15/05/2025
𝐒𝐄𝐍𝐓𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐓𝐀𝐏
𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐀 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐄 𝐂𝐈 𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐄𝐓𝐄
La sentenza che lunedì scorso ha dispostol’assoluzione dei manager di TAP, Saipem e di altre ditte appaltatrici del Trans Adriac Pipeline,si inserisce nell’alveo di una lunga tradizione di impunità per i reati che riguardano le nocività industriali di questo paese.
È tristemente noto come dal disastro dell’Icmesa di Seveso alle morti operaie dell’Enichem e dell’Eternit, dall’inquinamento da arsenico dell’Anic di Manfredonia a quello da carbone dell’Enel di Cerano, la ricerca di giustizia nelle aule dei tribunali si è quasi sempre - con poche eccezioni – dovuta misurare con la pratica del colpo di spugna.
Sapevamo già che il diritto viene modulato in maniera assai indulgente quando sul banco degli imputati ci sono i dirigenti di multinazionali, sostenuti da studi legali che portano nomi da ministro.
La condanna non è riservata a loro, ma a chi rimane sul territorio di Melendugno e dintorni con i pozzi inquinati, gli uliveti espiantati, le emissioni di metano incombusto (80 volte più climalterante della CO2) che escono dagli sfiati, ed un impianto a rischio di incidente rilevante vicino a casa, che la magistratura ha esentato dalle misure di prevenzione del rischio e gestione dell’emergenza previste dalla Direttiva Seveso.
Un impianto che è una minaccia permanente, la cui pericolosità non può ve**re certo attenuata dalle sentenze di assoluzione dei dirigenti TAP, né dagli specchietti e dalle perline colorate ottenuti dai Comuni di Melendugno e di Vernole in cambio del ritiro della costituzione di parte civile nel processo e della rinuncia alle compensazioni in caso di raddoppio del gasdotto.
Le condanne sono riservate a chi negli anni ha combattuto l’opera fino in fondo, da parte di tribunali che puniscono il militante per il furto di uno zerbino dell’infopoint di TAP ma non le imprese per la contaminazione delle falde con cromo esavalente.
Ma nonostante il prezzo da pagare anche in termini penali, bisognava lottare, non solo per tentare di impedire che la nostra terra diventasse un’ulteriore “zona di sacrificio” ad uso e consumo di appetiti puramente speculativi, ma anche come contributo all’interesse generale di un’umanità e di un pianeta che affrontano una catastrofe epocale, causata da un’economia fossile di cui il gasdotto transadriatico fa parte a pieno titolo. La catastrofe di un riscaldamento globale che oggi ha già superato, con 15 anni di anticipo sulle previsioni, la soglia limite di 1,5 °C rispetto al livello preindustriale.
A tutto questo ci siamo oppostə, consciə della sproporzione dei rapporti di forza, sia nei mesi delle proteste contro il cantiere della grande opera che nell’aula di un tribunale, fino all’ultimo giorno del processo contro TAP. A differenza di altri lo abbiamo fatto senza voltafaccia e opportunismi, e senza mai mollare, perché probabilmente non è finita qui, visto che stan tornando alla carica con il raddoppio del gasdotto e, di conseguenza, dell’inquinamento e del rischio.
Benché qualcuno proprio su questo abbia già trattato un’ignobile resa, per quanto ci riguarda sempre e per sempre dalla stessa parte ci troverete.
NO TAP Melendugno
Associazione Tumulti
Associazione Terra Mia
Associazione Bianca Guidetti Serra