05/07/2018
48a GF Milano-Sanremo - parte 2a
. Al ristoro di Masone riposo i piedi che mi fanno male, mangio quello che posso (una banana, due arance, due fette di crostata) bevo più che posso, riempio le borracce. Sciacquo testa, faccia e schiena con dell'acqua e guardo il fondovalle che porta al Turchino completamente avvolto da nuvole e nebbia: pioverà. Contrariamente a quanto mi aspettassi, sorrido: ho recuperato energie e sono pronto.
Mando una foto a Magdina e inforco Unforgiven2, lei scalpita e mi trasmette la sua voglia di dare battaglia.
Sotto una pioggerellina rinfrescante ho visto da vicino quell’archeologia industriale che tante volte mi aveva incuriosito mentre sfrecciavo in autostrada e dopo un saliscendi di 12km iniziamo la salita del Turchino: non ho più un gruppo da seguire, salgo del mio passo. Non è una salita dura, ma 135km già nelle gambe cambiano la prospettiva. Ho alcune solidissime certezze però che la mia testa mi propone: ho domato il muro di Santa Caterina alle Stradebianche e sono reduce dal Brevetto del Monte Grappa dove le pendenze erano a doppia cifra, Turchino non mi fai alcuna paura! Mi arrampico in silenzio su per la strada tortuosa che conduce al Passo, sullo sfondo come le gambe di giganti tra le nuvole, si intravedono i piloni in cemento del'autostrada.
Arrivo all’imbocco di una galleria buia sotto l’acqua e vedendo altri ciclisti che tirano un respiro di sollievo capisco che la salita è finita e inizia la discesa. Mi fermo un attimo per levare gli occhiali (imbrattati), accendere la luce sul casco, prendere un gel, bere e salutare un gruppo di olandesi che ho ripreso. Accanto a noi la road assistance di un gruppo di ciclisti irlandesi ha allestito un banchetto, ma non c’è tempo, fa freddo e devo recuperare: la discesa è il nostro terreno, nessuno batte Unforgiven2 in discesa, da mesi.
Scelgo di non mettere la mantellina, saluto gli altri e mi lancio nell’oscurità della galleria: la gallerie mi portano ben, è da una galleria piena di lucciole che son nati i “Fireflies” il gruppo di ciclisti di cui ho fatto parte scalando le Alpi francesi nel 2002 per raccogliere fondi per la ricerca contro la Leucemia. Esco dal buio e mi lancio in picchiata verso Arenzano, la strada è bagnata, la discesa tecnica, ma ho i freni a disco e con me ci sono Suor Laura e i bambini. C'è sempre qualcosa di magico che avvolge il ciclista in discesa nei luoghi pregni di storia sportiva: gli occhi dei campioni, le urla degli spettatori, vecchie canzoni popolari che echeggiano nei tornanti. Le poche auto che trovo mi danno strada e riesco a tener dietro anche un paio di moto con punte vicino ai 70kmh, spero di guadagnare tempo perso.
Le nuvole si dissolvono, giù in fondo scorgo il mare. Sorrido.
Alla fine della discesa l’organizzazione, sempre efficiente (tolto il disguido di Ovada), mi segnala l’immissione sull’Aurelia.
Ora inizia il duro: vento contrario e sono solo. 70km ca. fino al secondo rifornimento a Spotorno.
Cerco di stare intorno ai 35kmh e guardo se scorgo qualche gruppo più avanti di cui seguire le ruote. Come sempre su questa strada c’è traffico, semafori, pedoni distratti, palloni in arrivo dalla spiaggia. Se non altro non c’è il sole, fa meno caldo e visto che ho dimenticato di mettere la crema protettiva non è poi così male. Ad Arenzano una deviazione porta a un salita abbastanza ripida che non mi aspettavo. Il traffico aumenta, difficile tenere un’andatura costante. Mi raggiungono due ragazzi di Imperia e mi metto a ruota, hanno l’andatura giusta e scambiando qualche chiacchiera ci spariamo tutto il tratto fino a Spotorno. Mi fanno di nuovo male i piedi ed ho il sottosella in fiamme, l'ernia non mi dà fastidio ed il taping sembra tenere, questa è una bella notizia. La temperatura è aumentata e si intravede un timido sole.
MI fermo al rifornimento, mangio come prima e bevo il più possibile, siamo a 202km, ne mancano circa 95km e me li dovrò fare da solo incluse le tre mitiche salite che conosco solo da spettatore televisivo: Capo Berta, Cipressa e Poggio.
Faccio p**ì, chiamo Magdina per dirle che sono ancora vivo, attacco il powerbank al telefono ormai scarico, registro un video per gli amici che mi seguono e riparto mentre arriva al ristoro un altro gruppone di concorrenti..(continua)