18/08/2025
VOGLIAMO PIÙ VERDE, MA NON VOGLIAMO "PAGARLO"
(Francesco Ferrini, 18 agosto 2025)
L’Italia è un Paese in cui tutti reclamano più verde urbano: alberi, parchi, giardini “come nelle città del Nord Europa”. Poi però, appena si parla dei soldi necessari per la gestione, irrigazione, potature, sicurezza o nuovi impianti, scatta la levata di scudi: “Eh no, mica con le mie tasse!”. L’italiano medio sogna parchi scintillanti, viali alberati “come a Berlino” e giardini pubblici perfetti “come a Londra” dove l’investimento per metro quadro di verde è doppio, triplo, quadruplo rispetto al nostro. Poi, appena sente parlare di bilanci e tasse, scatta il riflesso pavloviano: “Col mio portafoglio no!”. E così il sogno si infrange: perché il verde urbano costa, eccome. Richiede acqua, personale qualificato, mezzi, progettazione.
Il ragionamento è sempre lo stesso: le tasse sono troppe, vengono sprecate, dietro c’è il malaffare. Certo, casi di sprechi e corruzione non mancano, ma trasformare l’eccezione in regola diventa il pretesto perfetto per non assumersi responsabilità. Così ci illudiamo che i parchi si auto-gestiscano, che gli alberi crescano da soli, che le panchine non si rompano. In realtà, se non si investe, il verde diventa rapidamente degrado: aiuole di terra secca, alberi malati, rami che cadono.
La verità è che la gestione del verde urbano – come di qualsiasi servizio pubblico – è complessa. Richiede competenze, mezzi, personale, programmazione. Non basta un post indignato sui social o un progetto visionario firmato dal profeta di turno che promette “foreste urbane a costo zero”. Tanto lui non deve né pagare né realizzare nulla: l’importante è raccogliere like. E il cittadino medio, invece di informarsi, preferisce credere a queste favole e indignarsi per le scelte dell’amministrazione, senza capire che dietro c’è una macchina complicata che deve bilanciare priorità, vincoli di bilancio, sicurezza e normative.
E allora la domanda è: vogliamo davvero più verde urbano o solo la versione da cartolina, gratis e senza fatica? Perché finché non accetteremo che la qualità ha un costo, continueremo a lamentarci delle nostre città aride e bollenti, illudendoci che basti piantare due alberelli su Instagram per risolvere tutto.
La verità è che gli italiani odiano le tasse ma amano pretendere. Vogliono l’erba tagliata, l’albero sano, la fontana che funziona. Gratis. Ma se si prova a spiegare che servono soldi veri, gestione e manutenzione costanti e professionalità, ecco che partono le crociate sui social: “Basterebbe fare come in Danimarca!”, “Ci vorrebbe la forestazione urbana a costo zero!”. Illusioni da tastiera, firmate, come detto, dai soliti profeti del web che non devono né decidere né realizzare nulla.
E i politici? Spesso assecondano questa ipocrisia, promettendo “milioni di nuovi alberi” sapendo già che metà morirà senza irrigazione e che nessuno vorrà pagare per mantenerli. È marketing verde, non gestione urbana.
La domanda vera allora è brutale: vogliamo davvero città più vivibili o solo il diritto a lamentarci? Perché senza investimenti seri – sì, finanziati con le odiatissime tasse – continueremo a passeggiare tra aiuole spelacchiate e alberi zombie. Altro che “verde come a Berlino”: noi abbiamo il verde come a Paperopoli, ma senza nemmeno la saggezza di Zio Paperone.
photo credits https://blogs.worldbank.org/en/sustainablecities/quantifying-public-spaces-better-quality-urban-assets