L'Italia del Rugby

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Al concetto di "sostenibilità" occorre aggiungere quello di " riforme per crescere"; diversamente non fermeremo decresci...
26/05/2026

Al concetto di "sostenibilità" occorre aggiungere quello di " riforme per crescere"; diversamente non fermeremo decrescita che coinvolge il nostro movimento da anni.
È la differenza che sta tra un "commercialista/revisore" ed un "commercialista/revisore presidente di una federazione sportiva ".
Buon vento!

IL”RUGBY DEVE ESSERE SOSTENIBILE”
( cit. Andrea Duodo)

Due partite a confronto.
Valorugby-Viadana
Calvisano-Cus Torino

Semifinale serie A Élite la prima,
Semifinale serie A1 la seconda.

1.800 spettatori la prima
2.000 spettatori la seconda

Ventiquattro giocatori tra stranieri ed equiparati a referto su 46, la prima.

Due stranieri a referto su 46 la seconda.

Domande:
1) Quale è la partita ( e di conseguenza il campionato) più “italiana” delle due, quella più “figlia” del territorio che rappresenta?
2) Il crollo e la scomparsa a metà campionato di Colorno, il ridimensionamento del Petrarca, le difficoltà di Vicenza e di Piacenza,
sono solo episodi?

Per chi ricorda il rugby degli anni 90’, quello che ci ha portato nel Sei Nazioni, non può non ricordare che lo scudetto del rugby era conteso da squadre composte da 13 giocatori italiani più due stranieri.

PROVARE A CAPIRENasce prima l’uovo o la gallina? Cosa si nasconde dietro lo straripante successo del tennis in Italia, è...
13/05/2026

PROVARE A CAPIRE
Nasce prima l’uovo o la gallina? Cosa si nasconde dietro lo straripante successo del tennis in Italia, è il campione che traina, vedi la Sinner mania, oppure abbiamo raggiunto un livello superiore nelle strutture di un movimento che agli inizi degli anni 2000 agonizzava tra debiti e fallimenti?

Alcune risposte nello stralcio di intervista ad Angelo Binaghi, l’uomo d’oro della FITP, che riportiamo qui sotto:
Ormai nessuno si stupisce più dei successi del tennis italiano, che siano di Sinner o Paolini, di Musetti o Errani. C’è una cosa che la inorgoglisce maggiormente del momento d’oro del tennis italiano?
È un percorso iniziato 20 anni fa. Non esisteva nulla, e quello che esisteva faceva acqua da tutte le parti. Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo seminato per anni, abbiamo investito nei centri tecnici, nei maestri, nei tornei giovanili, nelle strutture e nell’intero sistema. E oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro. Abbiamo, soprattutto, un gruppo di ragazzi straordinari che esportano la nostra immagine nel mondo nel modo più bello e genuino possibile.

Alle radici di questa Belle Époque c’era stato un piano lungimirante: aumento dei tornei in Italia, “decentramento” del talento, metodi di lavoro condivisi su larga scala. Continua a essere la strada preferita o l’affinamento dei tennisti italiani passa anche da altro?

La strada è tracciata. Ora dobbiamo pensare a un ulteriore salto di qualità: incrementare le strutture, continuare a supportare la preparazione psicofisica dei nostri atleti e lavorare sulle opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico. Non basta mandare i ragazzi in giro: servono percorsi solidi, costruiti bene, ovunque sul territorio.

Uno dei suoi cavalli di battaglia è la trasmissione del tennis in chiaro. Cosa può fare la Federazione e come pensa di muoversi nei prossimi mesi?

La televisione a pagamento è un danno sociale enorme. Il tennis in chiaro non è un favore ma un diritto. La Federazione continuerà a insistere: lavoreremo con il Governo per introdurre norme chiare e garantire che le partite decisive, specialmente con i nostri campioni, siano visibili a tutti. Vogliamo che questo sport sia popolare anche in tv, non un privilegio dei pochi che in Italia possono permettersi un abbonamento. Creare SuperTennis, nel lontano 2008, e riportare in tv uno sport che era praticamente sparito, è senz’altro uno dei principali motivi della rinascita del tennis italiano.

In questo momento il tennis italiano macina numeri sotto ogni aspetto. C’è un aspetto su cui però è ancora non del tutto soddisfatto?

Serve ancora un salto di qualità sull’impiantistica, soprattutto al Sud. Più campi coperti, più strutture adeguate. La domanda del tennis supera l’offerta e questo è inaccettabile.

Un traguardo probabilmente sottovalutato ma molto importante è la crescita impressionante del fatturato della Federazione nel corso della sua presidenza. A livello di partnership commerciali, ticketing, premi, i numeri sono in costante crescita. Cosa rappresenta per lei questo successo e come può dare ulteriore spinta a tutto il movimento?

Oggi il bilancio è solido con uno dei fatturati più importanti tra le realtà sportive italiane. Avere più risorse significa poter investire di più sui giovani, sui tornei e sulle strutture, oltre ad offrire la possibilità di accesso al tennis, a centinaia di migliaia di ragazzi che, altrimenti, non potrebbero imparare questo meraviglioso sport. Stiamo crescendo grazie a un modello che funziona e che va ampliato.

Il tennis è davvero arrivato a tutti. C’è al tempo stesso una parte di pubblico, chiamiamolo lo zoccolo duro degli appassionati, che sembra infastidito da certe dinamiche “calcistiche” di tifo che sono arrivate nel tennis. Lei cosa ne pensa?

Abbiamo riportato la gente nei circoli, negli stadi e davanti alla TV. Se il tennis oggi fa numeri da record è perché ha smesso di essere uno sport per pochi. Non dobbiamo aver paura dell’entusiasmo. Detto questo, serve rispetto per le regole; è nostro compito educare, ma senza escludere nessuno. Il tennis deve continuare a parlare a tutti.

Quanto è concretizzabile l’idea di un quinto Slam a Roma?

Vogliamo essere ambiziosi. L’idea del quinto Slam a Roma non è un sogno ma un obiettivo concreto. Lo abbiamo messo sul tavolo pubblicamente: siamo stufi dei monopoli, di qualsiasi genere, che non aiutano il tennis a crescere.

A livello di impianti per il tennis in Italia, è contento così o pensa che ci sia ancora da fare?

Non sono contento. Il tennis italiano è cresciuto più in fretta delle strutture. Nei comuni medi e piccoli mancano ancora campi. È necessario aumentare il numero degli impianti, visto che le società hanno le liste d’attesa per i soci e le scuole di avviamento. Ma per farlo serve perseveranza, programmazione e servono risorse; non chiacchiere. Noi ci stiamo attrezzando per fornire tutto il supporto, anche materiale, necessario perché un bambino, che si avvicini per la prima volta a questo sport, ne resti innamorato per sempre.

Idee chiare, obiettivi strategici precisi; eletto alla presidenza FITP nel 2001, licenziò 34 dipendenti su 36 per eccesso di clientelismo….
Sono passati 25 anni, sufficienti per diventare la federazione più forte del mondo. Esattamente lo stesso tempo della nostra presenza al torneo delle Sei nazioni.
Trovate le differenze…..
Buon vento!
Massimo Giovanelli

Mondorugbystico since 2009

Nel 2000 l'Italia entrava nel Torneo delle Sei Nazioni, aprendo la strada per un futuro denso di aspettative per tifosi,...
21/04/2026

Nel 2000 l'Italia entrava nel Torneo delle Sei Nazioni, aprendo la strada per un futuro denso di aspettative per tifosi, media e praticanti: risorse economiche sicure ed incrementali, investimenti strutturali, maggiore popolarità, naturale aumento dei tesserati.
Nel 2001 veniva eletto presedente dell'allora Federtennis Angelo Binaghi, convinto assertore della lotta al diffuso clientelismo e fautore di federazione operativa ed efficace, che vede il risultato figlio della progettualità. Ha trasformato un baraccone parastatale nella migliore federazione del mondo investendo su formazione ed impianti, svecchiandone l'immagine con un proprio canale dedicato come SuperTennis TV ed inglobando il padel nella nuova FITP, che oggi sfiora gli 800 000 tesserati ed oltre 4000 clubs affiliati.
Nello stesso periodo si sono susseguite in Federazione Italiana Rugby ben quattro presidenze, le cui politiche hanno condotto oggi ad una profonda crisi strutturale del movimento, che coinvolge l'intero sistema dei clubs ad ogni livello, attanagliato da una cronica mancanza di risorse economiche che vede nel calo costante di tesserati il suo tallone d'Achille.
La location internazionale per entrambi è la stessa, il Foro Italico; da una parte uno stadio in prestito occasionale, l'Olimpico; dall'altra il Centrale degli Internazionali d'Italia, oggetto di ampliamento dell'anello superiore di oltre 2000 posti e di una copertura integrale per il 2028, con un restyling dell'intera area dedicata al Torneo da oltre 160 mln di euro, che vede coinvolto lo stadio dei marmi e la nascita di un museo dello sport.
A tutto questo si aggiunge la candidatura per il quinto slam lanciata dallo stesso Binaghi in conferenza stampa .....
Buona lettura e buon vento!

Massimo Giovanelli
Mondorugbystico since 2009
Federazione Italiana Rugby

Parla il numero 1 della Fitp: "«Il calcio? Senza riforme resterà fermo Senza cambiamento vero, non potrà mai rinascere"

Un dipinto di rugby l'analisi della storica vittoria dell'Italrugby contro l'Inghilterra, mai battuta prima, che ci rega...
09/03/2026

Un dipinto di rugby l'analisi della storica vittoria dell'Italrugby contro l'Inghilterra, mai battuta prima, che ci regala il nostro capitano Massimo Giovanelli .
Ora serve costruire mediaticamente la casa del rugby azzurro, per invitare il grande pubblico a visitarla.
Buon vento!

PROVIAMO A CAPIRECosa c'è dietro la crisi economico gestionale di buona parte dei clubs di rugby italiani, la cui punta ...
03/03/2026

PROVIAMO A CAPIRE
Cosa c'è dietro la crisi economico gestionale di buona parte dei clubs di rugby italiani, la cui punta dell'iceberg è rappresentato dalle rinunce ai rispettivi campionati da parte della Rugby Noceto, Verona Rugby e Rugby Colorno? Seppure occorse per ragioni diverse, possiamo individuare un elemento comune identificabile come il "mercato ostile" in cui operano le "aziende rugbystiche in Italia", fatto di cronica assenza di compratori ( pubblico), per vari motivi non interessati ad un prodotto che non regge il confronto con quello della concorrenza estera ( bassa qualità, negozi spogli e disadorni, scarsa accoglienza, personale poco qualificato, nessuna campagna promozionale ); la sola affluenza certa è quella della fiera di settore, che si tiene a Roma ogni anno tra febbraio e marzo, denominata delle "Sei Nazioni".
Per l'occasione, sono molti i visitatori interessati sulle gradinate dell'Olimpico, che poi però non rivediamo al week end nei negozietti locali di Padova, Mogliano, Biella, Colorno, Viadana con l'eccezione del minimarket di Rovigo.
La nota dolente è quella dell'andamentale del mercato che ha progressivamente accelerato il suo trend negativo, specie dopo il parziale disimpegno di un partner importante come la Fir, che dal 2010 ha inteso diversificare i propri investimenti entrando nel mercato europeo della Celtic League e delle Accademie.
La pubblicità è l'anima del commercio, dice un vecchio andiamo, ma se poi non comunichi, o peggio, comunichi male e dove non serve, ottieni un effetto negativo e controproducente.
Eppur qualche buona notizia sembrava esserci, come quella che i negozietti si erano associati in una "cooperativa" denominata Lega Italiana Rugby che pare però non riesca a dare nessun tipo di impulso ad un mercato asfittico , in primis perchè nata per altri scopi, secundis troppo divisa al suo interno dalle diverse correnti.
Dulcis in fundo, l'anossia finanziaria di buona parte delle realtà "commerciali" del rugby italiano, ha spinto spesso i negozietti a rivolgersi a sostenitori legati al territorio di riferimento, che investendo piccole somme, chiedono però indietro "interessi" tre/quattro volte superiori alle somme erogate, erodendo così gli eventuali margini che le piccole aziende potrebbero residuare con una attenta gestione, da investire su strutture o formazione di tecnici e dirigenti.
Nelle prossime uscite, cercheremo di capire insieme come si sia potuto arrivare ad una situazione di criticità così diffusa, dopo ben venticinque anni di partecipazione ad un torneo come quello delle Sei nazioni, che sin dal nostro ingresso ci ha progressivamente garantito entrate costanti, sulle quale si sarebbe potuto costruire, con una programmazione adeguata, una crescita strutturale dell'intero movimento..
Buon rugby!


AUGURI!I nostri migliori auguri al capitano dei capitani Massimo Giovanelli, nel giorno del suo compleanno; la sua batta...
01/03/2026

AUGURI!
I nostri migliori auguri al capitano dei capitani Massimo Giovanelli, nel giorno del suo compleanno; la sua battaglia per un futuro migliore del rugby italiano non conosce ètà.
Buon rugby!

Il pensiero del nostro capitano Massimo Giovanelli nel post partita con la Francia.Buon vento!
23/02/2026

Il pensiero del nostro capitano Massimo Giovanelli nel post partita con la Francia.
Buon vento!

25 ANNI DI SEI NAZIONI PASSATI SENZA OBIETTIVI STRATEGICI;  TEMPO ABBONDANTEMENTE SCADUTO......Buon vento!
30/01/2026

25 ANNI DI SEI NAZIONI PASSATI SENZA OBIETTIVI STRATEGICI; TEMPO ABBONDANTEMENTE SCADUTO......
Buon vento!






ARIA DI BONACCIA.....Non potevamo aspettarci grandi cose da una coalizione coagulatasi in pochi mesi, con il dichiarato ...
24/01/2026

ARIA DI BONACCIA.....
Non potevamo aspettarci grandi cose da una coalizione coagulatasi in pochi mesi, con il dichiarato obiettivo di "subentrare", che ha condotto una campagna elettorale di attacco diretto e costante della presidenza uscente, il cui epilogo si è consumato nell'intervento durissimo in sede di assemblea elettiva, molto politico, poco rugbystico, dell'attuale presidente della franchigia federale delle Zebre Gianni Fava, nei confronti del presidente uscente, Marzio Innocenti.
Dopo un tempo congruo di quasi 500 giorni trascorsi in attesa di segnali di quella "vitalità progettuale" che il programma elettorale proposto al tempo dall'allora candidato Andrea Duodo, ai presidenti di clubs, allenatori e rappresentanti dei giocatori, ci aveva rappresentato, l'Italia rugbystica ha potuto constatare come sia praticamente nullo il vento propulsivo che soffia nelle vele della nuova Fir a trazione lombardo-veneta, in ormai stabile collocazione sotto lo scudo protettivo del deficit economico lasciato dalla gestione Innocenti, ormai noto anche ai sassi.
Non pervenuta la Lega dei clubs di serie A Elite, che al di là della finzione organizzativa di finali di campionato in un centro sportivo federale( !!!! ), altro non saputo produrre se non la defenestrazione del suo portavoce tuttofare Roberto Manghi o riaccendere vecchie beghe interne di antica memoria.
Intanto, molto al di sotto della luce dei pochi riflettori, resta assordante il silenzio di un movimento avviluppato su se stesso, in una lenta ma inarrestabile agonia, che vede nel continuo calo di tesserati la sua espressione tipica da oltre un decennio.
Per fortuna è in arrivo il solito salvagente mediatico del Sei Nazioni, che se da un lato fa riemergere il rugby italiano ( meglio dire la sola Nazionale) dai cassetti polverosi delle redazioni giornalistiche sportive nazionali, dall'altro riaccende il motore di favori e relazioni che da venticinque anni fanno da substrato ideale alle campagne elettorali di vecchia scuola dondiana.
Buon vento!


Le parole della nostro capitano Massimo Giovanelli ad un anno di distanza dalle ultime elezioni. A breve un'analisi dei ...
15/09/2025

Le parole della nostro capitano Massimo Giovanelli ad un anno di distanza dalle ultime elezioni. A breve un'analisi dei primi dodici mesi dell'attuale gestione federale: punti programmatici, attualizzazione, alibi di sistema.
Buon rugby!

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Rome

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