17/09/2026
"Una comunità di lotta": nell'incontro tra il cardinale Zuppi e Massimo Cacciari di giovedì scorso, Massimo ha definito così l'unione necessaria di quanti, oggi, vogliono costruire un'alternativa alle tendenze reazionarie e autodistruttive che vediamo farsi strada nel mondo.
Quello che si è concluso domenica è stato un Festival della Politica particolarmente intenso, durante il quale sono stati lanciati molti allarmi: ad esempio sui rischi connessi al ritorno dei nazionalismi (su cui proprio il cardinale Zuppi si è soffermato), o su uno sviluppo dell'intelligenza artificiale guidato solo da logiche di profitto e potenza (ne hanno parlato tra gli altri Gianluca Di Feo e Massimo Pieranni) oppure sul diffondersi nel discorso politico di pulsioni e parole d'ordine che speravamo consegnate alla storia (un tema sviluppato a diversi livelli da vari ospiti, da Marco Damilano a Vera Gheno).
Ma il Festival era dedicato alle "ragioni della speranza", e tra tutte le ragioni di fiducia proposte dai relatori del Festival, proprio questa è quella che è stata ribadita più frequentemente e con più forza: l'esistenza una società civile vastissima e trasversale, che comprende i rischi di questo momento storico e vi si oppone. Che si ritrova unita nell'invocare il ripristino del diritto internazionale, che rifiuta l'assedio (sempre più frequente) a basilari valori di democrazia e convivenza. Una comunità che mette assieme laici e credenti, e si riconosce volentieri nelle parole del Papa quando (unico tra i leader globali) invoca la pace, rifiuta qualunque alibi religioso ai disegni nazionalistici, ripete la necessità di considerare difesa dell'ambiente e sviluppo tecnologico come "beni comuni".
La settimana scorsa, nelle piazze di Mestre, ci siamo ritrovati in ventimila. Anche questo è il segno di una comunità che si sente e ha voglia di riconoscersi tale. Rispondere alle sue istanze è il compito più importante che oggi investe le classi politiche. Sono felice che il Festival abbia offerto un'occasione in più per dare voce a questa domanda, unendo tantissimi cittadini e tanti autorevoli rappresentanti della cultura. Quindici anni fa, abbiamo creato il Festival della Politica proprio per questo: per creare un'agorà di dibattito ampia e condivisa, che ricordasse alla politica i suoi compiti più alti.