Il progetto, voluto dall’Amministrazione Comunale di Futani, si svolgerà su tutto il territorio comunale. E’ stato finanziato dalla Regione Campania a valere sulle risorse del PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE (POC) 2014-2020 “EVENTI PER LA PROMOZIONE TURISTICA E LA VALORIZZAZIONE DEI TERRITORI” .
Il “MENEVAVO festival” si articola in dieci eventi itineranti sul territorio comunale, un viaggio nel viaggio, dove si alterneranno, da settembre a marzo, spettacoli musicali con spettacoli teatrali, escursioni, visite guidate, laboratori enogastronomici e di artigianato artistico, mostre d’arte, presentazioni di libri e convegni tematici. Il fil rouge che collega gli eventi è il tema del viaggio che va “Dall’insediamento dei monaci italo - greci allo spopolamento contemporaneo” analizzato attraverso il racconto di tre storie che unite creano l’entità di Futani.
L’esperienza del viaggio, per qualsiasi motivo esso viene intrapreso, determina nell’ individuo sempre un cambiamento, consente di incontrare persone di culture e storie diverse con cui dialogare e scambiare opinioni, tende ad innescare l’apertura verso il mondo, raccontare la propria storia e ascoltare quelle altrui. Analizzare e valorizzare le storie legate al “viaggio”, attraverso le esperienze vissute da chi c’è stato prima di noi, analizzando le migrazioni di ieri, dei nostri avi, può aiutare a comprendere un fenomeno storico e complesso come quello delle attuali migrazioni. Il racconto del viaggio diviene quindi possibilità di riflessione su di sé e sull’ altro, altro che in questo caso non è più semplice oggetto di indagine, ma fonte attiva di conoscenza.
STORIA 1 - Il viaggio dei popoli da oriente ad occidente, i monaci basiliani e la storia di Santa Cecilia.
Il nostro viaggio inizia da lontano, nei secoli in cui i monaci italo/greci partirono dalla loro terra natia e popolarono questo territorio, insegnando ai contadini nuove colture e nuove tecniche di agricoltura come quella dei terrazzamenti e la coltivazione del lino. Tutto ciò succedeva intorno all’Abbazia di Santa Cecilia che fu centro di culto e di preghiera, ma anche mercato settimanale, scuola e farmacopea dove si pestavano sapientemente le erbe della salute. L’Abbazia di Santa Cecilia negli ultimi anni è stata interessata da un minuzioso intervento di recupero e il monumento storico/religioso, di notevole importanza, offre un contenitore di prestigio, che attraverso le azioni in programma all’interno del progetto “MENEVAVO festival” verrà valorizzato e arricchito di contenuti.
STORIA 2 - Il messaggio nella bottiglia e l’attesa di un ritorno.
«Regia Nave Fiume – Prego signori date mie notizie alla mia cara mamma mentre io muoio per la Patria. Marinaio Chirico Francesco da Futani, via Eremiti 1, Salerno. Grazie signori – Italia !». Questo è il messaggio lasciato su un pezzo di tela e introdotto in una bottiglia, tappata con la ceralacca, che il marinaio Francesco Chirico affidò al mare, un ultimo toccante pensiero per la madre e per la Patria. La bottiglia navigò per 11 anni nel Mediterraneo per poi approdare sulla spiaggia di Villa Simius, presso Cagliari, nel 1952.
Quando pensiamo a Francesco Chirico ci sentiamo tutti in dovere di gettare un seme, e uno dei seme che vogliamo gettare con il progetto “MENEVAVO festival” è il seme del racconto e della memoria, attraverso un azione di storytelling per la realizzazione di un “Passeggiata/museo en plein air“ che prevede l’istallazione di pannelli interattivi per guidare il visitatore alla scoperta della storia di Francesco Chirico e dei tesori del piccolo borgo come ad esempio il palazzo Baronale. E’ proprio il cortile del Palazzo Baronale che è stato scelto come location per le lo svolgersi di spettacoli teatrali, convegni, yoga e aperitivi musicali.
STORIA 3: Alla ricerca di una vita migliore - L’emigrazione e lo spopolamento dei piccoli paesi.
Nel secondo dopoguerra i campani e, in particolar modo i cilentani, emigrarono verso il Belgio. Il cilentano (come tutti d’altronde) emigrava per necessità di natura economica, ma pensava sempre al ritorno in patria, all’incontro con i familiari, agli amici, alle abitudini, ai sapori e agli odori della sua terra. In tal modo, gli emigranti, almeno all’inizio, rimanevano ancorati alle tradizioni religiose del loro paese, alle proprie radici, alle feste svolte con processioni, bande, fiere, bancarelle. Sapere di ritornare alleviava le pene della lontananza, permetteva di ritrovare un po’ di serenità. Anche la visita ai luoghi dell’infanzia, agli amici, alla casa natìa era tappa obbligata, che alleviava il dolore di chi era costretto a partire. Uno degli scopi del “MENEVAVO festival” è quello di riaccendere la vita del paese, far rivivere i luoghi, le piazzette, i vicoletti, tenere accesa la memoria, il racconto, le storie di vita. Aprire le finestre delle case tenute per troppo tempo chiuse e far entrare aria nuova, creare comunità e condivisione, far in modo che il viaggiatore nostro ospite possa vivere un esperienza unica a stretto contatto con la genuinità dei rapporti umani, con la specificità della cultura e delle tradizioni locali, con le persone che vi abitano. Sono previsti spettacoli musicali e di teatro, convegni, laboratori di comunità, performance dai balconi e pic nic urbani.