Alea Iacta Est - Roma Milano Bike tour 2018 Via Flamina e Via Emilia

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Alea Iacta Est - Roma Milano Bike tour 2018 Via Flamina e Via Emilia Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Alea Iacta Est - Roma Milano Bike tour 2018 Via Flamina e Via Emilia, Evento sportivo, Milan.

29/06/2019

New Adventure! ;)

Sports

Aperto ad una vita più... Naturale 🤩
30/01/2019

Aperto ad una vita più... Naturale 🤩

"The Faroe Islands are like heaven! Every couple of kilometers you will see some houses with grass roofs, or other amazing cabins."

- Giulio Groebert, landscape photographer

Un gran finale a sorpresa al quarantesimo piano di Torre Hadid, sede centrale di Generali Italia, Citylife Milano.Un sen...
01/09/2018

Un gran finale a sorpresa al quarantesimo piano di Torre Hadid, sede centrale di Generali Italia, Citylife Milano.

Un sentito ringraziamento al Dott. Stefano Gentili, Chief Distribution & Marketing Officer di Generali Italia, per la calorosa ospitalità e per l'interesse mostrato per la nostra impresa.

Giovanni Gabriele Sestio Conti; Egon Dibäuf

Giorno 9. Ore 17.30 -ultimo bollettino-Lasciata Lodi, la marcia verso Milano passa per Lodi vecchio. La città di Lodi "N...
29/08/2018

Giorno 9. Ore 17.30 -ultimo bollettino-

Lasciata Lodi, la marcia verso Milano passa per Lodi vecchio.

La città di Lodi "Nuova", infatti, è stata costruita in altra zona rispetto alla città originaria.

Lodi Vecchio sorgeva dal 600 a.C. uno dei primi centri delle popolazioni di origine celtica che dimoravano nella pianura padana, situato sulla Via Æmilia, tra Ad Nonum (nel territorio di Melegnano) e Tres Tabernæ. Dall'89 a.c. ribattezzata con il toponimo di di Laus Pompeia.

La vocazione espansionista del vicino Ducato di Milano ha preso di mira Lodi, assediata nel 1111 le milizie milanesi prendono d'assedio la città successivamente rasa al suolo. La pace imposta dai milanesi prevede la sudditanza ai milanesi e il divieto di ricostruire gli edifici distrutti.

Degna di nota è la basilica di San Bassiano, sorta sul luogo che fu teatro nel 303 della decapitazione dei "Tre martiri", Vittore, Nabore e Felice. Ricostruita nel XIV secolo dopo le distruzioni milanesi secondo lo stile gotico lombardo.

Breve sosta beverina e via diritti verso Milano passando l'ultimo tratto di campagna solcato dai navigli. Si respira un'aria dai ragazzi della via gluck.

Alle 16.50 raggiungiamo il primo agglomerato periferico, e di lì lungo corso Lodi. Entriamo in città da Porta Romana alle 17.20 non senza aver intentato una gara finale, subito interrotta a causa della ferma opposizione dell'autorità costituita.

Passata la porta, troviamo una caotica Milano di fine agosto, pronta ad esprimere tutto il suo potenziale al rientro dalle ferie estive.

Svicoliamo per le stradine defilate. Pavè e binari dei tram rallentano non poco la marcia.

Alle 17.32 siamo finalmente al traguardo. Tocchiamo finalmente le colonne Romane di San Lorenzo, timide superstiti di una Milano imperiale che ormai non esiste più.

Giungiamo a toccare le sedici colonne, alte circa 7 metri e mezzo, in marmo, con capitelli corinzi che sostengono la trabeazione di un probabile tempio pagano. Alle nostre spalle, la basilica di San Lorenzo Maggiore, tra le più antiche chiese della città.

La piazza é contornata di monnosi e sbandati coi cani. Il degrado è percepibile già dall'olfatto. Occhi poco discreti osservano i nostri movimenti.

Il viaggio è durato 8 giorni, 17 Ore e 32 minuti. Cambiate due camere d'aria. Attraversate 5 regioni, 16 capoluoghi di provincia. Centinaia di comuni, borghi e frazioni. Due valichi appenninici, tre gole monumentali, colline, pianure, fiumi, passaggi a livello, atterrati e tratturi. 727 km segna alla fine il computer di bordo. Questa è stata la nostra storia.

Ormai siamo a tappa. Fine del tour. Abbiamo visto e raccontato una parte dell'Italia. Abbiamo vissuto e mostrato i migliori aspetti storico artistici, paesaggistici culturali e gastronomici di questo nostro Paese ricco di contraddizioni e paradossi.

Lo spirito di questo viaggio è stato all'insegna della storia di questo grande popolo e di questa terra da rispettare e proteggere.

Grazie a tutti per averci seguito con affetto e dedizione.

Grazie agli sponsor che hanno creduto in noi e hanno reso possibile tutto questo. Grazie al mitico Carlo Macrì, grazie a Generali Italia, grazie a Farmacia Fogliani, grazie a Cicli Capobianchi e al grandissimo Maurizio Capobianchi. Grazie anxhe a Prestige and more.

A tutti voi, un grande abbraccio con la promessa che abbiamo già in cantiere il tour del 2019.

Seguiranno aggiornamenti nel prossimo futuro... state con noi!

Giorno 9. Ore 15.00.L' ingresso a Lodi da porta piacentina ci apre la via verso la piazza della città, intitolata alla v...
28/08/2018

Giorno 9. Ore 15.00.

L' ingresso a Lodi da porta piacentina ci apre la via verso la piazza della città, intitolata alla vittoria della Grande Guerra.

La piazza é caratterizzata da una pianta quadrangolare, raro esempio di piazza porticata su tutti i quattro lati. Tale singolare peculiarità, unita all'eleganza dei palazzi che vi si affacciano (molto vari per colori e dimensioni), la rende un luogo particolarmente suggestivo, tant'è che il Touring Club Italiano l'ha inserita nel 2004 nella lista delle piazze più belle d'Italia. La selciatura della piazza, nel tipico «ricciato» lombardo costituito da ciottoli di fiume, risalirebbe al 1471.

Un pranzo frugale sotto i portici ci offre uno scorcio interessante della città che fu fondata il 3 agosto 1158 da Federico Barbarossa, in seguito alla distruzione dell'antico borgo di Laus Pompeia, già municipium romano, sede vescovile e libero comune.

Degna di nota sulla piazza è la basilica cattedrale della Vergine Assunta in pieno stile romanico, ed è una delle chiese più vaste dell'intera Lombardia.

Degno di nota è anche il Palazzo Broletto, sede dell'amministrazione cittadina dal 1284 a fianco della Cattedrale, dopo numerosi rimaneggiamenti si presenta in forme neoclassiche, come risulta evidente dal porticato e dalla loggia superiore, su cui si affaccia la sala del consiglio comunale.

Merita una particolare attenzione il Castello Visconteo e il sui Torrione, tipico esempio di fortezza medievale lombarda andata in buona parte distrutta a seguito delle diverse invasioni straniere. Ail suo alto e massiccio Torrione è uno dei simboli più noti della città. L'edificio è oggi sede degli uffici della Questura di Lodi, e non può essere visitato se non su invito coatto della P.s.

Imperdibile la sede storica della Banca Popolare di Lodi, assurta agli onori delle cronache bel 2005 per la vicenda di "Bancopoli" e lo scandalo Antonveneta di Gianpiero Fiorani.

Riparte la marcia verso Milano. 34 km ci separano dal traguardo.

Giorno 9. Ore 12.00La piacevole sosta notturna in Piacenza rafforza l'animo. Desiniamo con i tipici "pisarei e fasö" (gn...
28/08/2018

Giorno 9. Ore 12.00

La piacevole sosta notturna in Piacenza rafforza l'animo. Desiniamo con i tipici "pisarei e fasö" (gnocchi e fagioli) e delle rane fritte del Po' (sanno anch'esse di pollo. Come tutti gli animali, del resto! N.d.a.)

L'aria fresca del mattino accompagna la marcia. Alle 8.30 superiamo il Po. ed entriamo finalmente in Lombardia.

Il Po. Grande fiume d'Italia. Quinto fiume europeo per portata media dopo Danubio, Reno, Rodano e Nipro.

La marcia prosegue lungo la ciclovia sul fiume, per poi entrare nelle campagne lombarde. Si respira l'atmosfera del film "Il ragazzo di campagna" di Renato Pozzetto. Filari di pioppi, foraggi e mais fanno da contorno alle cascine.

La zona è ricca di fauna, la strada è costellata di carcasse investite di ricci, volpi, isterici, serpi e nutrie. È bella la campagna.

È la zona delle "sciure". Ci osservano e ci schedano a ogni micro paesino anonimo che attraversiamo.

Proviamo a entrare in una cascina per fotografare i pascoli. Veniamo allontanati in malo modo. La popolazione locale sembra non gradire la nostra presenza.

Dopo 37 chilometri entriamo a Lodi... breve sosta e poi diritti a Milano!

Giorno 8. Ore 17.30Il tratto storico della via Emilia inizia a volgere al termine. Alle 16.50 raggiungiamo Piacenza. La ...
27/08/2018

Giorno 8. Ore 17.30

Il tratto storico della via Emilia inizia a volgere al termine. Alle 16.50 raggiungiamo Piacenza.
La città è l'ultima sul fiume Po ed è all'estremità nordoccidentale dell'Emilia-Romagna. Il computer di bordo segna 646 km dal Campidoglio. L'emozione è forte.

Fondata nel 218 a.C., Placentia fu la prima colonia romana nell'Italia settentrionale e un importante avamposto militare che ha resistito contro Annibale che muoveva dalla Spagna per giungere in Italia. Qui finiva Roma, la Civiltà e l'ordine. Oltre iniziava la barbaria e il caos.

Strategico crocevia sulla Via Francigena. Dal 1126 fu libero comune e combatté con la Lega lombarda contro il Barbarossa a Legnano. Nel 1336 fu nelle mani dei Visconti e rimase in loro dominio fino al 1447 per poi passare, nella prima metà del Cinquecento, alla Francia e in seguito allo Stato Pontificio.

È soprannominata "la città Primogenita d'Italia" perché nel 1848 fu la prima città italiana a votare con un plebiscito l'annessione al Regno di Sardegna.

All'ingresso della città, la stele commemorativa celebra il primo tratto stella via Emilia. Sulla sommità è posta la lupa capitolina, simbolo della città.

Degni di nota sono la cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina, importante esempio di architettura romanica in Italia, ha la dignità di basilica minore.

Merita anchs la Chiesa di San Francesco, sita in Piazza Cavalli all'incrocio con via XX Settembre. È realizzata in stile gotico lombardo del XII secolo (1278-1373).

Imperdibile il Palazzo Gotico della città, detto il Gotico, e suo vero simbolo assieme alla lupa. Edificato a partire dal 1281 per volere di Alberto Scoto, reggente ghibellino della città.

Da non perdere il monumentale Palazzo Farnese, importante edificio la cui costruzione venne iniziata nel 1568 su desiderio di Ottavio Farnese(secondo duca di Parma e Piacenza) e di sua moglie, Margherita d'Austria, figlia di Carlo I di Spagna.

Ultima sosta notturna dell'Emilia. La marcia proseguirà domani. Prima Lodi e poi Milano

Donec ad metam.

Giorno 8. Ore 15.00.La marcia verso Piacenza procede spedita. Le gambe ormai sono rodate e pompano sui pedali come i cil...
26/08/2018

Giorno 8. Ore 15.00.

La marcia verso Piacenza procede spedita. Le gambe ormai sono rodate e pompano sui pedali come i cilindri di un albero motore.

Il primo abitato lungo il Cammino è Fidenza, in posizione strategica al crocevia tra la via Emilia e la Francigena.

A pochi chilometri, Fiorenzuola d'Arda, la nostra sosta prandiale. Entriamo in città dopo le 13.00. Ci appare deserta, e apparentemente vuota. È domenica.

La parte migliore dell'abitato si è raccolta intorno alla bocciofila. Ci aggreghiamo al parterre di avventori durante la sosta.

I locali parlano un difficile dialetto misto tra Emiliano e lombardo. Gabriele si avventura con dei rudimenti di francese, iniziando da un "salut" e ottiene i risultati voluti. Si apre una linea di comunicazione e si ordina da bere. Non resta che arrendermi di fronte all'empirismo linguistico del mio compare.

Il posto è meraviglioso. Età media 65 anni. Tutti rigorosamente uomini. Le mogli sono a casa. L'unica donna è la vivandiera che non sembra gradire l'atmosfera. Maschilismo e volgarità la fanno da padroni durante le partite a carte. Chi sbaglia viene isnultato in malo modo. I commenti grossolani si sprecano. Cynar e cedrata tassoni vanno per la maggiore.

Alla tv trasmettono il gran premio. L'apoteosi si raggiunge al momento del tamponamento della Renault. Bestemmie, urla e invettive pervadono l'ameno luogo.

L'emozione è forte. Mi sento finalmente a casa. Ma quella piccola oasi di pace non poteva durare a lungo. A malincuore si levano gli ormeggi.

Piacenza è solo a una manciata di chilometri.
La marcia continua.

Giorno 8. Ore 9.30. La sosta notturna nei territori del ducato ci porta in una becera trattoria. La stanchezza inizia a ...
26/08/2018

Giorno 8. Ore 9.30.

La sosta notturna nei territori del ducato ci porta in una becera trattoria. La stanchezza inizia a farsi sentire. La smorziamo a colpi di Culatello, tortelli al b***o, stufato di cavallo e due bocce di San giovese per un ciclista che non deve chiedere mai.
Mangiamo come democristiani. Libertas sempre nel cuore.
La pioggia incessante martella le vie del centro. La città si svuota rapidamente. La temperatura scende. Cicchetto di "sbrulòn" e via. Luci spente e in branda alle 00.00.

Lasciamo Parma al mattino. L'aria è fredda. Il temporale notturno ha abbattuto le temperature estive intorno ai 10 gradi. L'incerata copre ma non scalda e un foglio di giornale prova a fare il resto.

Dove è carente il mezzo sopperisce lo spirito. La marcia continua.

Il sole scalda verso le 10.30. Nel parmense il cielo è pulito. Si vedono gli Appennini in lontananza. Parallela all'Emilia corre anche la massicciata dell'alta velocità. Ci sorpassa un freccia-rossa. Arriverà a Milano in 20 minuti. A noi serviranno 2 giorni. Scende un treno merci in senso contrario. 32 i vagoni del convoglio, più il locomotore di testa 33. Non credo al caso.

La strada è stretta, si viaggia in fila. Quello avanti fende l'aria. L'altro va in scia. Dopo qualche chilometro si cambia assetto.

Prosegue la marcia verso nord ovest. Direzione Piacenza.

Giorno 7. Ore 18.30Lasciata Reggio la marcia prosegue verso Parma. Le campagne reggiane, cuore rosso dell'Emilia, scorro...
26/08/2018

Giorno 7. Ore 18.30

Lasciata Reggio la marcia prosegue verso Parma.

Le campagne reggiane, cuore rosso dell'Emilia, scorrono veloci dopo un lieve temporale di mezzogiorno.

L'afa è forte e fa caldo, l'umidità ci cammina appresso e ci supera con tanto di zaino.

Lungo la via si incrociano case coloniche e poderi in istato di abbandono. La mezzadria, la colonia parziaria e la soccida restano un affascinate ricordo di uno sbiadito diritto agrario.

Questa è la terra di Peppone e don Camillo. Consorzi agrari e cooperative del latte caratterizzavano un tempo la vita politica di una neonata prima Repubblica.

Lungo il cammino, qualche sezione comunista, riconvertita in malo modo, si intravede chiusa inesorabilmente. Oggi le due pance del Paese vanno a braccetto. Nei bar, quella che sembra essere la locale imprenditoria agro-silvo-pastorale si lascia andare in commenti euroscettici, ma percepirà comunque a settembre i contributi agricoli dall'Europa. La politica non si fa più alla casa del popolo. Gli analfabeti preferiscono la rete.

Si sconfina nel parmense, e si percepisce l'opulenza di quello che doveva essere il ducato. Alle porte della città insiste una tenuta agricola nobiliare. 5 km di coda ci consentono di entrare senza pericoli.

Ore 18.30 Siamo a Parma, capitale del ducato di Parma e Piacenza e Guastalla, assegnato ai Farnese per poi passare sotto l'usbergo dell'aquila d'Austria. Chiusa la parentesi repubblicana napoleonica, all'indomani del congresso di Vienna del 1814, il ducato passa alla moglie di Napoleone, l'austriaca Maria Luisgia Bonaparte.
Nel 1859, con la seconda guerra di indipendenza vittoriosa, sarà annesso al nascente Regno di Italia.

Degni di nota il Duomo, consacrato nel 1106, che, considerato fra le maggiori opere dell'architettura romanica in Italia, al suo interno conserva la Deposizione dalla croce, bassorilievo del 1178 di Benedetto Antelami.

Degno di nota anche il Battistero, sempre dell'Antelami, consacrato nel 1270, che, interamente rivestito in marmo rosa di Verona, è arricchito da affreschi e sculture risalenti al XIII e XIV secolo.

Imperdibile il complesso monumentale del Palazzo della Pilotta, edificato per i duchi Farnese a partire dal 1580 quale contenitore di tutti i servizi della Corte e dello Stato e oggi sede della Galleria Nazionale di Parma e del Teatro Farnese.

Imperdibile è anche il parco ducale, con il Palazzo del Giardino, edificio di Corte costruito dal 1561 su progetto del Vignola ed ancora oggi ricco di importanti affreschi e stucchi seicenteschi, oggi sede del RIS dei Carabinieri; nello stesso parco sorge anche il rinascimentale Palazzetto Eucherio Sanvitale, che conserva al suo interno frammenti di un affresco del Parmigianino.

Degnissimo di nota è il palazzo del.magistrato del Po. Creatura leggendaria per gli studenti di giurisprudenza.

Anche oggi siamo a tappa. La terza in notturna dell'Emilia. 93 km percorsi oggi. Domani si punta a Piacenza, al confine con la Lombardia.

Donec ad metam

Giorno 7. Ore 13.30Raggiunta Reggio nell'Emilia, anticamente nota come  Regium Lepidi, sorta per volere del console Marc...
26/08/2018

Giorno 7. Ore 13.30

Raggiunta Reggio nell'Emilia, anticamente nota come Regium Lepidi, s
orta per volere del console Marco Emilio Lepido lungo la via Emilia.

Nota anche come la "Città del Tricolore". Quivi nacque la bandiera italiana, su ispirazione dei vessilli della napoleonica Repubblica Cispadana, confezionata ed esposta per la prima volta in questa città il 7 gennaio 1797. Lo storico vessillo é ancora esposto nella settecentesca Sala del Tricolore del Municipio cittadino, nello stesso che oggi ospita le sedute del consiglio comunale.

Degna di nota è la centralissima piazza Prampolini, sulla quale affacciano il Duomo E il municipio.

Una suggestiva strada porticata, nota come via del Broletto, la collega con piazza San Prospero sulla quale insiste l'omonima basilica.

La via Emilia, posta sull'originario decumano romano, suddivide ancora la città. Sulla ns dx, particolarmente degna di nota è la Piazza dei teatri, con il monumentale teatro Municipale.

Alle porte della città, degno di nota è il Mauriziano, la villa della famiglia materna dell'Ariosto, che quivi visse e compose.

Sosta tecnica prandiale a base di tortelli alla zucca e lambrusco. Cicchetto di grappa e si riparte...
Prossima tappa: Parma!

Giorno 7. Ore 11.00.Lasciata Bologna di buon mattino prosegue la marcia verso nord-est. A pochi km dal centro incontriam...
25/08/2018

Giorno 7. Ore 11.00.

Lasciata Bologna di buon mattino prosegue la marcia verso nord-est. A pochi km dal centro incontriamo il viadotto crollato nell'esplosione del 6 agosto, posto proprio sopra di noi. A distanza di settimana è ancora forte l'odore di gomma bruciata e sulle pareti circostanti permangono i segni dell'onda di calore.

Più avanti, l'Emilia prosegue nelle campagne bolognesi. Dopo 6 giorni di pedalate, varchiamo i confini dello Stato pontificio. Fa strano pensare che tutte le terre percorse finora appartenevano al primato petrino.
L'aria del mattino è umida. Stormi di gazze raspollano e spigolano i campi freschi di aratura. L'odore di stallatico si mischia alla frescura mattutina. Lungo il tragitto permangono i resti di cascine settecentesche monumentali, in istato di totale abbandono.

Alle 10.30 raggiungiamo Modena, antico avamposto militare romano, sulla pianta del quale presidio militare ben prima della fondazione ufficiale della città come colonia romana fu fondata la città nel 183 a.C., dal triumviro Marco Emilio Lepido.

La città è indissolubilmente legata alla storia automobilistica italiana. Sede della Maserati e del museo Enzo Ferrari, fondatore del Cavallino rampante della Maranello.

Degni di nota sono i patrimoni Unesco rappresentati dal Duomo e dalla Torre Ghirlandina, simbolo della città e poste in Piazza Grande, anch'essa patrimonio Unesco.

Suggestivo è il palazzo ducalesede della Corte Estense tra Seicento ed Ottocento. Dall'Unità d'Italia, il Palazzo ospita la prestigiosa Accademia militare di Modena dell'Esercito e dell'Arma dei Carabinieri.

Dirimpetto al palazzo, è d'obbligo menzionare la casa di Santi Romano, padre del diritto pubblico e amministrativo italiano, e presidente del Consiglio di Stato, che insegnò all'università di Modena agli inizi del '900.

La marcia prosegue. Prossima tappa: Reggio nell'Emilia.

Indirizzo

Milan
20145

Sito Web

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