12/09/2026
Per una vita Denise Cosco ha dovuto nascondere il proprio volto e vivere con un'altra identità per salvarsi dalla ’ndrangheta. Solo dopo la sua morte abbiamo potuto guardarla negli occhi.
Denise era la figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa nel 2009. Ma era anche la figlia di Carlo Cosco, l'uomo condannato per l'omicidio di sua madre.
Quando sceglie di testimoniare contro suo padre, Denise compie una scelta enorme: rompe il vincolo di sangue e consegna alla giustizia la verità sulla morte di Lea.
Da quel momento deve essere protetta. Lo Stato le assegna una nuova identità e la allontana dai luoghi e dalle persone che potrebbero renderla riconoscibile. Libera, don Luigi Ciotti e il Servizio centrale di protezione le restano accanto.
Ai funerali della madre Denise non può nemmeno mostrarsi. Segue la cerimonia nascosta dietro una finestra e la sua voce arriva alla gente attraverso un altoparlante.
Denise muore a 34 anni. Soltanto dopo, sua zia Marisa decide di mostrare pubblicamente il suo volto.
Ed è questo uno degli aspetti più dolorosi della sua storia: per anni conosciamo il nome e il coraggio di Denise, ma non possiamo conoscere il suo viso. Possiamo guardarla negli occhi soltanto quando non c'è più bisogno di proteggerla.
La sua storia lascia però una domanda difficile: quanto può costare ricominciare una vita quando, per sopravvivere alla mafia, bisogna rinunciare persino al proprio nome?
Denise non è soltanto "la figlia di Lea Garofalo". È una donna che sceglie la verità contro la ’ndrangheta e paga per quella scelta un prezzo enorme.
Fonte: Calabria7, articolo di Ugo Floro.