15/11/2025
Oggi abbiamo assistito a una serie di interventi che hanno messo sul tavolo prospettive fresche e super rilevanti sul ruolo della localizzazione, della culturalizzazione e dei nuovi modi di creare videogiochi.La sessione con Micaela Romanini, Francesca Noto e Valentina Mollica ha esplorato come nasce davvero la localizzazione: un lavoro fatto di sfumature linguistiche, rappresentazione, collaborazione interculturale e tanta cura per l’esperienza del giocatore.
A seguire, l’intervento di Chris Lowthorpe ha aperto una finestra su una nuova “rinascenza ludica”: un movimento che supera il modello industriale e valorizza creatività indipendente, sperimentazione e vibe-coding. Con la loro esperienza in InGAME e il lavoro di ricerca di PlayHaus, raccontano un futuro del videogioco più umano, artigianale, alimentato da community, micro-patronage e piccoli progetti capaci di generare un impatto culturale davvero potente.
Today we tuned into a series of talks that dropped fresh, high-impact perspectives on localization, culturalization, and the evolving ways games are being created.The session featuring Micaela Romanini, Francesca Noto, and Valentina Mollica unpacked what localization really looks like behind the scenes: linguistic nuance, representation through language, cross-cultural collaboration, and a deep focus on player experience.
After that, the talk by Chris Lowthorpe opened a window onto a new “playful renaissance”: a shift away from industrial pipelines toward indie creativity, experimentation, and vibe-coding. Drawing on their work with InGAME and their research at PlayHaus, they outlined a future where games are more human, handcrafted, community-driven, and culturally impactful—powered by micro-patronage and small, bold ideas.