17/08/2026
Grazie.
Grazie a chi è salito fin quassù.
A chi conosce la strada a memoria e a chi l’ha percorsa per la prima volta.
A chi è arrivato per i ravioli, per la musica, per un bicchiere di vino o semplicemente per curiosità.
E a chi, tornando verso il mare, si è portato dietro qualcosa di nuovo, di semplice, di autentico.
Ma soprattutto grazie a chi questa festa l’ha costruita.
A chi ha acceso i fornelli quando il paese ancora dormiva.
A chi ha impastato, cucinato, servito, sparecchiato.
A chi ha corso, sudato, risolto problemi e trovato soluzioni.
A chi ha lavorato nell’ombra perché, sotto le luci, tutto sembrasse semplice.
Dal 1962 la Sagra del Nostralino torna perché qualcuno, ogni volta, decide di prendersene cura.
E forse il senso più profondo della festa è proprio questo:
che dopo più di sessant’anni ci sia ancora un prato capace di far incontrare generazioni diverse, trasformando una tradizione in un ricordo nuovo da custodire e tramandare
Adesso le luci si spengono.
I tavoli vengono riposti.
Il bosco torna lentamente al suo silenzio.
Ma certe cose non tornano al loro posto.
Resta una canzone in testa.
Il profumo della cucina sui vestiti.
Un brindisi che avremmo voluto durasse ancora un po’.
Una fotografia.
Una risata.
La promessa, non detta, di ritrovarsi qui tra un anno