15/09/2026
C'è un momento, prima della frase, in cui il pensiero non esiste ancora.
Proust lo racconta in «Combray». Vede i campanili di Martinville, prova un piacere che non sa spiegarsi, e quel piacere cresce nell'istante preciso in cui diventa parole nella sua mente. Allora chiede una matita e della carta e scrive lì, dentro una carrozza che sobbalza, perché non può farne a meno.
Non è una pagina sull'ispirazione. È una pagina sul meccanismo. Il piacere non viene prima delle parole: si accresce quando le parole arrivano. E quello che succede nella testa di chi scrive è lo stesso che, dall'altra parte, succede nella testa di chi legge.
Di questo meccanismo si occupa Trasporto narrativo, il laboratorio di Bruna Graziani e Antonio G. Bortoluzzi. Otto giovedì sera dal 15 ottobre, in aula a Treviso oppure da remoto, ovunque tu sia. Si parte dal corpo e dall'esperienza sensoriale, si passa dalla mente dei personaggi, si arriva al tempo narrativo e all'attesa. Metà degli incontri sono sessioni di editing sui testi dei partecipanti, perché lavorare sul proprio testo è l'unico modo per accorgersi davvero di come si scrive.
Chi segue da remoto non riceve un link e basta: il Portolano ha una sua aula online. Lì restano le dispense e gli esercizi di ogni incontro, si fanno le domande ai docenti, e si consegna il proprio testo. Quello che consegni lo leggono solo loro: perché lo veda anche la classe devi autorizzarlo tu, ogni volta.
Il programma completo è su ilportolano.org. Se vuoi capire se fa per te, scrivici in messaggio e ne parliamo.
Il brano viene da Alla ricerca del tempo perduto, Dalla parte di Swann, «Combray», nella traduzione di Maria Teresa Nessi Somaini. Le evidenziazioni sono nostre.
Otto giovedì, dal 15 ottobre. A Treviso e da remoto. Salvalo, o scrivici in messaggio.