28/04/2026
Il Passo del Cerreto è una soglia, prima ancora che una strada. A 1261 metri, taglia l’Appennino tra Reggio Emilia e la Lunigiana, segnando da secoli una linea di passaggio tra pianura e mare. Oggi lo attraversa la Strada statale 63 del Valico del Cerreto, ma la sua storia è più stratificata: nel Settecento Ercole III d'Este volle trasformare un tracciato montano irregolare in una vera via di collegamento, affidando il progetto all’ingegnere Lodovico Bolognini. Un’idea interrotta, ripresa, adattata. Come tutte le strade che servono davvero.
Il Cerreto è sempre stato identificato come un attraversamento. E proprio per questo, nel tempo, ha generato ciò che ogni valico richiede — un luogo dove fermarsi, scaldarsi, aspettare che il passo conceda il passaggio.
Qui entra una nota laterale, quasi fuori campo. Sul passo esiste un bar ristorante che resiste al tempo e alle stagioni, legato alla famiglia Giannarelli e alla figura di Paolo Giannarelli, gestore storico e presenza stabile del valico. Non è un’insegna da raccontare per la cucina o per la forma, ma per ciò che rappresenta: un presidio umano su una linea di transito ad alta quota.
Sono proprio queste presenze minime, quasi invisibili, ma vere a dare continuità ai luoghi.