02/06/2026
🇮🇹 2 giugno 2026
"Per noi quelle tessere elettorali erano preziose più del pane. Erano il segno di un'identità piena, a cui non eravamo più disposte a rinunciare."
Questa storia comincia così: dal desiderio di un "foglio di carta" da custodire come si custodisce una fotografia, una lettera d'amore, un pezzo di pane nei giorni difficili.
Oggi, mentre celebriamo la Festa della Repubblica e il primo voto delle donne italiane, il pensiero corre alle dieci maestre di Senigallia e Montemarciano che quarant'anni prima avrebbero già potuto oltrepassare quella soglia ed esprimere il voto.
Adele Capobianchi, Carolina Bacchi, Dina Tosoni, Emilia Simoncioni, Enrica Tesei, Giulia Berna, Giuseppina Berbecci, Iginia Matteucci, Luigia Mandolini e Palmira Bagaioli.
Dieci nomi che il tempo ha lasciato ai margini delle grandi narrazioni e che proprio per questo meritano di essere pronunciati ad alta voce.
Dieci donne che entrarono nella storia con il passo semplice di chi esce di casa al mattino. Con l'ostinazione tranquilla di chi continua a fare il proprio lavoro. Con la pazienza di chi semina qualcosa che quasi certamente non vedrà fiorire.
Furono la punta visibile di un movimento più ampio: maestre, donne istruite, lavoratrici che iniziarono a immaginare il proprio posto nella vita pubblica del Paese. Lessero sul giornale un proclama: "Donne tutte, sorgete, chiedete il voto politico!" era la voce di Maria Montessori.
Da anni continuiamo a raccontarle con orgoglio nel nostro spettacolo teatrale perché in quelle vite riconosciamo qualcosa di prezioso: il coraggio delle persone comuni di modificare la realtà.
Grazie a un'idea di Simona Lisi, insieme alle meravigliose Silvia Bertini, Martina Ferraioli e Francesca Zenobi abitiamo la scena, tenendoci per mano, come un unico corpo.
5 corpi per evocarne 10,100,1000: una moltitudine di cui non conosciamo il nome, ma di cui continuiamo ad abitare i passi.
Oggi ci piace immaginarle così:
a spiegare in una scuola quanto sia fondamentale che quella tessera tra le mani ce l'abbiano tutte e con essa "pari dignità, pari poteri, pari doveri".
Ignare di essere diventate, per noi che veniamo dopo, una direzione. Grazie maestre.
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