza clinica equina rimane debole.

“Vegetale” non significa automaticamente efficace, innocuo o compatibile con i regolamenti sportivi.

ZINCO

È essenziale per numerose funzioni biologiche e una carenza va corretta.

Aumentarlo in una razione già equilibrata non significa necessariamente favorire la guarigione gastrica. Un eccesso prolungato può inoltre interferire con altri minerali, soprattutto il rame.

Prima di aggiungerlo, va valutata la razione complessiva.

OLI

Il vantaggio pratico principale è poter fornire energia sostituendo parte dell’amido.

L’olio di mais è stato studiato anche per effetti sulla secrezione gastrica e sulle prostaglandine, ma le prove cliniche non giustificano considerarlo una terapia antiulcera.

ANTIACIDI

Possono aumentare temporaneamente il pH gastrico. Il limite è la durata dell’effetto: per mantenerlo servirebbero somministrazioni frequenti.

Un effetto tampone transitorio non equivale a una protezione continuativa o a una guarigione dimostrata.

MODIFICARE UN BIOMARCATORE NON SIGNIFICA PREVENIRE LE ULCERE

Un recente studio randomizzato, controllato e in cieco ha valutato una formulazione contenente lecitina, pectina e olmaria dopo trattamento con omeprazolo.

Trenta cavalli sono stati seguiti con gastroscopie e misurazione di biomarcatori salivari.

Soltanto cinque risultavano privi di lesioni alla gastroscopia finale, considerando entrambi i gruppi. Il nutraceutico non è risultato superiore al placebo nella prevenzione delle recidive gastroscopiche, pur modificando alcuni parametri salivari.

Il risultato riguarda quella formulazione, non tutti gli integratori. Ma il messaggio metodologico è importante: modificare un parametro biologico non dimostra automaticamente un beneficio sulle lesioni.

Per verificarne guarigione o ricomparsa, la gastroscopia rimane il riferimento.

PRIMA DEL BARATTOLO, GUARDIAMO LA MANGIATOIA

La gestione alimentare è una parte fondamentale del trattamento, soprattutto nell’ESGD.

Foraggio

Va garantito un apporto adeguato, distribuito nell’arco della giornata, evitando lunghi intervalli senza alimento.

Pasti più frequenti e sistemi di somministrazione lenta possono aiutare, purché il cavallo riesca effettivamente ad accedere al foraggio senza competizione o frustrazione.

L’accesso al pascolo va adattato anche alle condizioni metaboliche del soggetto.

Erba medica e lavoro

Grazie al contenuto di calcio e proteine, l’erba medica possiede una capacità tampone interessante.

Una piccola quantità di foraggio prima dell’esercizio può aiutare a mantenere materiale fibroso nello stomaco. È una misura di supporto soprattutto per l’ESGD, non una protezione garantita contro tutte le forme di malattia gastrica.

Amido

Come riferimenti gestionali, il consensus europeo indica di non superare circa:

• 1 g di amido/kg di peso corporeo per pasto;
• 2 g/kg nell’intera giornata.

Per un cavallo di 500 kg corrispondono a 500 g di amido per pasto e 1 kg al giorno.

Parliamo di amido, non di peso del mangime. Sono riferimenti per ridurre il rischio, non soglie che garantiscono l’assenza di lesioni.

Quando il fabbisogno energetico è elevato, fibra altamente digeribile e grassi possono contribuire a limitare l’impiego di cereali.

Stress e allenamento

Soprattutto nell’EGGD vanno esaminati anche frequenza del lavoro, recupero, trasporti, cambiamenti di routine e ambiente sociale.

Dolore concomitante, isolamento o competizione per le risorse meritano attenzione nella valutazione complessiva del cavallo.

Nessun integratore può compensare completamente una gestione cronicamente sfavorevole.

E L’OZONOTERAPIA?

L’ozonoterapia è stata studiata per possibili effetti sui processi ossidativi, infiammatori e di riparazione. L’interpretazione dipende però da specie, preparazione, dose e via di somministrazione.

Attualmente mancano prove cliniche equine controllate sufficienti per dimostrare un’efficacia terapeutica sulle lesioni gastriche.

Nella mia esperienza clinica, l’impiego sistemico associato alla somministrazione orale di olio ozonizzato è stato accompagnato, in alcuni cavalli, da aumento dell’appetito, riduzione del disagio dopo il pasto, miglioramento delle feci e recupero della condizione corporea.

Sono osservazioni interessanti, ma aspecifiche. Non dimostrano la guarigione delle lesioni e non permettono di attribuire il risultato all’ozono sistemico, all’olio ozonizzato o agli altri interventi associati.

Considero quindi questo impiego complementare e ancora sperimentale, non un’alternativa dimostrata alla terapia farmacologica.

Per verificarlo servirebbe uno studio prospettico con diagnosi gastroscopica iniziale, distinzione ESGD/EGGD, trattamento standardizzato, gruppo di controllo e valutazione finale delle lesioni e delle recidive.

COME SCEGLIERE UN INTEGRATORE GASTRICO?

Prima dell’acquisto chiederei:

• Sono dichiarate le quantità giornaliere dei singoli ingredienti?
• Esistono studi sul prodotto specifico, alla dose proposta?
• Sono stati utilizzati gastroscopia e gruppo di controllo?
• Lo studio riguarda ESGD, EGGD, guarigione o prevenzione?
• Il beneficio atteso giustifica il costo?
• Dieta, gestione e compatibilità con i regolamenti sportivi sono state valutate?

Un elenco lungo di ingredienti non è una prova di maggiore efficacia.

CONCLUSIONI

Gli integratori gastrici non sono tutti equivalenti. Alcuni hanno un razionale plausibile, altri dati preliminari; le prove vanno valutate prodotto per prodotto.

L’omeprazolo rimane il principale trattamento farmacologico dell’ESGD. L’EGGD richiede spesso un approccio differente e una valutazione più ampia.

La domanda utile, quindi, non è soltanto:

“Qual è il miglior integratore?”

Ma:

“Quale malattia ha questo cavallo, quali fattori la favoriscono e come verificheremo che il trattamento abbia funzionato?”

È da queste risposte che dovrebbe partire la scelta del prodotto, non il contrario.

DR ETTORE BALLARDINI DVM

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

• Sykes B.W. et al. European College of Equine Internal Medicine Consensus Statement: Equine Gastric Ulcer Syndrome in Adult Horses. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2015.

• Rendle D. et al. Recommendations for the Management of Equine Glandular Gastric Disease. Equine Veterinary Education. 2018.

• Varley G. et al. Misoprostol Is Superior to Combined Omeprazole-Sucralfate for the Treatment of Equine Gastric Glandular Disease. Equine Veterinary Journal. 2019.

• Bush J., van den Boom R., Franklin S. Comparison of Aloe Vera and Omeprazole in the Treatment of Equine Gastric Ulcer Syndrome. Equine Veterinary Journal. 2018;50:34–40.

• Sundra T., Kelty E., Rendle D. Five- versus Seven-Day Dosing Intervals of Extended-Release Injectable Omeprazole in the Treatment of Equine Squamous and Glandular Gastric Disease. Equine Veterinary Journal. 2024;56:51–58.

• Clark B. et al. Evaluation of the Effects of Medium-Term (57-Day) Omeprazole Administration and of Omeprazole Discontinuation on Serum Gastrin and Serum Chromogranin A Concentrations in the Horse. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2023;37:1537–1543. DOI: 10.1111/jvim.16795.

• Murray M.J., Grady T.C. Effect of a Pectin-Lecithin Complex on Prevention of Gastric Mucosal Lesions Induced by Feed Deprivation in Ponies. Equine Veterinary Journal. 2002.

• Huff N.K. et al. Effect of Sea Buckthorn Berries and Pulp in a Liquid Emulsion on Gastric Ulcer Scores and Gastric Juice pH in Horses. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2012.

• Hansen S. et al. Evaluation of a Nutraceutical for Prevention of Equine Ulcer Recurrence. Equine Veterinary Journal. 2026;58:1191–1198. DOI: 10.1002/evj.70143.

*

23/10/2026

Novembre sarà un mese di incontri e formazione, tra corse e medicina equina. 🐎

📍 6 novembre – Verona, Fieracavalli
Storia del doping nelle corse dei cavalli: dall’antichità ai giorni nostri.

💻 7 novembre – Master online Tor Vergata
Cenni di ozonoterapia nel cavallo.

🎓 17 novembre – Università di Messina
Ozonoterapia applicata al cavallo: una giornata dedicata alla teoria e alla pratica clinica.

Tre appuntamenti per condividere conoscenze, esperienza sul campo e confronto professionale.

21/10/2026

Anche i cavalli russano… 🐴💤 Aspettate il primo piano e il sospiro finale!

Il cavallo può dormire anche in piedi, ma per il sonno REM deve potersi sdraiare: in questa fase il tono muscolare si riduce profondamente. Un ambiente tranquillo e una lettiera confortevole favoriscono il riposo, essenziale per il suo benessere.

Avete mai sentito russare il vostro cavallo?

14/10/2026

👀 Guarda il primo passo dopo la flessione.

Durante la visita, il veterinario osserva la risposta del cavallo ai test di flessione e il successivo movimento al trotto.

Qui si nota un saltello iniziale dopo la manovra sull’anteriore destro: un dettaglio da mettere in relazione con l’andatura prima del test e con gli altri riscontri clinici.

È un indizio, non una diagnosi di dolore alla spalla.

Lo avevi notato alla prima visione?

GAMBE GONFIE DOPO IL BOX: QUANDO È NORMALE E QUANDO PREOCCUPARSI?Molti cavalli, soprattutto dopo diverse ore trascorse i...
10/10/2026

GAMBE GONFIE DOPO IL BOX: QUANDO È NORMALE E QUANDO PREOCCUPARSI?

Molti cavalli, soprattutto dopo diverse ore trascorse in box, presentano un gonfiore nella parte inferiore degli arti.

(CONDIVIDETE SE POTETE)

Spesso il gonfiore diminuisce dopo qualche minuto di movimento. Ma è sempre un fenomeno innocuo?

Non necessariamente. La differenza sta nel riconoscere un semplice edema da stasi e distinguerlo da una possibile patologia.

1. EDEMA DA STASI: PERCHÉ SI FORMA?

La circolazione venosa e il drenaggio linfatico degli arti del cavallo sono favoriti anche dal movimento.

Durante la deambulazione, la contrazione muscolare e i meccanismi di compressione associati all’appoggio contribuiscono al ritorno dei liquidi verso l’alto.

Quando il cavallo rimane fermo a lungo, questo processo può rallentare, favorendo l’accumulo di liquidi nei tessuti della parte distale degli arti.

Il cosiddetto stocking up, o edema da stasi, presenta generalmente alcune caratteristiche:

* gonfiore diffuso, spesso su più arti;
* assenza di dolore significativo;
* assenza di zoppia;
* riduzione del gonfiore dopo il movimento.

Queste caratteristiche sono suggestive, ma non sufficienti da sole per formulare una diagnosi.

2. UNA GAMBA GONFIA O PIÙ GAMBE GONFIE?

È una delle prime osservazioni da fare.

Un gonfiore simmetrico, soprattutto degli arti posteriori, può essere compatibile con un edema da stasi.

Quando invece il gonfiore interessa un solo arto, soprattutto se compare improvvisamente, occorre considerare altre possibilità:

* traumi;
* lesioni tendinee o legamentose;
* infiammazioni articolari o delle guaine sinoviali;
* infezioni;
* linfangite.

Attenzione: anche un edema da stasi può essere asimmetrico. La distribuzione del gonfiore rappresenta quindi un indizio, non una diagnosi.

3. EDEMA O GONFIORE DI UNA STRUTTURA SPECIFICA?

Non tutti i gonfiori degli arti sono edemi.

Una tumefazione localizzata può dipendere da una distensione di una guaina tendinea, da un versamento articolare oppure da una lesione dei tessuti molli.

In questi casi, osservare soltanto se la gamba si sgonfia dopo il movimento può essere fuorviante.

La palpazione clinica e, quando indicato, l’esame ecografico permettono di distinguere meglio le strutture coinvolte.

4. CALORE, DOLORE E ZOPPIA: TRE SEGNALI IMPORTANTI

Quando un arto appare gonfio, è utile verificare:

* se presenta una temperatura superiore rispetto all’arto controlaterale;
* se il cavallo manifesta dolore alla palpazione;
* se sono presenti alterazioni dell’andatura o zoppia.

La presenza di questi segni aumenta il sospetto di una condizione patologica.

Tuttavia, l’assenza di calore, dolore o zoppia non esclude completamente una lesione.

5. QUANDO SOSPETTARE UNA LINFANGITE?

La linfangite è una condizione che richiede particolare attenzione.

Può manifestarsi con:

* gonfiore marcato, spesso di un solo arto;
* aumento della temperatura locale;
* dolore;
* zoppia, talvolta importante;
* possibile febbre.

In questi casi è opportuno richiedere tempestivamente una valutazione veterinaria.

Non è corretto considerare automaticamente il gonfiore come un semplice ristagno di liquidi e tentare di risolverlo soltanto con fasciature o movimento.

6. FASCE, DOCCE FREDDE, ARGILLE E POMATE: SERVONO DAVVERO?

Sono tra i rimedi più utilizzati nelle scuderie.

Le docce fredde possono contribuire a ridurre temporaneamente alcuni segni infiammatori, mentre le fasciature possono esercitare un’azione compressiva.

Ma attenzione: ridurre visivamente il gonfiore non significa necessariamente averne risolto la causa.

Le fasciature, inoltre, devono essere applicate correttamente: una pressione eccessiva o distribuita in modo irregolare può provocare danni.

Per argille e numerose pomate commerciali, le prove scientifiche di efficacia clinica sono limitate.

Prima di scegliere un trattamento, è quindi necessario comprendere l’origine del gonfiore.

7. IL MOVIMENTO PUÒ PREVENIRE IL GONFIORE?

In molti cavalli predisposti all’edema da stasi, una gestione che preveda movimento regolare e periodi di permanenza fuori dal box può favorire il ritorno venoso e linfatico.

Non significa necessariamente aumentare l’allenamento.

Anche il semplice movimento spontaneo può essere utile.

Naturalmente, quando si sospetta una lesione o un’infezione, il tipo e la quantità di movimento devono essere stabiliti in base alla diagnosi.

8. CINQUE COSE DA CONTROLLARE PRIMA DI PREOCCUPARSI O SOTTOVALUTARE IL PROBLEMA

1. Il gonfiore interessa uno o più arti?
2. È diffuso oppure localizzato in una zona precisa?
3. Sono presenti calore o dolore?
4. Il cavallo manifesta zoppia o difficoltà nel movimento?
5. È un fenomeno abituale oppure è comparso improvvisamente?

Queste semplici osservazioni possono essere molto utili per orientare la successiva valutazione veterinaria.

CONCLUSIONI

Un cavallo che esce dal box con le gambe gonfie non presenta necessariamente una patologia.

Allo stesso tempo, un gonfiore che diminuisce con il movimento non è automaticamente innocuo.

La distinzione tra edema da stasi, versamento sinoviale, lesione dei tessuti molli e processo infiammatorio o infettivo è fondamentale per evitare trattamenti inutili o ritardi diagnostici.

L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto sgonfiare una gamba, ma capire perché si è gonfiata.

E voi? Vi capita di trovare i vostri cavalli con le gambe gonfie dopo una notte in box? Come gestite abitualmente questa situazione?

Dr Ettore Ballardini DVM

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

* Spier SJ. Lymphangitis in Horses. Merck Veterinary Manual.
* Canada NC et al. Measurement of distal limb sub-bandage pressure over 96 hours in horses. Equine Veterinary Journal. 2017;49(3):329–333.
* Canada NC et al. Effect of bandaging techniques on sub-bandage pressures in the equine distal limb, carpus, and tarsus. Veterinary Surgery. 2018;47(5):640–647.

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