Under16: Amatori Napoli Rugby

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il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza, singoli che diventano un gruppo, il gioco che diventa agonismo in campo e piacere di condividere fuori e per tutti viva il terzo tempo ;-)

APPUNTI ERETICI SUL REFERENDUM GIUSTIZIAC’è un filo nero che unisce Washington a Roma. Non è diplomatico. È ideologico.N...
12/02/2026

APPUNTI ERETICI SUL REFERENDUM GIUSTIZIA

C’è un filo nero che unisce Washington a Roma. Non è diplomatico. È ideologico.

Negli Stati Uniti la giustizia è da sempre terreno di conquista. La Corte Suprema degli Stati Uniti è stata trasformata in una roccaforte politica: giudici selezionati per orientamento, confermati a colpi di maggioranza, sostenuti da reti organizzate. Non equilibrio, ma forza numerica. Sei contro tre. Una maggioranza che incide su ab**to, diritti civili, poteri federali.

La politicizzazione non è un effetto collaterale. È il metodo. Il Presidente nomina, il Senato ratifica, i gruppi ideologici preparano le liste. I pubblici ministeri cambiano con l’amministrazione. Le priorità dell’accusa seguono l’agenda politica. La giustizia entra nella dinamica del consenso, si intreccia con la competizione elettorale, diventa strumento di indirizzo culturale.

Questo modello seduce una parte della destra europea. Seduce anche il governo guidato da Giorgia Meloni, che guarda al trumpismo come a un laboratorio riuscito di egemonia istituzionale. Da tempo si ripete che in Italia esisterebbe un “governo dei giudici”, una magistratura invasiva, un potere fuori controllo. La risposta proposta è nota: ridisegnare gli equilibri, ridurre l’autonomia, riportare la giustizia sotto un perimetro più vicino all’esecutivo.

Alterare quell’equilibrio non significa solo riformare procedure. Significa intervenire sul cuore della separazione dei poteri. La tentazione è chiara: conquistare le istituzioni che possono plasmare il futuro per decenni, anche oltre il ciclo elettorale.

La disputa sulla giustizia viene spesso raccontata come uno scontro tra garantisti e giustizialisti, tra chi difende lo Stato di diritto e chi lo vorrebbe piegare. Ma c’è una terza voce, rimossa dal racconto ufficiale: quella di chi non ha mai visto nella magistratura italiana un potere neutrale.

Nel dopoguerra, i tribunali non nascono in un vuoto. Molti uomini in toga arrivano direttamente dall’epoca fascista. Parte di quella macchina giudiziaria resta in piedi. Non è un dettaglio biografico: è una continuità strutturale.

Basta guardare a ciò che accade nelle campagne e nelle piazze. Braccianti e operai cadono sotto il fuoco delle forze dell’ordine. Le responsabilità si sfilacciano nelle aule di giustizia. I procedimenti si trascinano, le imputazioni si alleggeriscono, le assoluzioni si accumulano. Le inchieste, una dopo l’altra, si chiudono senza colpevoli.

La rottura promessa dalla nuova Repubblica frena anche sulla soglia dei tribunali. Poi arriva la stagione delle bombe. Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus. La cosiddetta strategia della tensione attraversa il Paese e una parte della magistratura insegue piste che colpiscono a sinistra. Giuseppe Pinelli precipita da una finestra della questura di Milano. Nessun colpevole. Pietro Valpreda viene indicato come mostro mediatico prima ancora che imputato. Anni dopo, le sentenze smontano le accuse. Ma intanto le vite sono state travolte.

A metà anni Settanta, l’ondata repressiva investe il dissenso politico. Nel 1977 la repressione accompagna lo scontro di piazza. Arresti di massa, custodie cautelari interminabili, costruzioni accusatorie fragili. Le radio di movimento vengono chiuse. Il confine tra ordine pubblico e conflitto sociale si fa labile. A Roma si parla di “porto delle nebbie” per indicare un tribunale dove le inchieste scomode evaporano. Figure come il giudice Alibrandi - fascista dichiarato - assicurano impunità indecenti. Magistrati che si occupano di neofascismo come Occorsio o Amato vengono lasciati soli.

Il 7 aprile 1979 scatta l’operazione guidata dal magistrato Pietro Calogero: l’idea di un’unica regia politico-militare dietro l’Autonomia operaia e le Brigate Rosse diventa un teorema giudiziario. Le aule si trasformano in luoghi di regolamento politico. Alla fine: 60.000 militanti indagati e 25.000 arrestati. Carceri speciali.

Questo è il curriculum che, chi scrive, non dimentica. Non una deviazione occasionale, ma una traiettoria in cui la magistratura ha agito come ingranaggio dell’ordine costituito, non come suo correttivo.

Oggi la destra attacca le toghe in nome del primato della politica. Una parte del fronte opposto le difende in nome della legalità. Ma per chi ha memoria di quelle stagioni, la questione è più aspra: lo Stato di diritto non è mai stato un terreno neutro. Troppo spesso ha colpito in basso e protetto in alto. È stato un campo di forze, attraversato da rapporti di potere, da continuità opache. Una storia che pesa ancora, ogni volta che si invoca la neutralità delle toghe come verità indiscutibile.

Il fine di questo articolo non si colloca nel dibattito pubblico - già abbastanza logoro - sul referendum di marzo. Anche perché il fronte del No non è affatto immune da pulsioni giustizialiste: la tentazione della manetta, sempre e comunque, attraversa schieramenti che si proclamano opposti.

Qui si tratta di rimettere in fila i fatti, di restituire spessore storico a una discussione che troppo spesso si consuma nell’immediato. Prima delle parole d’ordine, prima delle campagne, c’è una storia. E quella storia pesa ancora.

Andrò a votare No. Non per difendere l’ordine esistente, non per arruolarmi sotto la bandiera della magistratura. Sarà un No solo politico, un No a questo governo di estrema destra e alla sua idea di concentrazione del potere.

Non mi riconosco in alcun apparato giudiziario di questo Stato, segnato da continuità storiche mai del tutto recise con il fascismo e reti di potere massoniche. Fingere che tutto sia neutro, che la toga sia stata sempre impermeabile a queste influenze, significa riscrivere la storia.

Il mio No è una scelta contro chi oggi governa. Una risposta politica a un’offensiva politica.

Alfredo Facchini

È finita nell’unico modo possibile.La Global Sumud Flotilla è stata fermata a 75 miglia da Gaza in modo illegale, crimin...
02/10/2025

È finita nell’unico modo possibile.

La Global Sumud Flotilla è stata fermata a 75 miglia da Gaza in modo illegale, criminale e terroristico da Israele in acque internazionali, in violazione di ogni diritto internazionale.

Ma, se qualcuno pensa che si tratti di una resa o di una sconfitta, non ha capito NULLA di cos’è e cosa è sempre stata la Flotilla: la più grande missione umanitaria della storia per Gaza.

Quella che si è spinta più avanti di tutte.

Quella che più di qualunque altra ha messo in difficoltà Israele, costringendola a mostrare il suo unico e vero volto: quello di uno Stato fuorilegge.

Ma questi uomini e queste donne straordinarie hanno fatto pure molto di più: hanno spostato la linea dell’orizzonte del possibile più in là non di qualche miglio marino ma di decine di anni nella consapevolezza del nostro potere, convincendoci, anzi dimostrandoci nei fatti, che non è vero che non possiamo fare nulla, che “Tanto non serve”, “Che cosa lo fai a fare?”, “Ma stai a casa tua!”, come ci ripetono quelli che non hanno abbastanza coraggio né fantasia per immaginare un destino diverso.

Queste mille persone, questi 51 italiani, tra attivisti, marinai, giornalisti, parlamentari, insegnanti, artisti, studenti, pensionati, semplici cittadini ci hanno detto che tutti insieme si può mettere a n**o la mostruosità di uno Stato genocida e, al tempo stesso, la complicità, l’ipocrisia, il silenzio assordante di governi - primo tra tutti quello italiano - che hanno fatto da scorta politica e mediatica al genocidio.

Il Re è n**o, ora lo sappiamo. Ce l’hanno detto loro.

Per oltre un mese li hanno sottovalutati, derisi, offesi, attaccati, li hanno accusati di tutto, fino all’ultimo istante disponibile.
Addirittura la Presidente del Consiglio Meloni è arrivata a dar loro la colpa preventivamente di far saltare il cosiddetto “piano di pace” di Trump. Che indecenza, dio mio, che indecenza!

Loro sono sempre andati avanti, nell’esercizio delle loro funzioni di esseri umani e forti del diritto internazionale e delle leggi del mare, che hanno messo sempre davanti a tutto, a schiena dritta, con una dignità infinita.

E io, oggi che è finita, voglio dire loro che è solo l’inizio, che siamo orgogliosi di loro, voglio dirgli GRAZIE, fargli sapere che non sono soli su quelle navi ma siamo in milioni qui, il loro equipaggio di terra, e scenderemo in piazza per urlarlo.

Che mi hanno commosso alle lacrime, e non mi succedeva non so nemmeno io da quanto.

Questi uomini e queste donne in questi 30 giorni ci hanno detto che “La Storia siamo noi, nessuno si senta escluso”.

Hanno letteralmente retto da soli sulle proprie spalle la dignità dell’intera Europa e dell’Italia.

Hanno fatto più loro per Gaza in quattro settimane, a bordo di navi da 12 metri, che l’Italia e l’Europa in due anni e nei due decenni precedenti.

E non li ringrazieremo mai abbastanza per questo.

tosa

Milano, 25 Aprile 2025. La saggezza antifascista del Rugby. ❤⭐!
26/04/2025

Milano, 25 Aprile 2025. La saggezza antifascista del Rugby. ❤⭐!

Si è spenta ieri Mirta Acuña de Baravalle. Aveva 99 anni.L'ultima sopravvissuta del gruppo fondatore di Abuelas de Plaza...
04/11/2024

Si è spenta ieri Mirta Acuña de Baravalle. Aveva 99 anni.
L'ultima sopravvissuta del gruppo fondatore di Abuelas de Plaza de Mayo (Nonne di Plaza de Mayo).
Per 48 anni ha lottato per conoscere il destino di sua figlia Ana Maria, incinta di cinque mesi, e quello di suo genero Julio Cesar Galizzi, rapiti nel 1976.
Se n'è andato senza trovare sua nipote o nipote.
Un simbolo nella lotta per i diritti umani e un esempio di etica.

...i Misteri dei Settennali
26/08/2024

...i Misteri dei Settennali

🇵🇸🇵🇸🇵🇸
28/07/2024

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Nella Striscia si spara a tutti...
16/07/2024

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Israele (Internazionale) Un’inchiesta di +972 sulle regole di ingaggio dell'esercito israeliano. Case incendiate inutilmente, civili uccisi, cadaveri lasciati agli animali. Di Orev Ziv

"Rubano il tuo pane, poi te ne danno un pezzettino, poi ti ordinano di ringraziarli per la loro generosità. Quant’è gran...
14/07/2024

"Rubano il tuo pane, poi te ne danno un pezzettino, poi ti ordinano di ringraziarli per la loro generosità. Quant’è grande la loro insolenza."
Ghassan Kanafani, scrittore palestinese

...e dal rettifilo è tutto ✊Buon 25 Aprile che la strada è ancora lunga!
25/04/2024

...e dal rettifilo è tutto ✊
Buon 25 Aprile che la strada è ancora lunga!

21/04/2024

La risposta di Antonio Scurati alla comunicazione/pezza a colori fatta dalla caciottara riguardo alla motivazione della cancellazione del suo monologo, legata al compenso. Che br**ta Italia.



“Gentile Presidente,
leggo sue affermazioni che mi riguardano. Lei stessa riconosce di non sapere "quale sia la verità" sulla cancellazione del mio intervento in Rai. Ebbene, la informo che quanto lei incautamente afferma, pur ignorando per sua stessa ammissione la verità, è falso sia per ciò che concerne il compenso sia per quel che riguarda l'entità dell'impegno.
Non credo di meritare questa ulteriore aggressione diffamatoria. Io non ho polemizzato con nessuno, né prima né dopo. Sono stato trascinato per i capelli in questa vicenda. Io ho solo accolto l'invito di un programma della televisione pubblica a scrivere un monologo a un prezzo consensualmente pattuito con la stessa azienda dall'agenzia che mi rappresenta e perfettamente in linea con quello degli scrittori che mi hanno preceduto. La decisione di cancellare il mio intervento è evidentemente dovuta a "motivazioni editoriali", come dichiarato esplicitamente in un documento aziendale ora pubblico. Il mio pensiero su fascismo e postfascismo, ben radicato nei fatti, doveva essere silenziato. Continua a esserlo ora che si sposta il discorso sulla questione evidentemente pretestuosa del compenso. Pur di riuscire a confondere le acque, e a nascondere la vera questione sollevata dal mio testo, un capo di Governo, usando tutto il suo straripante potere, non esita ad attaccare personalmente e duramente con dichiarazioni denigratorie un privato cittadino e scrittore suo connazionale tradotto e letto in tutto il mondo.
Questa, gentile Presidente, è una violenza. Non fisica, certo, ma pur sempre una violenza. È questo il prezzo che si deve pagare oggi nella sua Italia per aver espresso il proprio pensiero?”
Grande!

Non tutto è TeleOrban!Il testo integrale pubblicato da l’ANSA"Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 ...
21/04/2024

Non tutto è TeleOrban!

Il testo integrale pubblicato da l’ANSA

"Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924.
Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L'onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l'ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all'ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il ca****re. Lo piegarono su sé stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro".
"Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell'infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania". "In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l'omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati". "Queste due concomitanti ricorrenze luttuose - primavera del '24, primavera del '44 - proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica - non soltanto alla fine o occasionalmente - un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell'ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via".
"Dopo aver evitato l'argomento in campagna elettorale la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l'esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola "antifascismo" in occasione del 25 aprile 2023)".
"Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell'anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra.
Finché quella parola - antifascismo - non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana".
Antonio Scurati

Questo è quello che è meglio sappiate prima di cercare di vincere:La vittoria non è corretta verso di te.Alla vittoria n...
19/03/2024

Questo è quello che è meglio sappiate prima di cercare di vincere:
La vittoria non è corretta verso di te.
Alla vittoria non interessa niente di te.
Alla vittoria non interessa quanto dolore provi.
Alla vittoria non interessa quanto duramente ti sei preparato.
Alla vittoria non interessa quanto ti sei riposato.
A volte uno che si è allenato meno di te vince. A volte non c’è giustizia.
La vittoria ti chiede tutto e poi ancora di più e non ti promette niente.
È bravissima a creare dubbi e paura nella tua mente e crea ostacoli, uno dopo l’altro. Quindi la questione è questa: sei disposto a provarci quando non sai fino a dove dovrai arrivare? E allora perché rincorrere questa cosa chiamata “vittoria”?
Posso solo dirvi una cosa: l’unica cosa sicura nella vita è che se non ce la metti tutta perdi.

Lewis Caralla

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Naples
80124

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