28/05/2025
È ALLARME: MARTINA NON È E NON SARÀ L’ULTIMA"
Violenza di genere tra i giovani: non c’è più tempo. Servono interventi strutturati e immediati.
I centri antiviolenza hanno sempre posto l’accento sulla prevenzione come strumento centrale nella lotta contro la violenza di genere. Una delle quattro "P" fondamentali previste dalla Convenzione di Istanbul – Prevenzione, Protezione, Perseguimento, Politiche integrate – ancora troppo poco conosciuta, ma che dal 2014 tenta con forza di guidare un cambiamento reale contro la violenza maschile sulle donne.
In questo quadro, i centri antiviolenza del comune di Napoli hanno lanciato un grido d’allarme. I dati raccolti mostrano una tendenza inquietante: la violenza di genere coinvolge sempre di più le fasce più giovani della popolazione. Il femminicidio di Martina Carbonaro, appena 14 anni, non è un caso isolato. È l’ultimo anello di una catena sempre più f***a di vite spezzate da chi si arroga il potere di decidere sulla libertà, sull’autonomia e sul corpo delle donne.
Come scriveva pochi giorni fa la coordinatrice della rete CAV napoletana sul Corriere del Mezzogiorno:
"La violenza di genere non è solo un gesto estremo, un crimine, un abisso individuale.
È uno schema relazionale.
Un modello appreso e replicato, spesso inconsapevolmente.
La società degli adulti non ha mai saputo davvero farci i conti.
Ha preferito parlarne a episodi, reagire all’urgenza, ma non ha mai smontato con decisione la cultura che lo sostiene.
Ha lasciato intatte troppe zone grigie , pericolose : la gelosia romanticizzata, il controllo camuffato da amore, l’idea che amare significhi possedere qualcuno."
"Quel modello 'criminogeno' è rimasto integro e disponibile, pronto per essere raccolto dalle nuove generazioni.
Non lo hanno inventato loro: è stato trasmesso senza filtri – in famiglia, nei media, a scuola, nel linguaggio.
Con una grave aggravante: oggi tutto è più veloce, più esposto, più performativo.
E così la violenza relazionale si fa più precoce, più sottile, ma anche più letale."
Per fermare questa emergenza serve un cambiamento sistemico e immediato.
Chiediamo con urgenza:
• L’introduzione di programmi educativi obbligatori nelle scuole di ogni ordine e grado, per decostruire gli stereotipi di genere e promuovere relazioni basate sul rispetto e sull’uguaglianza.
• Formazione specifica per insegnanti e personale scolastico, affinché siano in grado di riconoscere i segnali di violenza e di intervenire tempestivamente.
• Una rete stabile di collaborazione tra scuole, centri antiviolenza, servizi sociali e sanitari, per garantire protezione e supporto a ragazze e ragazzi coinvolti in situazioni di rischio.
• Maggiore investimento in percorsi dedicati agli autori di violenza, per agire anche sulle radici del problema e interrompere il ciclo della violenza.
Affrontare la violenza di genere tra i giovani non può più essere rinviato.
Serve coraggio politico, visione culturale e un impegno collettivo per smantellare la cultura del possesso e del dominio che continua a uccidere.
È allarme. Non c’è più tempo.
Martina non è e non sarà l’ultima, se restiamo fermi.
Rete Cav Napoletana