11/06/2026
𝐍𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐔𝐄 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐄
𝐍𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐫𝐢𝐞𝐯𝐨𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐨𝐠𝐠𝐢.
Non il passato come immagine immobile da osservare, ma come strumento per leggere il presente, interrogare le nostre paure, le nostre fragilità, il nostro bisogno di libertà.
Il 29 maggio, negli spazi di Palazzo Camerino, 𝑁𝑎𝑡𝑎 𝐷𝑢𝑒 𝑉𝑜𝑙𝑡𝑒 ha trasformato il Settecento in un linguaggio contemporaneo, capace di parlare di identità, giudizio, appartenenza e rinascita.
Una donna avvolta in un mantello nero e nascosta dietro una maschera. Una ragazza di oggi, marocchina, che porta sul capo un velo spesso osservato prima ancora della persona che lo indossa. Due immagini che raccontano la stessa esperienza: quella di chi si sente giudicato, diverso, fuori posto.
Poi la maschera cade. Il mantello cade.
Emerge una figura potente, imprigionata in una luminosa architettura settecentesca. Una corazza affascinante e allo stesso tempo costrittiva. La grande fontange si innalza verso il cielo come simbolo di tutto ciò che non si vede ma che abita l'anima: desideri, ferite, paure, sogni e speranze.
Infine anche quella struttura si dissolve. Resta l'essenza.
Una donna che accetta le proprie ferite senza lasciarsi definire da esse. Una donna che trova nella vulnerabilità la propria forza. Una donna capace di rinascere. Due volte.
𝑁𝑎𝑡𝑎 𝐷𝑢𝑒 𝑉𝑜𝑙𝑡𝑒 è stata la dimostrazione che la memoria può essere viva, generativa, capace di parlare alle nuove generazioni attraverso linguaggi contemporanei e universali. Un modo diverso di abitare i luoghi storici, di attraversare la rievocazione storica e di restituire significato al patrimonio culturale.
Perché la memoria non serve a custodire il passato.
La memoria serve a immaginare il futuro.
Ideazione: Vincenza Tedone Cultura et Memoria Centro Studi Ruvo di Puglia
Danzatrice e coreografa: Mimma Di Vittorio
Voce: Kautar Errahhali
Service audio e luci: Metaphonia - Service audio luci e video
Fotografie: Raffaella Mastrorilli
Un ringraziamento speciale alla Pro Loco UNPLI Ruvo di Puglia APS , a Freestate e a tutti i sostenitori che hanno creduto in questa visione, contribuendo a trasformare la memoria in esperienza, emozione e comunità. Un ringraziamento speciale alle sarte Nina Avella e Pina Zeta Paparella, che hanno saputo trasformare una visione in materia, interpretando con sensibilità e maestria ogni dettaglio dei costumi. Le loro creazioni non sono state semplici abiti di scena, ma strumenti narrativi che hanno permesso all'artista di abitare il personaggio, attraversarne le emozioni e dare forma visibile a un viaggio interiore fatto di paura, costrizione, libertà e rinascita.
𝑁𝑎𝑡𝑎 𝐷𝑢𝑒 𝑉𝑜𝑙𝑡𝑒 non si conclude con un applauso. Da Palazzo Camerino prende il via il suo cammino. Una nuova tappa dopo l'altra, portando con sé una domanda universale: quanto coraggio serve per togliersi la maschera e mostrarsi per ciò che si è?