Milano Haus Musik

Milano Haus Musik Milano Haus Musik Oggi la nostra associazione vuole riproporre quest'usanza. E vuole proporla alla Città di Milano. Perché?

Haus Musik, ovvero l'usanza di fare musica in casa, com'era abitudine, in epoca classica e romantica, tra il '700 e i primi del '900 in tutta la Mitteleuropa. Per vedere i musicisti da vicino, dialogare con loro e con le loro emozioni. Per entrare nelle case di persone che condividono con noi la passione (e la curiosità) per la musica, ma che ancora non conosciamo. Per ascoltare un concerto comoda

mente seduti su un divano, con le gambe allungate e un bel quadro sulla parete di fronte. Per lasciare entrare la musica nelle nostre case. E nelle nostre vite.

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30/05/2026

The legendary Jascha Heifetz teaching his violin masterclass at University of Southern California circa 1980. 🎻         ...
29/05/2026

The legendary Jascha Heifetz teaching his violin masterclass at University of Southern California circa 1980. 🎻

“The artist must forget the audience, forget the critics, forget the technique, forget everything but love for the music...
28/05/2026

“The artist must forget the audience, forget the critics, forget the technique, forget everything but love for the music. Then, the music speaks through the performance, and the performer and the listener will walk together with the soul of the composer, and with God.”
Mstislav Rostropovich

Carla Fracci e Giuseppe Di Stefano - nello sceneggiato TV - VERDI
26/05/2026

Carla Fracci e Giuseppe Di Stefano - nello sceneggiato TV - VERDI

Jascha Heifetz
24/05/2026

Jascha Heifetz

«Mi si dice che molta gente in America ha l’impressione che la mia abilità vocale sia una specie di “dono di Dio” – ossi...
22/05/2026

«Mi si dice che molta gente in America ha l’impressione che la mia abilità vocale sia una specie di “dono di Dio” – ossia, qualcosa che mi è venuto senza sforzo. Questo è così assurdo che stento a credere che persone sensate possano dargli anche solo un momento di credito. Ogni voce è, in un certo senso, il risultato di uno sviluppo, e questo è particolarmente vero nel mio caso. Solo per dimostrarvi quanto sia davvero ridicola questa opinione popolare, lasciatemi citare il fatto che all’età di quindici anni tutti quelli che mi sentivano cantare mi definivano un basso. Quando andai da Vergine (il mio maestro) studiai s**o per quattro anni. Durante i primi tre anni il lavoro fu soprattutto di modellatura e formazione della voce. Poi studiai repertorio per un anno e feci il mio debutto. Continuai a lavorare duramente e lavorai per almeno altri sette anni prima che mi arrivasse un vero successo degno di nota. Per tutto il tempo ebbi una sola cosa in mente: non lasciare mai passare un giorno senza vedere qualche miglioramento nella mia voce… Gli scoraggiamenti furono frequenti e amari… La grande cosa è non fermarsi.»
— Enrico Caruso
The Etude music magazine (January 1912 issue)

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Il pianoforte è tedesco. Tutti lo pensano. Tutti sbagliano.Beethovenm, Mozart, Brahms — l'associazione mentale è automat...
20/05/2026

Il pianoforte è tedesco. Tutti lo pensano. Tutti sbagliano.

Beethovenm, Mozart, Brahms — l'associazione mentale è automatica. Ma lo strumento che hanno suonato lo aveva inventato un italiano cinquant'anni prima che nascessero.

Si chiamava Bartolomeo Cristofori. Nato a Padova nel 1655, cembalaro di mestiere. Nel 1688 il principe Ferdinando de' Medici lo convocò a Firenze come custode e costruttore di strumenti della corte medicea. Lì, tra il 1698 e il 1700, Cristofori fece qualcosa che nessuno aveva fatto prima.

Sostituì i salterelli del clavicembalo con martelletti a scappamento. In pratica inventò un meccanismo per cui la forza con cui premi il tasto determina il volume del suono. Prima era impossibile. Lo chiamò con un nome lungo e preciso: "gravicembalo col piano et forte".

L'Italia non se ne accorse. Il paese era innamorato dell'opera e del clavicembalo. Nessuno, nei palazzi di Firenze, capì cosa aveva appena visto. La prima descrizione tecnica dello strumento arrivò nel 1711, sul Giornale dei letterati d'Italia — undici anni dopo la sua costruzione.

Aspetta. Perché qui la storia si fa più amara.

Cristofori firmava i suoi strumenti con una scritta in latino: "Bartholomaeus de Christophoris Patavinus inventor faciebat Florentiae". Inventore. Padovano. Firenze. Lo scriveva su ogni pianoforte, quasi a ricordare a chiunque lo aprisse che quella macchina aveva un padre, e quel padre aveva un indirizzo.

Morì il 27 gennaio 1732, a Firenze, a 76 anni. Quello stesso anno uscì la prima musica composta espressamente per pianoforte — di un certo Lodovico Giustini. Troppo tardi per Cristofori.

Spoiler: nel frattempo il tedesco Gottfried Silbermann aveva studiato i suoi strumenti, ne aveva costruito copie migliorate, e aveva iniziato a venderli in Germania. La diffusione commerciale del pianoforte partì da lì. Il merito si spostò, lentamente e senza resistenza, verso nord.

Oggi esistono tre pianoforti originali di Cristofori. Costruiti nel 1720, nel 1722 e nel 1726. Tre oggetti fisici sopravvissuti a quasi tre secoli. Uno è al Metropolitan Museum di New York. Uno è al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma. Uno è al Grassi Museum di Lipsia — in Germania, naturalmente.

Un italiano inventò il pianoforte, lo firmò, lo datò — e poi fu la Germania a tenerlo in bacheca.

In breve:
Il pianoforte fu inventato dal padovano Bartolomeo Cristofori a Firenze intorno al 1700
L'Italia ignorò l'invenzione; fu il tedesco Gottfried Silbermann a diffonderla commercialmente
Tre pianoforti originali di Cristofori esistono ancora, uno dei quali si trova in Italia a Roma

Indirizzo

Piazza Duomo
Milan
20100

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