03/06/2026
Per gran parte della storia urbana moderna il terreno è stato qualcosa da nascondere.
Lo abbiamo coperto di asfalto, cemento, pavimentazioni. Abbiamo imparato a considerare ordinato ciò che era impermeabile e disordinato ciò che cresceva.
E per molto tempo questa è sembrata una buona idea.
Oggi città di tutto il mondo spendono milioni per fare il contrario: rimuovere superfici, lasciare entrare l’acqua, restituire spazio alle radici.
Gli urbanisti lo chiamano depaving, ma forse il suo successo racconta qualcosa che va oltre l’urbanistica.
Forse dopo un secolo passato ad allontanarci dal suolo, stiamo iniziando a sentire la mancanza della terra come risorsa ecologica, esperienza quotidiana, presenza, possibilità e limite.
E forse é anche per questo che nello stesso momento crescono orti urbani, rewilding, foreste urbane e una nuova attenzione per tutto ciò che sfugge al controllo.
Abbiamo finalmente capito che una città non è fatta solo di ciò che costruisce ma anche di ciò che lascia vivere?
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Il depaving è solo una questione urbanistica o anche (e soprattutto) culturale?