30/06/2026
🗳️ 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗘𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘: 𝗦𝗜 𝗧𝗢𝗥𝗡𝗜 𝗔𝗟 𝗩𝗢𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔
Una democrazia senza partecipazione è una democrazia malata. Ce lo ricorda spesso il Presidente della Repubblica, ce lo ha ricordato la Settimana sociale dei cattolici di Trieste ma ce lo ricorda soprattutto la Costituzione. Per il concetto di democrazia sostanziale che immaginavano Dossetti e molti altri padri costituenti, la partecipazione non è un optional ma il vero motore della Repubblica. E, se è vero che essa non si esercita solo con il voto, è altrettanto vero che ha nel voto la sua manifestazione più eclatante.
La scarsa partecipazione alle urne e alla vita politica, certificata da numerose ricerche, racconta non solo di un disinteresse, ma di una vera e propria rottura del patto di fiducia tra popolo e istituzioni democratiche. È un tema enorme, in cui si inseriscono varie motivazioni locali, nazionali e internazionali, e all’interno del quale non ci sfugge quanto sia prioritario anche un indispensabile lavoro educativo e culturale. Ma questo non può essere una scusa per sottrarsi dal prendere posizione sui nodi politici che sono all’ordine del giorno.
Proprio per questo motivo, mentre il Parlamento discute di una nuova legge elettorale, ci sentiamo in dovere di fare sentire la nostra voce per chiedere un ripristino delle preferenze parlamentari. Lo sappiamo: il sistema delle preferenze non è perfetto e ha portato in passato a molte distorsioni, le quali possono peraltro essere in parte arginate con alcuni correttivi. Ma è evidente che, fino a quando i parlamentari saranno scelti dalle segreterie dei partiti, la fedeltà al “capo” sarà un criterio privilegiato rispetto alla presenza sul territorio, al rapporto diretto con gli elettori e alla rappresentanza delle loro esigenze. Nella situazione di crisi che attraversano i partiti e nella scarsa – per non dire assente – democraticità che si trova in gran parte di essi, una legge elettorale con listino bloccato significherebbe un’ulteriore riduzione del potere di scelta da parte degli elettori che si troverebbero a dover semplicemente ratificare quanto deciso dai segretari di partito nel chiuso delle loro stanze.
Non va inoltre dimenticato che, allo stato attuale, i partiti non sono soggetti ad alcun obbligo di democrazia interna: in assenza di regole condivise su selezione delle candidature, organi dirigenti e dibattito interno, restituire ai cittadini la scelta diretta dei propri rappresentanti attraverso le preferenze diventa un correttivo ancora più necessario, capace di rendere l'istituzione parlamentare più credibile agli occhi degli elettori, e dunque più forte anche rispetto alle altre istituzioni repubblicane.
Come Centro Ferrari quindi, forti della nostra storia e del dibattito che si è sempre sviluppato al nostro interno, chiediamo di ripartire dalla Costituzione e da quella democrazia sostanziale che la ispira, fin dall’articolo uno. Chiediamo ai parlamentari eletti sul nostro territorio e a quanti hanno responsabilità politiche e di partito, di spendersi per ridare ai cittadini e alle cittadine la possibilità di scelta dei propri rappresentanti in Parlamento.