08/05/2026
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Forse il momento più alto della serata dei David di Donatello è stato questo qui.
Matilda De Angelis ha appena vinto il premio come miglior attrice non protagonista in “Fuori” di Mario Martone, su un pezzo di vita di Goliarda Sapienza.
Potrebbe dedicarlo a chiunque, e invece quello che ne esce è un sofferto e commosso atto di accusa nei confronti di coloro i quali - senza neanche bisogno di nominarli - hanno impoverito la cultura di questo Paese.
È un discorso manifesto sul cinema, sull’arte, sull’amore, sulla cultura come atto di Resistenza.
“Questo momento il nostro Paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani. E mi dispiace che si debba arrivare a umiliare un'intera categoria per ricordarci che esiste, che è quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema e dello spettacolo che sono la mia famiglia.
Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro Paese, di un Paese che è fondato sull'arte e sulla bellezza. E non capisco perché. Forse ci siamo piegati a questo meccanismo e ci siamo lasciati abbrutire e addomesticare, invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza, e Goliarda ci ricorda anche quella che è la nostra responsabilità, che esiste, come in tutte le relazioni sane, ovvero quella di riportare il cinema ad essere onesto, ad essere pulito , ad essere limpido , ad essere sociale, ad essere politico e sociale, e politica è anche e soprattutto una storia d'amore. Anzi , in questo momento l'amore mi sembra un atto piuttosto politico e piuttosto sociale.
L'amore, come l'arte, è l'atto creativo per eccellenza e crea un'eredità . E io voglio far parte di quell'eredità. E ce l'ho , quella speranza e lo vedo quel futuro. E quindi , per favore, non levatevi questa speranza e non levatevi questo futuro.”
Grazie.