12/09/2025
La scena è il campo di battaglia, un ring contemporaneo dove si svolge uno sferzante allenamento alla vita, che parla di crescita e di responsabilità. La regina Elisabetta I diviene così emblema di uno scontro interiore: quello fra la propria identità e la responsabilità del governo del paese. La sfida è prendere posizione. Scegliere, costruire. Senza scuse. senza alibi. Schivando i colpi, costruendo nuove tattiche e abbandonando tutto il conosciuto. La lotta è del sé contro sé, il corpo è veicolo di cambiamento, costruisce continuamente con l� ‘esigenza di trovare un nuovo sé. Il cambiamento è circolare, non ci sono fini che non contemplino nuovi inizi. Il precipizio, il rischio, la meraviglia. Elisabetta I nel corso della sua vita è stata artefice della propria rinascita diventando la vergine Regina, una contraddizione che segna profondamente la lotta interna che fece con sé stessa e il mondo politico costituito da uomini ,con il quale si è ritrovata a combattere. Una lotta per la sopravvivenza, la costruzione di un nuovo sé attraverso un’immagine articolata e complessa, per salvare la propria natura profonda. Ha creato un' immagine per sostenere una verità nuova, per costruire dove nessuno aveva costruito prima, la prima donna Regina. Che questo esempio non sia soltanto un rimando epico a qualcosa che poco appartiene al quotidiano ma che possa ricordare che per andare dove nessuno è mai andato è necessario diventare uomini nuovi. Entrare nel deserto di sé senza riserve.
Sorry for what?
il corpo narra la propria battaglia
è nel fiorire
che la lotta del sé contro sé
si esplicita.
Dove finisco io ricomincio.
Un incontro di boxe in tre round per raccontare la regina Elisabetta I da un punto di vista inedito. Lo spettacolo non ricostruisce le vicende biografiche di Elisabetta, bensì coglie il senso profondo delle sue azioni rivoluzionate, uno studio sulla sua interiorità, la forza di volontà, il senso di responsabilità e il rapporto con il potere.
Elisabetta appare allora come una vera e propria lottatrice, che occupa il palcoscenico/ring insieme al proprio allenatore. L' idea su cui è stato costruito lo spettacolo è basata proprio sul rapporto atleta/allenatore, Il punto centrale della lotta di Elisabetta si è mosso sempre intorno alla sua identità come donna, che nella casualità della successione si è trovata tra le mani un potere che mai nessun uomo le avrebbe legittimato, pagando un prezzo altissimo. Prendere una posizione, questo ha ispirato la mia ricerca, prendere una posizione e assumersi la responsabilità che ne deriva. Viviamo in un momento storico dove trovare un posto, diventare qualcuno, essere riconosciuti è al centro del disegno della nostra identità; allo stesso tempo la ricerca disperata di questa legittimazione rischia di schiacciare le nostre nature. L’ allenamento è con noi stessi mantenerci fedeli a quello che siamo, preparati, pronti a prenderci carico delle responsabilità, allenati a gestire anche quello che non possiamo scegliere. La lotta più feroce che mai condurremo sarà con noi stessi, con l’onestà che dobbiamo alla nostra natura, che sempre si rivolterà se tenteremo di piegarla ad altro segno. Lottare per scegliere, per aderire al proprio sé, qualunque esso sia, purché vero.
Una lotta del sé contro sé., nella mia fine è il mio principio.
ultimo appuntamento sabato 13 settembre ore 19 a Saturnia
"ELIZABETH I sorry for what?" BALLETTO CIVILE / Giulia Spattini e Paolo Rosini _INGRESSO LIBERO