01/05/2020
Se del domani non v'è certezza, Basketreggio si aggrappa al proprio passato per regalare un sorriso in questo periodo di stop forzato. Ripercorriamo la nostra breve storia presentando (o ripresentando) tanti giocatori che hanno indossato i nostri colori. Oggi è la Festa del Lavoro e tra i tanti pretendenti abbiamo deciso di celebrare una vera autorità in materia, uno stakanovista che fin da ragazzo si è distinto per impegno e serietà, il cui senso del dovere è forse pari solo all'appetito...
Luca "Filetti di Platessa" Prati
Reggiano purosangue classe 1987, dopo una gioventù spesa nel ruolo di guardia si è pian piano trasformato in un centro di peso grazie alle abilità culinarie della mamma, costretta a sacrificare quintali di b***o in nome di Santa Merenda, protettrice di tutti i Prati. Dopo la trafila giovanile con la Jolly debutta in prima squadra, facendosi subito notare per la potenza delle gambe e la voracità nei post-gara. Nel frattempo intraprende un percorso accademico e professionale che per diversi anni lo assorbe completamente, costringendolo a un ritmo incalzante tra notti in bianco passate sui libri, colazioni di lavoro in via Farini, gruppi di studio, master, seminari e cene aziendali. Dopo aver indossato, con sempre maggior fatica, le canotte di Arbor e Castelnovo Monti, negli anni il suo rapporto con il basket è diventato più contorto della love-story tra Ridge Forrester e Brooke Logan, e complice alcuni brutti infortuni decide di appendere le scarpe alla forchetta. Conseguita la laurea con un leggerissimo ritardo, dopo una bella esperienza come assistente allenatore delle ragazze di Puianello arriva al Cravattificio Conti nella stagione d'esordio, attratto da un'offerta a gettone che include buoni pasto e una fornitura annuale di tubetti di mayonese. A partire dal secondo anno riveste il ruolo di vice e se la sua presenza in palestra è meno assidua di un'eclissi lunare, in occasione delle cene è una sentenza, quando magicamente si fa trovare già seduto a tavola, sorridente e imbavagliato, prima di annunciare al resto della squadra la classica frase di rito: "Io ho già ordinato". Nonostante le negligenze si fa sempre perdonare con foto e video leggendari, che, a differenza dei piatti che gli vengono serviti, condivide generosamente con i compagni. Se matrimonio e paternità lo hanno parzialmente imborghesito dopo gli anni d'oro in cui primeggiava nelle gare di rutti, continua a rappresentare un punto fermo, o meglio immobile, dell'allegra banda biancoblu.