Il Torneo della Potracchia nasce ufficialmente nel 1994 dall’idea di un gruppo di amici che decidono di dare un nome al classico torneo estivo di Calcetto. La paternità dell’intuizione, visto il successo che avrebbe avuto negli anni a venire, fu nel tempo rivendicata da più persone, ma la più accreditata sembra essere quella di Giammarco Iantaffi (Nebbia poi Tostão). La formula a tutt’oggi adotta
ta non prevede l’iscrizione di squadre precostituite, proprio per limitare l’aspetto più competitivo tra i partecipanti che mal si sposa con lo spirito di puro divertimento del Torneo. Le squadre si formano attraverso la formula dei capitani, un po’ come si faceva da bambino; si prendono le iscrizioni e poi con la classica conta i capitani scelgono a turno, dapprima i giocatori reputati migliori per poi discendere verso quelli ritenuti meno bravi. I compagni di squadra alla fine potranno essere il tuo migliore amico, un parente oppure un semplice conoscente. La magia è proprio questa, durante quei giorni, i componenti della squadra tendono a fare gruppo come se fossero amici da sempre, si incontrano, discutono della partita giocata o di quella da giocare, commentano i risultati, le reti, gli inevitabili errori arbitrali e le incredibili papere dei portieri. Il periodo di svolgimento è il mese di Agosto, periodo in cui il paese vive il massimo splendore dell’anno e spesso le fasi finali coincidono con la festa dei Santi Patroni. Portando a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano cantò De Andrè;
Non vi è mai capitato di notare che in processione, spesso i portantini dei Santi Patroni, sotto la tunica vestono scarpe e calzettoni da calcio? In tutti questi anni, a turno, persone appassionate hanno portato avanti questa manifestazione, arrivando proprio quest’anno alla sua 20° edizione. La formula per alcune edizioni è anche cambiata, concedendo di iscrivere squadre formate in partenza; ben concepita ha avuto il merito di alzare il livello competitivo e tecnico del torneo ma ha talvolta escluso quelle persone meno abili comunque vogliose di partecipare. L’esempio più calzante è senz’altro quello di Emiliano Di Pietro (Spinazzola oggi Bamba) che mai in tutti in questi anni ci ha privato della sua appassionata partecipazione sia come portiere (eterno secondo) che come attaccante centrale di riferimento seppur non dotatissimo nello scatto e con appena qualche limite tecnico. E’ Lui, con il suo esempio, ad aver colto e mostrato a più generazioni il vero spirito del Torneo. Nelle ultime edizioni, si è voluto tornare all’originaria formula, mischiando tutte le possibili forze del paese, giovani e anziani, talentuosi e scarpari, ruspe e craine, veri atleti e su di peso, tutti uniti nell’unico intento di… divertirsi (?). Il Torneo della Potracchia ha raggiunto una longevità insperata, visto che nel nostro territorio le iniziative troppo spesso hanno un periodo di vita breve; siamo stati aiutati da un gioco bellissimo, il più bello del mondo e il merito è solo il suo. La Potracchia pian piano, nel tempo, è anche entrata nel vocabolario del nostro paese proprio come i maccheroni a fezze, i giardinetti, il castello, il colle, etc., e speriamo che continui a vivere ancora per molti anni. Chiediamo solo a chi è innamorato di questo gioco e decida nei prossimi anni di portare avanti questa manifestazione, di avere molta pazienza nel conservare gelosamente segreta la risposta a una domanda che da vent’anni ci viene sottoposta e che solo pochi eletti conoscono…
…CHE COSA E’ LA POTRACCHIA?!?