15/12/2025
Ci sono giorni che cambiano la storia. Uno di questi è il 15 dicembre 1972.
Da quella data, in Italia, l’obiezione di coscienza non è più un reato. Un passaggio decisivo: rifiutare la guerra smette di essere una colpa e diventa una scelta riconosciuta. Nasce così la Giornata nazionale del servizio civile, che ricorda una trasformazione profonda del concetto stesso di dovere verso lo Stato.
Per molti anni ancora la leva militare resterà obbligatoria, ma da quel momento sarà possibile trasformare l’obbligo militare in impegno civile: un anno di servizio a favore della comunità, della solidarietà, della cura delle persone e dei territori. Due storie intrecciate – obiezione alla guerra e servizio civile – che avanzano nella stessa direzione: la pace.
Questa storia, però, inizia prima. Nel 1949, un giovane ligure di 22 anni, Pietro Pinna, diventa il primo obiettore di coscienza in Italia. Rifiuta il servizio militare per motivi morali e religiosi, sapendo di andare incontro a processi e carcere. Un atto solitario, coraggioso, che apre una strada nuova per tutti.
Ricordare queste date e queste persone non è solo esercizio di memoria. È un invito, oggi più che mai, a credere che la pace non è passività, ma scelta attiva, responsabilità, servizio.
È un invito a continuare a costruire alternative alla violenza, ogni giorno.
Dal primo obiettore Pietro Pinna alle lezioni di Aldo Capitini e don Milani: la storia di una “disobbedienza” che portò alla svolta del 15 dicembre 1972, quando la legge stabilì che gli obiettori «possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla pr...