31/08/2025
MOLLETTE DI LEGNO
Quest’anno il festival del fumetto da marciapiede ha preso forma sulle lenzuola. Non tele bianche di galleria, non pagine patinate da rivista, ma stoffe quotidiane, fragili e ospitali. Sopra quelle lenzuola i fumettisti hanno tracciato le parole delle persone di Ome, che hanno raccontato frammenti della loro vita: storie semplici, ma profonde, come il filo che lega i giorni tra loro. Ogni parola diventava disegno, ogni racconto trovava spazio, ogni voce si trasformava in segno da lasciare al vento e alla luce.
Le mollette di legno tenevano insieme questo intreccio. Custodivano le lenzuola come custodi discreti, pronte a difendere i fogli di stoffa dalle folate improvvise e dal peso della pioggia. Quelle mollette non erano solo oggetti: erano simboli di resistenza, di protezione, di continuità. Mi piace pensare che su ognuna avrei potuto scrivere il nome di un’emozione provata in questi due giorni: gratitudine, leggerezza, incontro, condivisione.
Il filo teso nella piazza di Ome è diventato un sipario: non per
separare la scena dalla platea, ma per rivelare come la vita quotidiana possa trasformarsi in teatro, in festa, in poesia. E in fondo questa edizione mi ha consegnato una frase che, semplice e luminosa, racchiude tutto: siete i benvenuti.
Ome, per me, è stata una Home: uno spazio che ha saputo accogliere, ascoltare e lasciare libero il pensiero. A Ome ho potuto realizzare i miei progetti, dare corpo alle mie idee, intrecciare la mia voce con quella degli altri. Ome non è soltanto un luogo: è la prova che quando una comunità apre le sue porte, l’arte può fiorire e restituire senso al vivere insieme.
Ringrazio chi ha reso possibile questo piccolo miracolo: i cittadini che hanno prestato le loro storie, i fumettisti che le hanno disegnate, i relatori, le persone che hanno scelto di trascorrere con noi tempo e attenzione, e Alberto, che con la sua disponibilità ha dimostrato che anche le istituzioni possono diventare accessibili e vicine.
Si raccoglie il bucato, settembre bussa, ma le lenzuola restano nella memoria come un archivio che non si chiude qui. Intendo portare avanti questo percorso e farlo diventare un nuovo progetto culturale, una vera e propria postazione di ascolto e di memoria, capace di aprirsi ad altre realtà e di continuare a custodire le voci che meritano spazio. Non solo stoffe, non solo segni: sono pagine di vita affidate al vento, e custodite da mollette di legno.
Al prossimo viaggio.
Pietro