Si terrà giovedì, 13 giugno, ore 12 presso il Caicco Queen South II (porto di Trani) la conferenza di presentazione della prima edizione del Trani International Festival. Il tentativo è quello di offrire, a una città dalle caratteristiche turistiche rodate come Trani, un tessuto connettivo ulteriore, attraverso l'uso di spazi urbani intermedi fra il monumentale e l'interstiziale, fra il privato e
il pubblico. Attraverso una catena di avvenimenti/allestimenti (più “fatti urbani” che “eventi”) che vanno dal teatro alla musica al cinema, dalle performances di street art e di arte contemporanea alla degustazione con alcuni dei più importanti chef regionali e nazionali, si cercherà di offrire ai cittadini e ai visitatori, tanto ai più distratti quanto ai più raffinati e consapevoli, una città dal volto amichevole e multiforme. La scommessa sta nel riuscire ad attrarre e a sorprendere affrancandosi dalla dittatura del grande evento isolato, per fare invece della città stessa, nello splendore e nella rilassatezza della sua estate, un grande evento diffuso, facile da cogliere nelle sue diverse declinazioni. Un grande evento fatto di sfaccettature, di spettacolazioni urbane dalle dimensioni naturali, e soprattutto di volti umani: tante saranno infatti le persone coinvolte, dai professionisti ai tecnici ai giovanissimi volontari, che proveranno a fare di una città già così attrattiva una specie di moderna macchina della curiosità. Tutto questo proviene da una convinzione, e cioè che già da tempo, nel sentire comune e nella esperienza turistica di tutti noi, elementi quali ambiente urbano, cultura, storia, intrattenimento e relazioni umane sono già fusi, intrecciati in un unicum indissolubile. Offrire al cittadino e al visitatore, italiano o straniero che sia, una cartolina viva dei luoghi e delle persone che li abitano e li animano: una visione irriproducibile se non dal vivo, negli spazi nei modi nei profumi e nei tempi che di questa città sono propri. La città di Trani può naturalmente candidarsi a capitale territoriale della soft economy. È infatti il soft power l’unico antidoto possibile al declino, come già si è registrato in tutti quei contesti in cui turismo e valorizzazione del territorio hanno innescato dinamismi inediti, mettendo a sistema risorse, culture e stili di accoglienza. Privilegiare l’immersione del visitatore in una total leisure experience piuttosto che limitarsi a una semplice esposizione dei propri “gioielli” può dunque essere la scelta vincente per favorire la crescita di una comunità sempre più ibrida, fertile e creativa.