25/11/2025
Un mese fa si chiudeva a Palermo l’undicesima edizione di Sabir, il Festival della società civile del Mediterraneo.
Tre giorni che hanno rimesso al centro ciò che troppo spesso l’Europa dimentica: il Mediterraneo come luogo cruciale per immaginare chi siamo e chi vogliamo diventare.
In un’Europa ripiegata su sé stessa, incapace di guardare oltre i propri confini e ferma in politiche che scelgono il controllo invece dell’incontro, Sabir ha proposto un’altra direzione: tornare a guardare a Sud.
Non per nostalgia, ma come scelta politica e culturale, come spazio da cui può nascere una nuova idea d’Europa.
Da Palermo è arrivata una voce collettiva: associazioni, reti internazionali, attivistɜ, artistɜ, giornalistɜ, persone che ogni giorno attraversano i conflitti e li trasformano in relazioni, pensiero e azione.
Insieme hanno ricordato che ciò che accade sulle nostre frontiere non è separato da ciò che accade a Gaza, e che non possiamo più accettare doppi standard, impunità e disumanizzazione.
Sabir, anche quest’anno, è stato questo: un laboratorio vivo, dove si costruiscono alternative e si immagina un futuro fondato sulla pace e non sul riarmo, sulla cooperazione e non sulla guerra, sui diritti e non sui confini.
Guardare a Sud, oggi, non è un gesto simbolico:
è la strada per restituire all’Europa la sua anima.
Video realizzato da Maghweb.