11/01/2024
Gianluca Vialli, un anno dopo la sua morte. Era la notte del 5 gennaio a Londra, ma la famiglia rese pubblica la scomparsa dell’ex centravanti di Sampdoria, Juventus e Nazionale l’indomani mattina. Viallli era malato da tempo, non ha mai fatto nulla per nascondere quella sofferenza e nemmeno la sua voglia di vivere sublimata in quell’abbraccio sul prato di Wembley con Roberto Mancini. Un anno dopo la sua morte Vialli ancora una volta ci prende in contropiede e ci parla della sua vita: lo fa attraverso le pagine del suo ultimo libro, “Le cose importanti” di cui di seguito riportiamo un estratto, che raccoglie i principi che hanno orientato i suoi 58 anni dentro e fuori dal campo.
"Ciò che mi ha cambiato di più nella vita sono state le mie figlie" scriveva Vialli. "A loro non importa niente di chi sono stato, di cosa ho fatto, di cosa ho vinto. Cioè, non è del tutto vero, ma in fondo un po’ sì. Hanno questo modo bello per farmi capire che ciò che gli altri considerano importante di me, di Luca Vialli, per loro non lo è. Per loro è importante quello che ci diciamo a tavola, cosa facciamo nel weekend, quando le porto a scuola e quando le vado a riprendere. Le abbiamo mandate a un college di Ascot, tipo Hogwarts, quello di Harry Potter. Non ci sarà la magia ma costa uguale. Passano lì tutta la settimana. All’inizio, quando erano più piccole, è stato difficile separarsi, per noi e per loro, ma qui la scuola funziona in modo diverso: ti fanno crescere prima, vogliono che tu sia indipendente. E io, che ho avuto la fortuna di esserlo molto presto, grazie al calcio, so quanto sia importante. Se desidero una cosa, per loro? Di portarle all’altare, sì, come fanno i papà italiani".
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