Santu Nuḍḍu

Santu  Nuḍḍu Santu Nuddu è tradizione
Santu Nuddu è contaminazione
Santu Nuddu sono le nuove tradizioni

Abbiamo condivisoAbbiamo giocatoAbbiamo piantoAbbiamo costruitoUna rete di teste, di mani, di cuori ormai inscindibili.C...
25/10/2021

Abbiamo condiviso
Abbiamo giocato
Abbiamo pianto
Abbiamo costruito
Una rete di teste, di mani, di cuori ormai inscindibili.
Ci siamo catapultati in questa avventura.

Oggi dalle 20.00 saremo in diretta su Facebook per lasciare una testimonianza del nostro viaggio!


Siamo così swag con queste maglie BlackRiuniti per ricordare la strada percorsa, ripensare al nostro progetto, alle paur...
08/09/2021

Siamo così swag con queste maglie Black

Riuniti per ricordare la strada percorsa, ripensare al nostro progetto, alle paure che abbiamo condiviso e sconfitto, alle gioie improvvisate e ai nuovi orizzonti!

Incontro di facilitazione ed educazione non formale del CulturalContamim-Action solidarity project_supportato da European solidarity corps e Agenzia Nazionale Giovani

📖I Quaderni della Contaminazione - VIIIl nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato. O...
21/05/2021

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I Quaderni della Contaminazione - VII
Il nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato.
Oggi la mano è di Eugenia Suppressa

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La storia di un'isola senza nome e della 404:

Questa è una storia che parla dell'incontro fra due società. La prima è senza nome, risiede lontano dalla città, ha pochi abitanti al suo interno. È come un'isola. Qui non ci si affanna né si corre e perché ad esser compagna del tempo è la terra. Con essa ci si nutre e non solo, ogni talento è a disposizione dell'altro. Far del bene a sé stessi e agli altri, è questa la regola. La seconda invece si chiama 404 e di abitanti ne ha veramente tanti, non hanno terra, né una casa di proprietà. Sono persone da tutte le parti del mondo che vivono insieme nel mondo virtuale. Nessun confine ne stabilisce l'illegalità. Qui vige la democrazia 2.0, dove si decide tutto con un'app. C'è un governo ed è tutto trasparente, perché chi è a capo non si nasconde, anzi, ogni azione è condivisa su uno schermo e i cittadini partecipano attivamente. In realtà è da loro che tutto ha inizio! Nella prima invece gerarchia non è una parola molto amata, un capo non c'è e si decide tutti insieme, nessuno è escluso e se qualcuno è contrario ci si prende il tempo per pensare e ripensare perché la cosa più importante in questa società senza nome è che tutti si sentano ascoltati e di tutti i diritti vengano riconosciuti. Le due società vivono lontane e distanti, poi succede che per caso un giorno si scoprono e se anche sono assai diverse non si dichiarano guerra, anzi, sono incuriosite l'una dall'altra. All'inizio sembra un po' difficile comunicare ma pian piano ci si capisce tutti ed è anche una bella scoperta perché quello che fanno nella società senza nome sarebbe bello che tutto il mondo ne venisse a conoscenza e così la 404 può insegnarle a diventare un po' più digitale mentre quest'ultima dalla prima può imparare quanto può far star bene interagire nel mondo reale. E così un grande progetto da realizzare in giro per il mondo e che possa far del bene a tutti prende avvio e non è sempre facile, le differenze sono tante e anche le difficoltà, ma tutti son ben determinati e alla fine ci riescono. Non è un processo breve e bisogna coltivare pazienza, la sua realizzazione poi è ancor più complicata e piena di imprevisti ma proprio per questo ugualmente bella e quando il progetto finisce se ne pensa subito ad un'altro, e così via, nuove società s'incontrano per strada, diversità dal quale prendere spunto, territori che han bisogno di una mano e partecipazione di isole che si aprono al mondo.

Oggi con Cultural Contamin-A(c)tion si parla di come dare vita alla contaminazione: partendo dal gioco delle due società fino a parlare di mobilità e programma Erasmus, si discute di progettazione, un processo che attraversa territorio e istituzioni, scambio, studio e continua ricerca. Quali sono le opportunità che le istituzioni creano? Come partecipare? Come scriverlo e capire a chi rivolgerlo? Noi abbiamo individuato sei parole chiavi dal quale partire per iniziare a creare il nostro progetto: programmazione, identificazione, formulazione, finanziamento, implementazione, valutazione. A parte questi paroloni che spaventano, il resto è un po' avventura, divertente e faticosa, dove ogni tanto vola anche un'imprecazione detta con tanto affetto ❤️
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📖I Quaderni della Contaminazione - VIIl nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato. Og...
14/05/2021

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I Quaderni della Contaminazione - VI
Il nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato.
Oggi la mano è di Maria Grazia Marrocco

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Le nostre città sono luoghi magici da riscoprire nelle persone che le abitano. Operai, pazzi, meccanici, contadini, Zí ‘ntoniu e Mesciu Donato. Persone che abitano luoghi, luoghi che vivono nelle persone. Abbiamo raccolto le nostre idee migliori per applicarle ai luoghi, ai territori. Abbiamo scoperto un legame che ci unisce che è quello di dar voce ai bisogni delle persone e costruire mattone dopo mattone un nuovo concetto di società. La sfida delle nuove generazioni diventa quella di ricercare un problema e trovare insieme una soluzione per la collettività. Costruire una casa per chiederci poi cos’è la nostra casa. E poi capire che casa sono io, sei tu, siamo tutti noi che immaginiamo insieme il futuro

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📖I Quaderni della Contaminazione - VIl nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato. Ogg...
07/05/2021

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I Quaderni della Contaminazione - V
Il nostro diario di bordo, i fogli su cui disegniamo i sensi del mondo visitato.
Oggi la mano è di Gabriele Balsamo.

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Chiazza te Racale
Zi’ Ntoniu: “Meh compa’ ci mme dici”
Mesciu Donatu: “E ce tt’ aggiu ddire, osci su sciutu allu fore ca nc’era nu scarcagnizzu ca nu poti capire, m’aggiu misu subbitu alla mantagna. Menumale ca tenia nu maccaluru te mujerma”.
Zi’ Ntoniu: “Te veru, osci era forte propriu, allu fore meu se nn’è scisu tuttu u sapale.”
Mesciu Donatu: “meh nzomma era misu e fave intra tuttu lu campu e sai cce ssuccessu? Ha spicatu la spurchia tuttu ncotu.”
Z.N. : “Ai mannaccia a tie, e c’ha fattu, si statu a bbentu?”
M.D. : “Cittu cittu… ca m’era riscurdatu puru lu vummile.”
Z.N. : “E ce tt’eri nnuttu, lu virzulu?”
M.D. : “Viti ca te lu tiru ncapu lu virzulu ci nu tte stai cittu sai!”
Z.N. : “E statte calmu ca sta scherzu.”
M.D. : “Nzomma era misu ste fave, va riccoiu quiddhe rimaste, tornu a ccasa e ddha scigna de mujerma me mina do scaffi critannu: “Te l’era dittu ieu cu nnu minti le fave intra tuttu lu campu! Ce m’aggiu manciare moi, fave pe n’annu? Putivi mintire puru li cisciari ca me piacine tantu no? Ci ssacciu, ddoi seuche ca puru su bbone… Maleratu a tie e a ci t’ha creatu!”
Ciccio da Taranto: “Ne fritte vurpe Indr a quedda frizzole e mo p’ na siccitede e’ rimaste senz’uegghie!”
Zi’ Ntoniu e Mesciu Donatu insieme: “Ce cazzu hai dittu tie?”
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Oggi siamo entratə nel museo delle parole dialettali. Abbiamo potuto ammirare la magia di antiche sculture consonanti ormai in disuso e comprenderne il significato. Alcune indicano strumenti agricoli di una volta, altre portano il significato di contenitori e bauli di tutti i tipi, altre ancora sono nate per esprimere determinati stati d’animo.

Con rammarico ci siamo resə conto che alcune opere avevano perso dei pezzi ed erano completamente irriconoscibili, p***e nella memoria, portate nella tomba di chi per ultimo le aveva pronunciate. Allora noi oggi abbiamo voluto spolverare alcune di queste sculture semplicemente dando loro la nostra voce: semplicemente pronunciandole. Le abbiamo fatte uscire per un momento dalla loro teca, portandole alla luce del sole e facendole vibrare nella nostra testa e poi nella nostra voce.

Ormai sempre più parole vanno a finire in questo museo, e alcune di loro sono già scomparse. Sarebbe bello, anche solo per un giorno, far uscire tutte le parole rimaste e riscoprirle, come antichi incantesimi, per riappropriarci del nostro unico linguaggio che lega e unisce chiunque lo parli.

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25/04/2021

VIVA LA LIBERTA'
amen

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Lecce

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MANIFESTO

SANTU NUDDU

Il verbo latino "tradere" vuol dire consegnare.

Da questa parola derivano i concetti di Tradizione e Tramandare.

E' il perpetuarsi della consegna (il tramandare) che dà linfa alla tradizione.


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