Arene Decoloniali

Arene Decoloniali Festival di cinema, letteratura e fotografia sulla decolonialità
1° ed. settembre 2025 | 2° edizione settembre 2026
📍Parco della Torre di Tormarancia, Roma

Torna Arene Decoloniali, il festival di Un Ponte Per dedicato quest’anno ai femminismi nati e sviluppati nei contesti se...
24/06/2026

Torna Arene Decoloniali, il festival di Un Ponte Per dedicato quest’anno ai femminismi nati e sviluppati nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

Dal 7 al 13 settembre il Parco della Torre di Tor Marancia diventerà un’arena aperta all’ascolto e al confronto sulle molteplici forme delle lotte femministe, sviluppate al di fuori del perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico.

Storie, esperienze di resistenza e pratiche di autodeterminazione provenienti da Africa, Asia sud-occidentale, America Latina e diaspore animeranno una settimana di cinema, cultura e dialogo.

Il festival è realizzato con il patrocinio del Municipio Roma VIII e dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con la Media Partnership di Africa Rivista, ArteSettima e Sentieri selvaggi , da quest’anno gemellato anche con Decolonial Film Festival e Black History Month Torino.

📍 Parco della Torre di Tormarancia, Roma
🎟️ L’ingresso è gratuito, senza prenotazione
🔗 Scopri il programma completo al link: https://unponteper.it/arene-decoloniali

Chi decide, nella nostra società, chi può accedere al potere, al senso di appartenenza e ai diritti? E quanto queste din...
05/06/2026

Chi decide, nella nostra società, chi può accedere al potere, al senso di appartenenza e ai diritti? E quanto queste dinamiche sono ancora influenzate dall’immaginario coloniale?

Ne abbiamo parlato con il movimento Italiani senza cittadinanza nell’ambito del percorso collettivo “Tracce coloniali”.

Le riflessioni emerse interrogano anche molti spazi che si definiscono “progressisti” o “di sinistra”, dove la colonialità, i privilegi e le disuguaglianze di potere continuano spesso a manifestarsi e a lasciare tracce profonde.

Per approfondire questi temi, guarda il webinar completo su YouTube:🔗 Link nei commenti

Siamo inoltre felici di annunciare che Italiani senza cittadinanza sarà con noi a settembre per la seconda edizione del festival Arene Decoloniali, quest’anno dedicata ai femminismi nati nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dalle esperienze coloniali e postcoloniali.

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato a “FEMMINISTE MUSULMANE” Presentazione del libro di Jamal Ouazzani e Zai...
26/05/2026

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato a “FEMMINISTE MUSULMANE” Presentazione del libro di Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki.

Ringraziamo Renata Pepicelli , Nadia Pizzuti, Marisa Iannucci e Sheanna Murray per aver condiviso riflessioni sui femminismi musulmani, su un percorso che interpreta l’islam attraverso un prisma di uguaglianza e giustizia di genere e sulle molteplici forme delle lotte femministe nate fuori dai paradigmi occidentali ed eurocentrici.

Grazie alla Casa Internazionale delle Donne per aver ospitato l’incontro e ad Astarte Edizioni per aver reso possibile la diffusione di questo prezioso lavoro.

L’evento si inseriva in un ciclo di incontri di avvicinamento alla seconda edizione del festival Arene Decoloniali, dedicati ai femminismi nati nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

LA REBELIÓN DE LAS FLORES - Proiezione a Roma | 28/05Nell’attesa di Arene Decoloniali 2026, organizziamo la proiezione d...
26/05/2026

LA REBELIÓN DE LAS FLORES - Proiezione a Roma | 28/05

Nell’attesa di Arene Decoloniali 2026, organizziamo la proiezione del documentario “La Rebelión de las flores” della regista María Laura Vásquez (81’, Argentina, 2022).

Il film racconta l’occupazione pacifica del Ministero dell’Interno argentino nel 2019 da parte di 23 donne appartenenti a diverse comunità indigene, provenienti da varie regioni del Paese, che si sono riunite per denunciare le violenze nei loro territori e chiedere la fine delle uccisioni e della devastazione ambientale. L’azione, durata 11 giorni, ha dato visibilità al concetto di “terricidio” e alle forme di resistenza dei popoli contro l’eredità coloniale e le sue conseguenze contemporanee.

📅 PROGRAMMA 28.05.26

📍Nuovo Cinema Aquila (Via L’Aquila 66/74 – Roma)

Ore 20:00 – Incontro con la regista María Laura Vásquez in dialogo con Lizet Aguilar e Diana Terrones (Blocco Decoloniale) e Pilar Morena D’Alò
Ore 21:00 – Proiezione del film

🎟️Ingresso: 7 euro

Questa iniziativa si inserisce nel percorso di avvicinamento alla seconda edizione del festival Arene Decoloniali, dedicati ai femminismi nati nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale, con l’obiettivo di creare uno spazio di ascolto e confronto sulle lotte femministe nate fuori dal perimetro bianco, occidentale ed eurocentrico.

Oggi vi aspettiamo a Roma, dove si terrà la prima presentazione dell’edizione italiana di Femministe musulmane di Jamal ...
21/05/2026

Oggi vi aspettiamo a Roma, dove si terrà la prima presentazione dell’edizione italiana di Femministe musulmane di Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki, appena pubblicato da Astarte Edizioni.

Il volume, un saggio grafico, ripercorre le vite e le lotte di venti figure emblematiche – magrebine, arabe, nere, asiatiche, iraniane, q***r, con o senza velo – restituendo tutta la ricchezza e la pluralità di un movimento che interpreta l’islam attraverso i principi di uguaglianza, equità e giustizia sociale. Un percorso che mostra come sia non solo possibile essere femministe e musulmane, ma anche femministe in quanto musulmane.

“FEMMINISTE MUSULMANE” Presentazione del libro | Roma
📍 21 maggio | ore 17.30
📍 Casa Internazionale delle Donne – Roma

Ne discuteranno Renata Pepicelli (Università di Pisa, Manifesta-Astarte), Nadia Pizzuti (già corrispondente ANSA a Teheran e autrice di Iran. La lunga marcia delle donne) e Marisa Iannucci (Università Hassan II di Casablanca). Modera l’incontro Sheanna Murray (Un Ponte Per).

L’evento fa parte del percorso di avvicinamento alla seconda edizione di Arene Decoloniali, il festival dedicato ai femminismi nati e cresciuti nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dalle esperienze coloniali e postcoloniali.

Alle prime ore del mattino del 20 maggio, i soldati coloniali italiani circondarono il convento copto di Debrà Libanòs. ...
20/05/2026

Alle prime ore del mattino del 20 maggio, i soldati coloniali italiani circondarono il convento copto di Debrà Libanòs. Entrarono nel monastero, separarono i religiosi dagli altri e prepararono quella che sarebbe diventata una delle più gravi stragi del colonialismo italiano. Per capire perché l’Italia continua ancora oggi a rimuovere la strage Debrà Libanòs, bisogna partire da lì.

Tra il 20 e il 29 maggio 1937, la repressione coloniale italiana colpì Debrà Libanòs, uno dei principali centri religiosi e culturali dell’Etiopia. Le truppe arrivarono prima della festa di San Tekle Haymanot, quando il monastero era pieno di monaci, studenti e pellegrini. I prigionieri furono radunati, separati e trasferiti in zone isolate, a Laga Wolde e poi a Engecha, dove centinaia di persone vennero fucilate a gruppi. La meticolosità della strage rivela il suo vero obiettivo: eliminare l’élite politica e religiosa etiope, cuore del Paese.

Come scrisse lo storico Del Boca: “Mai, nella storia dell’Africa, una comunità religiosa aveva subìto uno sterminio di tali proporzioni”. Sebbene le esecuzioni dichiarate da Rodolfo Graziani fossero 452, le stime più recenti indicano tra le 1.800 e le 2.200 vittime. Lo stesso Graziani rivendicò apertamente la repressione, definendola “titolo di giusto orgoglio” e affermando di aver applicato un provvedimento che “fece tremare le viscere di tutto il clero”, responsabile secondo gli italiani di aver dato riparo alla resistenza etiope.

Debrà Libanòs fu parte della più ampia ondata di violenza seguita all’attentato contro Graziani. Pochi mesi prima, tra il 19 e il 21 febbraio 1937, Addis Abeba era già stata colpita dalla furia fascista: case incendiate, civili uccisi nelle strade, arresti di massa ed esecuzioni sommarie. Una rappresaglia volta a terrorizzare la popolazione e riaffermare il dominio coloniale italiano.

Ancora oggi queste stragi restano quasi assenti dalla memoria pubblica italiana. Le scuse ufficiali per Debrà Libanòs sono state più volte annunciate, ma mai realmente compiute in un atto pubblico dello Stato. Nessun riconoscimento pieno, nessuna assunzione stabile di responsabilità, nessuna giornata nazionale dedicata alle vittime del colonialismo italiano.

Questa rimozione non è neutra. Ad Affile, nel Lazio, è stato costruito un monumento dedicato a Rodolfo Graziani, il viceré responsabile della repressione in Etiopia e simbolo della violenza coloniale fascista. Mentre le vittime di Debrà Libanòs e Addis Abeba non hanno ancora un riconoscimento nazionale, uno dei principali responsabili di quei crimini ha ricevuto spazio, fondi e legittimazione pubblica.

Ricordare Debrà Libanòs e Addis Abeba non è guardare al passato, è rompere il silenzio che ancora protegge i crimini coloniali: serve una Giornata nazionale in memoria delle vittime del colonialismo italiano.

Per questo il prossimo 26 maggio, insieme all’ANPI e ad realtà, saremo ad Affile per manifestare di fronte al mausoleo del criminale di guerra Graziani.

L’Italia riconosca le proprie responsabilità.

Primo incontro di avvicinamento alla seconda edizione del nostro festival (seconda edizione, settembre 2026), quest'anno...
06/05/2026

Primo incontro di avvicinamento alla seconda edizione del nostro festival (seconda edizione, settembre 2026), quest'anno dedicato ai femminismi del cosiddetto “Sud globale” e dei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

“FEMMINISTE MUSULMANE” Presentazione del libro | Roma 21/05
In un mondo in cui i pregiudizi su islam e femminismo circolano con sconcertante facilità, e l’islamofobia permea in profondità le società “occidentali”, il libro “Femministe musulmane” di Jamal Ouazzani e Zainab Fasiki dimostra che non solo è possibile essere femministe e musulmane, ma anche esserlo proprio in quanto musulmane.

Il testo è un saggio grafico che ripercorre le vite e le lotte di 20 figure emblematiche: magrebine, arabe, nere, asiatiche, iraniane, q***r, con o senza velo. Il percorso di queste donne restituisce la ricchezza di un movimento che interpreta l’islam attraverso un prisma di uguaglianza, equità e giustizia sociale. Perché, affermano le autrici, “il Corano non è patriarcale: è la sua lettura da parte degli uomini a esserlo”.

Il 21 maggio, alla Casa Internazionale delle Donne (Roma), presenteremo la versione italiana del libro, in uscita con Astarte Edizioni.

Discuteranno del testo Renata Pepicelli (Università di Pisa, Manifesta-Astarte), Nadia Pizzuti (giornalista e cineasta, Lesconfinate) e Marisa Iannucci (Università di Casablanca Hassan II). Modera l’incontro Sheanna Murray (Un Ponte Per).

L’evento si inserisce in un ciclo di incontri di avvicinamento alla seconda edizione del festival Arene Decoloniali, dedicati ai femminismi nati nel cosiddetto “Sud globale” e nei contesti segnati dall’esperienza coloniale e postcoloniale.

📅 21 maggio | h 17:30
📍 Casa Internazionale delle Donne - Roma

All’alba del 7 aprile 1939 il Regio esercito italiano attaccò in più punti della costa albanese, soprattutto a Durazzo, ...
07/04/2026

All’alba del 7 aprile 1939 il Regio esercito italiano attaccò in più punti della costa albanese, soprattutto a Durazzo, ma anche Valona, Saranda e Shëngjin per poi marciare su Tirana che venne presa il giorno successivo. L’occupazione militare dell’Albania fu completata il 12 aprile.

Mussolini portava così a compimento un progetto che era già stato dell’Italia liberale che nel 1914 aveva occupato il porto di Valona, considerato strategico per il controllo del corridoio adriatico.

L’Italia se lo era poi fatto “assegnare“ come parte di quello che le potenze dell’Intesa consideravano ‘bottino di guerra’, a spese dell’impero ottomano. Solo la rivolta della popolazione albanese del 1920 impedì che il progetto di farne un protettorato arrivasse subito a compimento.

L’invasione di vent’anni dopo trovò una resistenza armata limitata dalla schiacciante superiorità militare fascista, anche se a Durazzo furono accolti dal fuoco delle postazioni albanesi e si cercò di impedire lo sbarco anche tramite azioni eroiche.

L’Albania, formalmente indipendente ma già economicamente e politicamente subordinata all’Italia, in uno stato già semicoloniale, venne occupata militarmente. Il re Zog fu costretto alla fuga, mentre Vittorio Emanuele III veniva proclamato re d’Albania restando tale fino al 1943 quando il paese fu occupato dall’esercito tedesco per poi essere liberato l’anno successivo dalla lotta partigiana albanese.

Questo episodio viene spesso marginalizzato nella memoria europea, ma rivela che l’Italia non fu solo alleata della Germania nazista, ma fu anche potenza occupante e aggressore coloniale diretto nei Balcani, dopo esserlo stato in Libia e nel C***o d’Africa.

Oggi quella impresa ritrova continuità nel progetto di esternalizzazione dei campi di concentramento per migranti che il governo postfascista porta avanti, mostrando la radice razzista del proprio sistema di pensiero.

Questo post fa parte delle iniziative di Un Ponte Per e Arene Decoloniali per la istituzione di una Giornata della Memoria per il ricordo delle vittime del colonialismo italiano.

Nell’ambito del percorso collettivo “Tracce coloniali”, vi condividiamo l’incontro con il Prof. Alessandro Volterra, doc...
18/03/2026

Nell’ambito del percorso collettivo “Tracce coloniali”, vi condividiamo l’incontro con il Prof. Alessandro Volterra, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Roma3.

Volterra ci guida attraverso le peculiarità del colonialismo fascista in Africa: dalla spinta alla colonizzazione demografica, al primato delle leggi razziali, fino alla giustizia coloniale e alla brutalità della repressione fascista. Particolare attenzione è dedicata alla resistenza libica guidata da Omar al-Mukhtar, simbolo della lotta anticoloniale raccontata anche nel film Il leone del deserto (1980).

Queste sono solo alcune delle tracce lasciate dal colonialismo italiano. Per conoscere e approfondire, guarda il webinar completo su YouTube: https://youtu.be/pipKo8U3X4w?si=zgZDd3hghh3K4km_

Indirizzo

Via San Francesco Di Sales, 5
Rome
00165

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Arene Decoloniali pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare