20/04/2022
Isola di Lubang (Filippine) 9 Marzo 1974,
Hiro Oonoda l'ultimo soldato giapponese rifiutatosi di credere alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Il nostro soldato giapponese, si arrese convinto dall'esploratore giapponese Norio Suzuki e dai successivi ordini del suo diretto superiore, Maggiore Yoshimi Taniguchi.
Aveva ricevuto l'ordine di non arrendersi, a costo della sua stessa vita. Il 28 febbraio 1945 l'isola subì un attacco nemico che annientò quasi tutte le milizie nipponiche. Onoda e tre commilitoni, Yuichi Akatsu, Shoichi Shimada e Kozuka Kinshichi, si nascosero tra le montagne.
Akatsu però, nel 1949, dapprima abbandonò il gruppo di soldati e poco dopo decise spontaneamente di arrendersi. I suoi racconti convinsero la diplomazia nipponica a cercare di far arrendere anche i restanti tre soldati che erano rimasti alla macchia; perciò nel 1952 vennero lanciate da un aereo lettere e foto di famiglia per cercare di convincere i soldati fantasma a cessare le ostilità. Tuttavia la notizia della fine del conflitto non venne presa come attendibile dai tre soldati alla macchia e il gruppetto nipponico finì per considerare falsi quei documenti: Onoda e i suoi compagni rimasero quindi sull'isola, continuando la missione e combattendo contro gli abitanti dell'isola, nascosti nella giungla. I tre vissero di furti di viveri e vestiti dei cittadini filippini.
Shimada finì per perire nel 1954 durante uno scontro a fuoco, mentre in Giappone Onoda venne dichiarato legalmente deceduto nel 1959. Nel 1972, sempre in seguito ad uno scontro a fuoco, anche Kozuka venne ucciso. Onoda rimase quindi da solo e da quel momento furono diversi i tentativi di rintracciarlo: nel 1972 tramite la sorella e degli amici e nel 1973 tramite il padre, che morì poco dopo. Il 20 febbraio 1974, dopo quattro giorni di ricerche, il giapponese Norio Suzuki ritrovò Onoda. Successivamente Suzuki fece ritorno in Giappone con le foto del militare e convinse l'ufficiale diretto superiore di Onoda, il maggiore Taniguchi, a recarsi sull'isola per convincerlo ad arrendersi. Onoda, rientrato in Giappone, venne accolto con tutti gli onori dal governo.
Onoda però emigrò nel 1976 in Brasile, come suo fratello Toshirō, a causa della difficoltà a riambientarsi. Precedentemente aveva scritto un libro sui suoi anni nella giungla.