Il videoracconto di #RepIdee24
Dialoghi, riflessioni, cultura, musica e tanti ospiti. Ripercorriamo con un videoracconto alcuni momenti che hanno scandito i tre giorni di #RepIdee24 a Bologna. E vi diamo appuntamento al prossimo anno!
Repubblica delle idee è da oggi disponibile in formato Podcast: per chi non ha potuto partecipare; per chi c'era e vuole rivivere l'esperienza. Vai su repubblica.it/audio o cerca Le idee di Repubblica su tutte le piaffatorme
Tutto il programma di Repubblica delle Idee è a cura di Silvia Barbagallo.
Di Matteo Macor, con le immagini di Macor, Daniele Alberti, Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi che hanno seguito e raccontato tutti gli eventi della festa di Repubblica a Bologna.
"C'è questa frase che mi piace molto di Ennio Flaiano che dice che esistono due tipi di fascismo, cioè il fascismo e l'antifascismo, in Italia, lui circostanzia il discorso, nel senso che l'antifascismo di per sé non è una cultura, cioè io faccio stand-up comedy con altre tre disgraziate donne e dico quella per me è un'autentica cultura antifascista, ma portare alla mente Matteotti eccetera, quello è un modo più subdolo e reazionario di essere fascisti del fascismo stesso. E infatti io ho detto 'Genocidio in Palestina' su Rai 3 e nessuno se n'è accorto, perché avevo delle ciglia finte".
Giada Biaggi a #RepIdee24 nel panel 'Adottare soluzioni punk per sopravvivere. 30 anni e sentirli tutti' con Filippo Barbagallo, Pietro Turano e Bernardo Zannoni
Maura Gancitano riflette a #RepIdee24 sul concetto di identità: “L’identità italiana non esiste, è un falso storico, ma è un puntello usato da certe forze politiche che va a toccare la paura della minaccia esterna. Dobbiamo invece capire che siamo interdipendenti dagli altri, e che non perdo il mio io quando mi relaziono con gli altri e mi occupo dei suoi diritti”.
"Gli uomini sono figli di quella cultura per cui le donne stavano recluse magari nei tessitoi, nei telai o nelle cucine, nelle case. Gli uomini si radunavano per fare la guerra, andavano nell'altra città a conquistare. Si dovevano autoesaltare e dovevano fare una cosa sola, perché la città più vicina venisse conquistata, dovevi negare ogni tua paura e l'altro ti serviva per negare le tue paure, millantare una forza che oggettivamente non c'era e buttarsi e morire per provare a conquistare. Una volta conquistato, per esorcizzare quella paura, l'unica cosa che ti veniva da fare era sottomettere i corpi delle persone conquistate, che fossero donne o che fossero uomini. Anche sessualmente. Lo stupro di guerra è proprio una roba atavica".
Le parole di Diego Passoni, protagonista insieme a Nicola Macchione del podcast di One Podcast “Cazzi nostri – Cose tra maschi”, per #RepIdee24 nell'incontro “Uomo, maschile plurale”, nel chiostro dell'Arena del Sole a Bologna. "Oggettivamente nel 2024 se noi maschi potessimo un attimo emanciparci avrebbe anche un po' senso. Siamo rimasti ancora un po' lì, a millantare che siamo forti, che ce l'abbiamo fatta. Senza invece essere stati capaci di dire al mio migliore amico, al mio cugino, a mio fratello, da grandi anche, 'ho paura'".
#Bologna #RepIdee24
L'augurio di Edoardo Prati, influencer culturale, dal chiostro di #RepIdee24, per gli studenti che devono affrontare la maturità: "Non vivetela con ansia perché è un passaggio obbligato, è vero, ma è anche un felice passaggio obbligato".
E poi in latino: "Curat ul valeatis". Ovvero: "Fate in modo di stare bene".
"Il problema del femminicidio è un problema che va studiato e accompagnato nella comprensione, come dice Keats nei fatti che diventano esperienze personali. È il fare anima, no? Come dice Keats. Tu puoi non essere toccato da vicino, quindi il sentimento di prossimità, con un fatto così tragico che ti può cambiare.
Come lo fai? Come senti? Come ti immedesimi in quel dolore che soffre quella donna mentre la ammazzi? Come senti la tragicità di questo evento se non attraverso la letteratura? Cioè qualche cosa che ti commuove dal di dentro. Ci sono tante cose su cui la nostra generazione ha imparato a soffrire, ha imparato a piangere".
Monica Guerritore a #RepIdee24 nel panel "Perché i diritti delle donne sono a rischio", con Emma Bonino, Giorgia Serughetti e Maria Novella De Luca
#femminicidio #diritti #donne
“Papa Francesco è un esempio. Perché si affida, parla in maniera diretta, usando anche un modo di parlare che è un po’porteño e lunfardo, che credo sia proprio la maniera un po’ arguta dell’intellighenzia di Buenos Aires e della gente di Buenos Aires. ‘Frociaggine?’ Lì probabilmente direi che qualcuno gliel’ha insegnata, ecco, diciamo che l’ha sentita”.
Così il cardinale Zuppi ospite di #RepIdee24 a Bologna.
#papafrancesco #vaticano
Filippo Ceccarelli a #RepIdee24 con Francesca Schianchi ripercorre la storia politica e gli aneddoti di Silvio Berlusconi.
"Era il 1999 a Napoli, io ero andato lì a un convegno di Alleanza Nazionale dove Berlusconi aveva rubato la scena a Fini tant'è che quando era entrato in sala avevano messo, "Meno male che Silvio c'è" o qualche analogo. L'avrà presa bene Fini? Fini era già allora un po' così. Poi dopo ci siamo trovati con alcuni giornalisti, non più di 5-6 persone, nella hall dell'hotel Vesuvio dove lui andava. E lui arrivò. L'arrivo di Berlusconi era caravanserraglio, sembrava un idolo rock. Era stato male e disse: "Ma no, sto benissimo" si mise a fare una corsetta come a dimostrare che stava bene. Quindi era un Berlusconi al meglio. Naturalmente posso sbagliarmi, posso infiorettarla e ricamarla sta storia, però lui era, io ero l'unico che lui non conosceva e quindi ho visto che si rivolgeva al suo addetto stampa che era Paolo Bonaiuti e gli disse: "Ma questo chi è?" E quello gli disse: "Ceccarelli". E lui mi ha restituito uno sguardo e mi si è gelato il sangue. Perché quello sguardo voleva dire, per me ma per chi altro, sennò? Voleva dire: quanto costa? Io ho avuto questa percezione di un maschio che pesava un altro maschio".
#FilippoCeccarelli #SilvioBerlusconi
"I pro vita nei consultori non sono un dettaglio, sono una forma di violenza verso le donne, inaudita. Io ho visto queste violenze. Le ho viste in Polonia, in Ungheria. Ho visto le donne costrette ad andare a seppellire i loro figli non nati nei cimiteri dei bambini abortiti.
Ho visto le donne devastate da questa propaganda che le ha sempre additate come colpevoli, perché volevano abortire. Ho parlato con i parenti delle donne morte, morte come si moriva nel Medioevo, di infezioni interne perché il bambino gli è morto in grembo e loro non potevano abortire.
Allora noi vogliamo andare verso un'Italia del genere? Noi vogliamo andare verso un'Italia che in qualche modo metta in discussione il diritto dell'aborto, che metta in discussione i diritti? Io non credo.
Il G7 secondo me è stato un palcoscenico straordinario perché per la prima volta questa doppiezza di Meloni è stata svelata, che si mostra naturalmente filo-europea sul piano internazionale, ma che a livello interno ha messo in atto una stretta che vediamo tutti, basta accendere la Rai la sera. È venuta fuori in conferenza stampa quando ha dovuto rispondere in maniera imbarazzata alla domanda sui diritti delle persone lgbtqi+ e c'è stato lo scontro sull'aborto".
Tonia Mastrobuoni a #RepIdee24
"Il fascismo - se lo intendiamo come regime, cioè il regime del fez, del manganello, della camicia nera, dell'olio di ricino - quella roba lì non è scomparsa, ma il fascismo di cui parliamo è un'altra cosa, è un fascismo nuovo.
Come diceva anche lei dileggiata, screditata, Michela Murgia, è un fascismo che si esprime in forme nuove, dopodiché dietro queste forme nuove c'è un rimando, nemmeno troppo nascosto, non solo alle caratteristiche tipiche del fascismo, ma anche ai suoi motti, ai suoi slogan, alle posture fasciste, all'estetica fascista.
Insomma tutta quella roba che abbiamo visto anche recentemente con la forza delle immagini televisive nell'inchiesta di Fanpage che racconta un mondo che non è più un mondo marginale è un mondo che rappresenta la palestra dove si forma la futura classe dirigente di un partito che oggi governa l'Italia".
Paolo Berizzi a #RepIdee24
"Dante nella 'Vita Nova' parla del primo amore. Dante ha 18 anni, il primo amore lo vivi a 20, non lo vivi a 40 e quindi riesce a entrare in quella frequenza che Dante ha traghettato con le parole a quell'età lì.
Io credo che il primo amore abbia una forza diversa dagli amori seguenti perché durante il primo amore fai i conti con l'ingovernabilità del sentimento. Quella fantastica canzone di Battiato 'Il re del mondo', dove dice "Il re del mondo ci tiene prigionieri il cuore", al re del mondo interessa tenere prigionieri il cuore perché il cuore è ingovernabile e quando durante il primo amore lo senti che il cuore è ingovernabile e cerchi di inventarti una qualche soluzione per riuscire a tenerlo ingabbiato.
Dante si rende conto che il proprio amore è ingovernabile e si rende conto che il corpo non gli risponde più, che gli tremano le vene, si spaventa e dice 'Adesso cosa faccio?'. Adesso prendo il fedele consiglio della ragione e ingabbio io l'amore e quindi trova la sua soluzione.
Credo che il primo amore sia funzionale allo sviluppo del problem solving".
Edoardo Prati a #RepIdee24
"Quando Virginia Woolf nel 2011 esce dai diritti, io lavoravo allora per la casa editrice Nottetempo e penso che bisogna ritradurre alcuni testi di Virginia Woolf per restituire soprattutto il tono comico che ha.
Cominciamo da 'Flush', che è la storia dell'amore tra Elizabeth Barrett e Robert Browning, grandi poeti britannici, raccontata dal punto di vista del cane. Lei legge i diari tra Elizabeth Barrett e Robert Browning e dice: "il cane deve raccontare la biografia dei poeti".
E si capisce bene che il primo amore di Elizabeth Barrett, confutazione o conferma della tesi di Virginia Woolf, è quello che ti insegna che l'amore esiste. Non è detto che sarai felice con la persona che incontri, però il primo amore è quello che ti dice: 'esiste l'amore e tu puoi parteciparvi'.
Tant'è che Elisabeth Barrett di che cosa si innamora? Del cane! E quando arriva Robert Browning, di chi è geloso? Del cane! E il cane di chi è geloso? Di Robert Browning.
Quindi, intanto Virginia Woolf, interspecista e intersezionale, molto prima che esistessero le parole".
Chiara Valerio a #RepIdee24