L'Aurum sorge in uno dei più incantevoli spazi pescaresi, nella tranquillità del silenzio della Riserva Naturale della Pineta Dannunziana. I frastuoni quotidiani, la vita che ogni giorno animava quest'edificio, si sono eclissati intorno ai lontani anni '70; gli anni che ci dividono dalla morte ufficiale dell'edificio sono stati anni di totale sfacelo per la struttura, sino all'anno 2003, svolta de
cisiva per la ormai ex-Fabbrica vincolata dalla Soprintendenza nel 1999. Nel gennaio 2003 il Comune ne diventa proprietario e nel giugno dello stesso anno il recupero strutturale dell'edificio viene inserito come intervento strategico nel programma di Governo dell'Ammministrazione D'Alfonso. L'ambizioso obiettivo stabilito è quello di realizzare un "contenitore culturale multifunzionale". La rinascita dell'Aurum significa disporre di uno spazio innovativo dedicato ad eventi, manifestazioni, mostre, dove accogliere le diverse discipline: musica, danza, teatro, scrittura, arti e scienze e presentare "il bello" del nostro territorio. Il progetto esecutivo, redatto dall'architetto Luciano Parenti e dall'ingegnere Gaetano Cardano in conformità alle linee guida del progetto, predisposto dagli ideatori dell'intervento, è stato realizzato dall'Ati Di Vincenzo - Archè. Il delicato intervento di riqualificazione e recupero dell'edificio, realizzato nel rispetto dei vincoli della Soprintendenza, è stato avviato il 21 marzo 2005 con l'apertura ufficiale del cantiere e con una forza lavoro impegnata che ha superato in diverse giornate le centinaia unità lavorative. La ristrutturazione dei circa 10.000 mq di superficie è avvenuta con un investimento di 9.450.000 euro. L'importo complessivo è stato determinato da un finanziamento Comunale di euro 6.967.986 (circa 75%), Regionale di euro 1.882.914 (circa 20%) e Statale (Cipe) di euro 600.000 (circa 5%). L'intervento progettuale si è mosso con la volontà di mantenere intatta, il più possibile, la memoria fisica e la spazialità architettonica degli ambienti e la necessità di recuperare spazi per le attrezzature tecnologiche e le nuove esigenze funzionali legate al moderno. Le scelte adottate seguendo impostazione culturale hanno permesso di realizzare i seguenti spazi. Piano Terra (circa mq. 3320)
museo (mq. 180)
spazio in cui allestire la storia del complesso aurum e dell'ambiente circostante;
museo (mq.120)
spazio in cui allestire la storia della città di Pescara e della regione Abruzzo;
superficie produttiva (mq. 1460)
spazi per attività d'impresa, compatibili, a sostegno alle spese, ad es. caffetteria, libreria, bar, internet-shop, artigianato-shop;
superficie di servizio (mq. 1330)
spazi per le funzioni di deposito materiali, magazzini, officina, spazi tecnologici;
superficie di accoglienza (mq. 230)
spazi informativi, biglietteria, guardaroba, uffici organizzativi etc;
corte interna (mq. 900)
spazio all'aperto per tutte le attività da realizzare all'esterno, anche nelle ore notturne estive, ad es. Piano Primo (circa mq. 3080)
spazio dell'accoglienza (mq. 340)
spazio di eccellenza dedicato al ricevimento e all'intrattenimento degli ospiti (locali Kursaal ed ex-sala degli alambicchi);
sala incontri letterari e musicali (mq.160)
spazio con 60 posti a sedere in cui organizzare incontri, dibattiti, letture, proiezioni, conferenze etc;
saloni espositivi (mq. 1500)
(lato nord mq. 750; lato sud mq. 750) spazi per ospitare mostre,esposizioni etc;
superficie produttiva (mq. 250)
spazi per attività d'impresa, compatibili, a sostegno alle spese, es. caffetteria, book-shop; spazi strutturati per incontri, meeting etc. superficie di servizio (mq. 830)
spazi per gli uffici amministrativi, centro operativo di servizio, magazzini, spazi tecnologici, casa custode ecc (mq. 470); scale, percorsi, corridoi ecc (mq. 350);
Piano Secondo (circa mq. 2925)
terrazza (mq. 1600)
spazio all'aperto da utilizzare anche nelle ore notturne estive per intrattenimento, esposizioni, roof-garden ecc;
superficie produttiva (mq.160)
spazi per attività d'impresa, compatibili, a sostegno alle spese, es. caffetteria, bar-pranzo al buffet, tavola calda ecc;
superficie di servizio (mq. 350)
spazi per le funzioni di deposito materiali, spazi tecnologici ecc;
superficie di accoglienza (mq. 175)
spazi per l'alloggiamento di qualità, n.2 suite executive floor;
superficie di rappresentanza (mq. 170)
spazi per incontri, riunioni, manifestazioni di elevata importanza, celebrazioni ecc (locali ex-kursaal);
area di creazione-comunicazione (mq. 470)
spazi per laboratori didattici, corsi di formazione, workshops, seminari ecc
La storia
Un “elegante fabbricato a scopo di ritrovo”: ecco cosa avrebbe dovuto essere il nucleo originario di quello che sarebbe poi diventato l’opificio Aurum di Pescara, atto alla produzione del famoso liquore, il cui nome fu coniato da D’Annunzio. Si era nel 1910, e l’appellativo scelto per l’“elegante fabbricato” fu quello, assai di moda a quel tempo, di “Kursaal”. Il contesto era il piano dell’architetto Liberi , che prevedeva la realizzazione di un’attrezzatura di ricezione turistica per le attività di balneazione, sempre più diffuse, in quegli anni, sulla costa adriatica. Il progetto del Liberi restò incompiuto, e nel 1921 la famiglia Pomilio trasformò l’edificio nella fabbrica del liquore. L’ampliamento della fabbrica venne affidato nel 1939 all’architetto Giovanni Michelucci, che ne ricavò una splendida opera architettonica. Michelucci, venuto a Pescara già nel 1928, ebbe con la città (come lui stesso affermava) un intenso rapporto, pieno di stimoli interessanti. Per la progettazione dell’Aurum elaborò più soluzioni, in funzione dell’adeguamento dell’edificio alla preesistenza del Kursaal, in parte già realizzato. Da questo superbo lavoro di Michelucci emerge una delle caratteristiche principali della sua progettazione: quella del saper coniugare i temi del Movimento Moderno con i centri storici nei quali gli edifici progettati si inseriscono. Tutto ciò ha come base il principio a lui carissimo dell’umanizzazione dell’architettura: l’importanza della vita e della necessità di uno spazio che ne consenta il libero e creativo dispiegarsi. Le nuove strutture, pur sposando i canoni del razionalismo, si integrano nell’ambiente costruito in precedenza con particolare armonia, sembrandone quasi uno sviluppo : così il nuovo Aurum rispetto all’originario Kursaal. Bruno Zevi attribuisce all’opera di Michelucci un valore di lezione morale per tutti gli architetti: “arte colta e popolare... aperta al quotidiano dell’uomo ma diffidente verso l’umanesimo astratto”. In Spazi dell’architettura moderna (Einaudi, Torino, 1973) , Michelucci viene definito da Zevi “il migliore artista italiano della sua generazione”: ha voluto liberare lo “spazio vivente” dall’accademia, costruendo un “spazio della libertà” che ha al suo centro le persone e il loro vivere, piuttosto che la ricerca della forma e l’ambizione formale del capolavoro. Negli anni ‘70 il liquorificio chiude, e l’edificio viene abbandonato. Sono anni di silenzio e di decadenza, finché è proprio il demone dell’arte a risvegliare il “castello” addormentato, quel “castello” progettato dal “miglior artista della sua generazione”. Nel 1990 e nel 1995 l’Aurum ospita infatti due edizioni di Fuori Uso, una manifestazione artistica di respiro internazionale - ancor oggi vivissima - ideata dal gallerista pescarese Cesare Manzo, che ha saputo restituire un nuovo impulso vitale a questo straordinario esempio di architettura moderna italiana. Cesare Manzo intendeva dare vita a una manifestazione che occupasse nuovi spazi nel panorama urbano, recuperando aree ed edifici dismessi e abbandonati e restituendoli alla città come luoghi d’arte, collaborando con i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea (artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Richard Long, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Tony Cragg, Cindy Sherman, Nan Goldin, Peter Halley e tantissimi altri). Tutto ciò, in armonia con la forte “vocazione” per l’arte contemporanea dimostrata dalla città di Pescara, dove già negli anni ’60, oltre alla galleria di Manzo, erano attive quelle di Mario Pieroni e di Lucrezia De Domizio, e dove nel ’76 era nata una notevole rivista del settore, “Segno”, che esce tuttora, sempre sotto la direzione di Lucia Spadano e Umberto Sala. Così, gli anni ’60 e ’70 a Pescara avevano visto realizzarsi mostre importanti di artisti come Mario Merz, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Gino De Dominicis, Ettore Spalletti (il cui storico studio è ancora a Cappelle sul Tavo, nelle immediate vicinanze della città. Negli anni ’80, sempre in territorio pescarese, a Bolognano, Joseph Beuys aveva messo in atto il suo celebre progetto “in difesa della natura”. Come scrive il critico Massimiliano Scuderi, curatore del seminario Space, People and Place. Città, Arte e Architettura in Europa presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Pescara: “Gli anni Novanta sono segnati dall’invenzione, da parte di Cesare Manzo, di Fuori Uso, manifestazione d’arte contemporanea che si svolge in spazi abbandonati, riconvertiti dagli artisti in piccoli musei temporanei: Fuori Uso ha sicuramente determinato la nascita di un modello allestitivo innovativo, fatto di urgenze e necessità, come appunto l’arte richiede, importante anche ai fini del coinvolgimento di maestranze e produzioni locali: Bill Woodraw lavorò intensamente con il migliore scalpellino di Manoppello per l’opera esposta nel 1995 in Caravanserraglio di arte contemporanea, edizione a cura di Giacinto di Pietrantonio presso l’ex liquorificio Aurum di Pescara, che portò in Abruzzo astisti importanti di tutte le generazioni: Vanessa Beecroft, Joseph Kosuth, Getulio Alviani, Maurizio Cattelan, Haim Steinbach, tra gli altri” (M. Scuderi, “Segnali certi, certissimi, anzi probabili”, in “Panorama Abruzzo”, “Flash Art”, n. 257, aprile-maggio 2006). Di quella memorabile edizione di Fuori Uso del 1995 sopravvivono ancora, all’interno dell’Aurum, testimonanze delle opere-ambiente realizzate allora per l’occasione da Julian Opie, Sylvie Fleury e soprattutto Getulio Alviani. Per quanto riguarda Alviani, proprio Massimiliano Scuderi sta svolgendo, insieme ad Arianna Rosica, un lavoro di intermediazione per la verifica della disponibilità da parte dell’autore a riconoscere l’opera, che potrà costituire un indiscutibile valore aggiunto dell’edificio. Il segno, forse, della sua vocazione artistica, della sua splendida vocazione ad ospitare eventi d’arte di grande valore. Credits: http://aurum.comune.pescara.it