10/11/2025
Questo non è un post per pubblicizzare alcunché, perché CUNTO SARACENO qui al Teatro Nuovo di Pisa c'è già stato, anzi è passato come un ciclone.
Così come è passato SUTTA A VUCI, il workshop di Alta Formazione che nel fine settimana appena trascorso Gaspare Balsamo e Cesare Basile hanno tenuto presso di noi lasciando dietro sé uno strascico di agitazione termica in chi lo ha frequentato e nell'ambiente.
Cunto Saraceno ha inaugurato Calendario Popolare 25/26, e non si poteva garantire un inizio migliore, una tale dichiarazione di intenti, alla nostra rassegna di .
Provo a scrivervi qualcosa a caldo di questo spettacolo.
Innanzitutto, DUE PROTAGONISTI:
uno è il COLLETTIVO, composto da artisti schiettamente definiti eppure capaci di una sublime collaborazione; sono Gaspare Balsamo, ovviamente, il narratore, il cuntista, l'attore e il front-man, che si muove su un tappeto sonoro, quello composto e performato da Cesare Basile e da , rotondo e viscerale sul versante acustico, con il contrabbasso di Arena a tessere accoglienza di ambienti e ritmiche, e su quello pensato, ragionato e osato da Cesare Basile con l'elettrica e i campionamenti, tragico, lirico, algido, eroico.
Un suono di una potenza trattenuta, come un purosangue nell'attimo eterno prima della partenza, cui spesso Gaspare lascia il podio della direzione orchestrale.
Poi la luce, inteso che l'illuminotecnica di abbandona, in CUNTO SARACENO, il campo della compostezza rituale per farsi co-regia audace e sicura; luce che è su tutto colore, colori mai visti dal sottoscritto prima di sabato scorso in un teatro, colori che compongono una tavolozza di parte, mai neutra, sempre schierata, una continua e incalzante testimonianza emotiva.
La REGIA scorre e governa con poco e misurato polso, con gambe agili e forti da mezzofondista quando il collettivo diventa novecentesco opificio, con quadricipiti michelangioleschi quando il ritmo si esalta nella tensione della stasi (tre momenti su tutti, quello "del sogno", quello "della distruzione" e quello "della recitazione") e il collettivo si fa metastorico.
L'altro protagonista è Gaspare Balsamo, definitivamente autore, con un TESTO concepito come il manifesto di una opzione culturale che egli sa non essere solo teatrale, ma che in Teatro trova sintesi.
Conoscendo, apprezzando, praticando il teatro di Balsamo da svariati anni, anche dal "di dentro", non può sfuggire come CUNTO SARACENO sia approdo ad una nuova posizione del suo autore, passaggio definitivo, come furono quelli dalla "riproposta" (del Cuntismo) alla denuncia, e poi quello dalla denuncia alla resilienza, e oggi, dunque, dalla resilienza a un nuovo ecumenico e irriducibile antagonismo culturale.
È questo il nucleo non scalfibile di questo spettacolo, di questo nitido manifesto.
Gaspare Balsamo issa una bandiera che (come un tempo fu anti-tratta, anti coloniale, fondativa, penso a Epica Fera) oggi è tutto ciò e oltre, è un dito, disarmato e ben puntato, sull'Occidente accerchiato e sulle sue certezze, quelle che pervadono il senso comune di tutti, nessuno escluso.
Con questa opera Gaspare ha il merito di costruire una compagnia di talenti assoluti, uomini capaci di cooperazione efficace a dispetto della importanza e della fama di ciascuno di loro; ha il merito di trasportare e condurre con un biglietto di sola andata il Cuntismo nella sua collocazione più propria, quella di capofila del contemporaneo Teatro di Narrazione; ha il merito di restituire dignità ad una scena spesso offesa tramite la via maestra dell'autentico.
A me lo spettacolo è piaciuto, assai.