09/09/2026
𝗘𝗹𝗼𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗶𝗮
di Michele Infantolino
Ci sono parole che sembrano appartenere esclusivamente alla scienza e che, tuttavia, finiscono per parlare dell’uomo. Entropia è una di queste. La pronunciamo pensando al calore, all’energia, ai sistemi fisici. Eppure, dietro quella parola apparentemente astratta si nasconde una delle intuizioni più profonde sul destino delle cose, ovvero che nulla rimanga immobile, che ogni ordine sia provvisorio, che ogni forma nasca già accompagnata dalla possibilità della sua dissoluzione.
L’entropia, in termodinamica, descrive la tendenza di un sistema isolato verso stati sempre più probabili. Ludwig Boltzmann comprese che dietro l’apparente ordine del mondo macroscopico si agitano innumerevoli configurazioni microscopiche. La sua equazione, S = kB ln Ω, lega l’entropia al numero dei modi in cui un sistema può essere disposto. Non è dunque semplicemente il «disordine»; è, più profondamente, la misura della molteplicità delle possibilità. La sua Vorlesungen über Gastheorie, pubblicata in due volumi nel 1896 e nel 1898, rappresenta uno dei testi fondamentali di questo passaggio verso una lettura statistica della termodinamica. La seconda legge della termodinamica introduce così una direzione nel divenire. L’energia non scompare, si trasforma. Ma, mentre si trasforma, tende a distribuirsi. Un corpo caldo si raffredda, un gas si espande, una differenza di temperatura si attenua. L’energia rimane, ma diminuisce la sua capacità di essere convertita integralmente in lavoro. È forse qui che la fisica incontra per la prima volta la filosofia del tempo.
Il tempo, nella maggior parte delle equazioni fondamentali, non sembra avere una preferenza così netta tra passato e futuro. Eppure noi viviamo in un mondo irreversibile. Un bicchiere può cadere e frantumarsi; i frammenti non tornano spontaneamente a ricomporre il bicchiere. Una goccia d’inchiostro si disperde nell’acqua, ma non torna spontaneamente a raccogliersi in una goccia perfetta. Noi esseri umani, nella nostra percezione parziale del tempo, sentiamo una singola occasione per vivere, senza aver possibilità di un ritorno al passato. L’entropia offre a questa asimmetria una direzione fisica: la freccia del tempo.
Eraclito lo aveva intuito molti secoli prima che la fisica potesse formularlo: «tutto scorre». Il mondo non è una statua, ma un processo. La realtà non consiste soltanto nelle cose che sono, ma anche nelle trasformazioni attraverso cui cessano di essere ciò che erano. E quando allarghiamo lo sguardo all’universo, l’idea diventa vertiginosa. Le stelle nascono perché l’universo non è in equilibrio perfetto. Differenze di temperatura, densità ed energia permettono alla materia di organizzarsi, di precipitare, di accendere reazioni nucleari e di costruire strutture complesse. La complessità, dunque, non è l’opposto dell’entropia, e può emergere proprio all’interno di un universo che, nel suo complesso, aumenta la propria entropia. È una delle grandi ironie della natura. L’ordine può nascere dal cammino verso una maggiore entropia. Un essere vivente, per esempio, mantiene la propria organizzazione interna non isolandosi dall’universo, ma scambiando continuamente energia e materia con esso. Vive perché consuma un gradiente, perché riceve energia e restituisce all’ambiente calore e materia più dispersi. La vita non smentisce l’entropia, vive dentro di essa.
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