18/11/2015
Comunque non sarebbe stata una mattinata come le altre. Troppe ansie, tensioni, preoccupazioni di ogni genere. Uno degli amici di sempre, di quella pallavolo che abbiamo costruito nel 1985, quella dei nostri sogni che poi si sono realizzati, quelli del partire da uno stanzone e arrivare a costruire qualcosa di importante nei numeri, nei risultati, nelle soddisfazioni, per gli altri, per i giovani e perchè no, per noi stessi, quando quel telefono di quell'amico della pallavolo è suonato questa mattina troppo presto sono stato pervaso subito da brividi che nel rispondere hanno trovato purtroppo la conferma di come mi sentivo. Nei giorni scorsi avevamo presagito che qualcosa non andava. Hai affrontato la tua malattia con il sorriso di sempre, quello che arrivava dappertutto. Quello che colpiva in ogni occasione. Quello che bastava per dire "ma si dai, intanto passa tutto vedrai". Ne hai fatte di giocate su quei campi e poi di ore su quel lago nella canoa. Ne hai fatta crescere di gente giovane. Quanti consigli, quante volte da allenatore ma quante, tantissime, da mamma. Quante ore in palestra, a parlare, a ritrovarci per i cavoli nostri e parlarci dei nostri problemi. Ti ricordi il nostro trio "Qui, Quo e Qua"? Io, tu e il "Ciga" e poi quanti amici sono transitati sui nostri campi, amati, portati ognuno come gioielli da mostrare orgogliosi. Ora un pezzo di quel trio non c'è più. Anzi quel trio non c'è più. E non potremo mai più riformarlo perchè certe cose nascono una volta sola che anche la mano dell'artista più esperto non può dipingere una seconda volta. Non riuscirei a dire queste parole da nessun'altra parte per cui portale insieme a te dove un giorno le tireremo fuori e ci faremo una bella risata sopra. La tua. La nostra. Non ho il rammarico di non averti vista un'ultima volta in ospedale. Non avrei saputo che dire, che fare o dove guardare. L'ultima volta è stata comunque importante. Sul sagrato della Chiesa di Mergozzo, dove ti ritroverò venerdì in un altro modo. Mi hai colpito quando mi hai detto che eri tu stata tu a sostenere il nostro caro amico medico e amico della pallavolo che era più preoccupato di te per la tua salute, dopo averti fatto un ultimo esame. Ne hai passate tante, troppe nella tua vita; ora riposati un pò. Ci vediamo sui campi, dentro la memoria di tutti ma proprio tutti gli amici della tua e della nostra pallavolo, ogni giorno, in ogni battuta o attacco che faremo portandoti nel cuore, ma sul serio. Ciao "Consu".