08/09/2026
🌿✨ Ci sono bambini e bambine che questi linguaggi li conoscono già, che hanno familiarità con il teatro, con i boschi, con le storie ascoltate in cuffia, con i laboratori e con le pratiche artistiche. E poi ce ne sono altri per cui tutto questo accade per la prima volta.
È quella meraviglia che ci interessa custodire. La meraviglia di chi in questi giorni è entrato per la prima volta nel Bosco di San Celso, di chi ha scoperto che uno spettacolo può accadere all’aperto, che una storia di Rodari si può ascoltare seduti sotto un albero oppure camminando, girovagando con le cuffie.
Di chi ha osservato un ragno, lo ha disegnato, si è sporcato, ha sudato, si è distratto, si è fermato e poi è tornato ad ascoltare.
Non perché un’esperienza valga di più se è la prima, ma perché crediamo che la partecipazione culturale cominci anche da qui: dalla possibilità di incontrare qualcosa che prima non faceva parte del proprio mondo e sentirsi, improvvisamente, autorizzati ad abitarlo.
In questi due giorni abbiamo visto tanti bambini e tante bambine farlo; ed è forse una delle cose più belle che ci portiamo via da questa edizione di Storie in cielo e in terra: l’idea che esperienze così vadano coltivate, con pazienza e continuità, perché la curiosità, l’ascolto, il rapporto con la natura e con l’arte possano diventare qualcosa di familiare.
Non sappiamo cosa resterà di questi giorni, ma ci piace pensare che resti un seme: una storia ascoltata camminando, un ragno osservato più da vicino, un bosco in cui avere voglia di tornare.
E continuare a creare occasioni perché quel seme possa crescere è, forse, il senso più profondo del nostro lavoro. 🌱💚