La Storia
La Giostra del Saracino di Sarteano è un antico torneo cavalleresco la cui origine si perde nella notte dei tempi; affonda le proprie radici nel secolo XIV, prendendo origine dagli antichi e sanguinosi tornei medievali che si trasformarono poi in giochi popolari. Rievoca la lotta dei cavalieri contro il “Saracino”, il predone arabo che per secoli terrorizzò, con le sue devastanti scorre
rie, le popolazioni cristiane. Nella rappresentazione, "il nemico" è costituito da una tipica statua di legno, a mezzo busto, adattata su un supporto che la rende girevole. I cavalieri-giostratori si lanciano al galoppo contro di essa cercando di infilare con l’asta, durante la corsa, un anello del diametro di 6 cm posto sullo scudo e che rappresenta il cuore del Saracino. Chi ci riesce realizza un punto, chi sbaglia o colpisce con l'asta lo scudo, riceve una simbolica punizione dal mazzafrusto, un’arma di offesa applicata sul braccio teso della statua che gira repentinamente. Si eseguiva in Sarteano da tempo immemorabile, unitamente ad altri giochi di forza e di abilità, come quello chiamato "Il Gioco della Pugna" (una specie di lotta a squadre), in occasione della festa di san Rocco, il 16 di agosto. La celebrazione era gestita dalla compagnia laicale dei santi Rocco e Sebastiano. Domenico Bandini ha accertato che di ciò esiste una documentazione attendibile a partire dal 1583; ma se in tale data la tradizione era già così saldamente consolidata, significa che l'origine della festa era molto più antica. La rappresentazione della Giostra assunse carattere di continuità a partire dal 1712, quando si decise di eliminare il "Gioco della Pugna" pericoloso e violento. I cavalieri giostravano in nome delle compagnie laicali e chiese (non parrocchiali) gareggiando a titolo personale e in seguito assumendo nomi tipici, talvolta anche buffi come il "Cavaliere innamorato", il "Cavalier che non ci coglie", il "Cavaliere infallibile", il "Cavalier che non si scorda" e più recentemente il "Cavaliere del Monte", il "Cavaliere della Penna", il "Cavaliere del Montone", il "Cavaliere del Sole", il "Cavaliere della Luna". Così si continuò fino al 1929. Nel 1933 la Giostra raggiunse un nuovo splendore, ristrutturata con la suddivisione nelle attuali cinque contrade in rappresentanza delle parrocchie dell’epoca:
- Santissima Trinità (Spineta), colori giallo e viola
- San Bartolomeo (Romitorio o Cappuccini), colori bianco e viola
- San Lorenzo (Porta Monalda), colori bianco e rosso
- San Martino (Porta Umbra), colori bianco e azzurro
- Sant'Andrea (Castiglioncello), colori rosso e azzurro
Il clima della Giostra si respira tutto l’anno ma si accende il 15 agosto nella piazza principale del paese con la stesura del tufo e il montaggio delle tribune. Trova il suo momento topico con il suggestivo corteo storico, con i priori, i capitani a cavallo, dame, cavalieri, ancelle, musici, armigeri, sbandieratori, tamburini, chiarine, il carroccio trainato dai buoi, i giostratori, i palafrenieri…
Segue il saggio di abilità con la bandiera, da parte degli sbandieratori di ciascuna contrada; poi la benedizione dei giostratori e dei cavalli, la lettura del bando ed infine la fatidica frase…
…e senza porre più mora alcuna si dia cominciamento alla Giostra! A questo punto la piazza esplode e i giostratori uno dopo l'altro si lanciano al galoppo contro il buratto raffigurante il moro levantino, contendendosi la vittoria a suon di ficcanti stoccate all’anello.