EvergreenForte

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Mostra-mercato di fiori, piante e arredi da giardino, nata nel 2014 in omaggio ai 100 anni di Forte dei Marmi ,con la partecipazione dei più noti vivaisti produttori nazionali. All'ombra dei lecci e delle palme della elegante piazza Dante, a Forte dei Marmi, si svolgerà nei giorni 13, 14 e 15 giugno 2014 la prima edizione della manifestazione a nome EvergreenForte, nata da un'idea dell'Associa

zione Culturale Utinam per rendere omaggio alla cittadina in occasione dei festeggiamenti per i suoi cento anni.Dal Veneto alla Sicilia, tutta l'Italia sarà rappresentata da notissimi vivaisti e collezionisti, che esporranno l'eccellenza della loro produzione: a completamento degli allestimenti, artigiani e scultori daranno vita a una tre giorni tutta da godere dal punto di vista scenografico e culturale.

03/09/2025
21/08/2025
18/08/2025

VOGLIAMO PIÙ VERDE, MA NON VOGLIAMO "PAGARLO"
(Francesco Ferrini, 18 agosto 2025)

L’Italia è un Paese in cui tutti reclamano più verde urbano: alberi, parchi, giardini “come nelle città del Nord Europa”. Poi però, appena si parla dei soldi necessari per la gestione, irrigazione, potature, sicurezza o nuovi impianti, scatta la levata di scudi: “Eh no, mica con le mie tasse!”. L’italiano medio sogna parchi scintillanti, viali alberati “come a Berlino” e giardini pubblici perfetti “come a Londra” dove l’investimento per metro quadro di verde è doppio, triplo, quadruplo rispetto al nostro. Poi, appena sente parlare di bilanci e tasse, scatta il riflesso pavloviano: “Col mio portafoglio no!”. E così il sogno si infrange: perché il verde urbano costa, eccome. Richiede acqua, personale qualificato, mezzi, progettazione.

Il ragionamento è sempre lo stesso: le tasse sono troppe, vengono sprecate, dietro c’è il malaffare. Certo, casi di sprechi e corruzione non mancano, ma trasformare l’eccezione in regola diventa il pretesto perfetto per non assumersi responsabilità. Così ci illudiamo che i parchi si auto-gestiscano, che gli alberi crescano da soli, che le panchine non si rompano. In realtà, se non si investe, il verde diventa rapidamente degrado: aiuole di terra secca, alberi malati, rami che cadono.
La verità è che la gestione del verde urbano – come di qualsiasi servizio pubblico – è complessa. Richiede competenze, mezzi, personale, programmazione. Non basta un post indignato sui social o un progetto visionario firmato dal profeta di turno che promette “foreste urbane a costo zero”. Tanto lui non deve né pagare né realizzare nulla: l’importante è raccogliere like. E il cittadino medio, invece di informarsi, preferisce credere a queste favole e indignarsi per le scelte dell’amministrazione, senza capire che dietro c’è una macchina complicata che deve bilanciare priorità, vincoli di bilancio, sicurezza e normative.

E allora la domanda è: vogliamo davvero più verde urbano o solo la versione da cartolina, gratis e senza fatica? Perché finché non accetteremo che la qualità ha un costo, continueremo a lamentarci delle nostre città aride e bollenti, illudendoci che basti piantare due alberelli su Instagram per risolvere tutto.
La verità è che gli italiani odiano le tasse ma amano pretendere. Vogliono l’erba tagliata, l’albero sano, la fontana che funziona. Gratis. Ma se si prova a spiegare che servono soldi veri, gestione e manutenzione costanti e professionalità, ecco che partono le crociate sui social: “Basterebbe fare come in Danimarca!”, “Ci vorrebbe la forestazione urbana a costo zero!”. Illusioni da tastiera, firmate, come detto, dai soliti profeti del web che non devono né decidere né realizzare nulla.

E i politici? Spesso assecondano questa ipocrisia, promettendo “milioni di nuovi alberi” sapendo già che metà morirà senza irrigazione e che nessuno vorrà pagare per mantenerli. È marketing verde, non gestione urbana.
La domanda vera allora è brutale: vogliamo davvero città più vivibili o solo il diritto a lamentarci? Perché senza investimenti seri – sì, finanziati con le odiatissime tasse – continueremo a passeggiare tra aiuole spelacchiate e alberi zombie. Altro che “verde come a Berlino”: noi abbiamo il verde come a Paperopoli, ma senza nemmeno la saggezza di Zio Paperone.
photo credits https://blogs.worldbank.org/en/sustainablecities/quantifying-public-spaces-better-quality-urban-assets

13/08/2025

GLI ALBERI E GLI SPAZI VERDI POSSONO PROMUOVERE LA SICUREZZA PUBBLICA?
(articolo originale Can Trees and Green Spaces Help Promote Public Safety? B. Porter — 11 agosto 2025)

Conosciamo già molti benefici derivati dagli alberi e dagli spazi verdi: miglioramento della qualità dell’aria, benessere mentale e fisico, e gestione delle acque meteoriche. Ma cosa succederebbe se quegli stessi alberi fossero importanti per la sicurezza pubblica, al pari di un lampione stradale?

Un numero crescente di studi suggerisce che lo sono davvero.
Ad esempio, uno studio del 2018 a Portland (Oregon) ha dimostrato che piantare nuovi alberi in comunità svantaggiate ha portato a una riduzione dei crimini violenti, con un impatto particolarmente significativo nei quartieri a basso reddito. Lo studio ha tenuto conto delle variazioni demografiche e socioeconomiche nel tempo.

Ma perché la vegetazione potrebbe rendere le comunità più sicure? Ci sono diversi fattori in gioco:
• Effetto psicologico: “Gli spazi più verdi ci rendono migliori, meno impulsivi, più calmi, più sereni,” afferma William Sullivan, coautore di uno studio del 2001 dell’Università dell’Illinois.
• Effetto sociale: spazi piacevoli invitano a stare all’aperto, favorendo le relazioni tra vicini — un elemento chiave, soprattutto nei contesti più vulnerabili, per creare coesione e resilienza

In uno studio recente basato su dati satellitari, Li e Sullivan (https://news.illinois.edu/new-study-finds-link-between-green-spaces-and-police-violence/ ) hanno evidenziato che le contee con più aree verdi avevano tassi minori di sparatorie con esito fatale da parte della polizia. L’effetto era più marcato nelle aree economicamente e socialmente svantaggiate.

In definitiva, anche se gli alberi da soli non possono risolvere il problema della criminalità, i benefici sono evidenti: migliorano la sicurezza pubblica e la salute, soprattutto se inseriti in un contesto che include investimenti in programmi comunitari e infrastrutture sociali fondamentali (interventi di riduzione della violenza, educazione, sviluppo economico, housing accessibile, programmi per i giovani).

Il mio commento
1. Risvolti multidimensionali – È significativo che gli spazi verdi non siano solo un abbellimento urbano, ma abbiano un ruolo reale nella promozione della sicurezza: agiscono sul piano psicologico, sociale e persino sul controllo ambientale.
2. Equità urbana e giustizia ambientale – Il richiamo alle disparità nella distribuzione della chioma arborea — legate a politiche storiche errate o dettate da pianificazioni volte a costruire quanti più edifici per ospitare il flusso delle persone dalle aree rurali alle aree urbane— evidenzia che piantare alberi è anche una questione di giustizia sociale. Investire in verde urbano significa ridurre disuguaglianze e rafforzare comunità svantaggiate.
3. Approccio olistico – L'articolo sottolinea che gli alberi da soli non bastano: servono politiche integrate. È una lettura utile per chi opera in urbanistica, politiche pubbliche o comunità locali, perché offre una visione sinergica: verde + infrastrutture sociali = città più sicure e sane.

09/08/2025

L'ORIGINE DELL’ARBORICOLTURA E SELVICOLTURA URBANA
La forestazione urbana è un concetto che trascende semplici piantagioni di alberi in aree urbane; è una pratica integrata che mira a migliorare la salute dell'ecosistema e il benessere umano (Konijnendijk et al., 2005). L'origine della forestazione urbana risale a diverse centinaia di anni fa, con le radici in diverse culture e civiltà in tutto il mondo.
Le prime evidenze di pratiche simili alla forestazione urbana risalgono addirittura alle antiche civiltà della Mesopotamia, dell'Egitto e della Grecia (Nilsson, 1999). Queste civiltà avevano capito l'importanza degli alberi per migliorare l'estetica delle loro città, per fornire ombra e come simboli di potere e divinità.
Durante l'era romana, le piantagioni di alberi in aree urbane divennero più sofisticate. Gli alberi venivano piantati lungo le strade per proteggere i viandanti dal sole e i parchi pubblici divennero comuni nelle città romane (Crasemann Collins, 1986).
Durante il Rinascimento, la concezione della natura cambiò. Invece di essere vista solo come una risorsa, la natura iniziò ad essere apprezzata per il suo valore estetico. Questo portò alla creazione di parchi e giardini ornati di alberi nelle città europee (Helphand, 2006).
Durante la Rivoluzione Industriale, l'urbanizzazione determinò una serie di problemi ambientali, tra cui l'inquinamento dell'aria e il degrado del suolo. Per combattere questi problemi, nacque l'idea di "parchi pubblici" per preservare le aree verdi e migliorare la qualità dell'aria (Young, 2014).
Negli ultimi decenni, la forestazione urbana ha assunto una nuova importanza in risposta ai cambiamenti climatici e alla crescente urbanizzazione. I programmi di forestazione urbana attuali mirano non solo a migliorare l'estetica urbana e la qualità dell'aria, ma anche a mitigare i cambiamenti climatici e a sostenere la biodiversità (Clark et al., 1997).
La forestazione urbana è quindi diventata un elemento cruciale nella pianificazione e progettazione delle città moderne. Mentre le sue radici risalgono a migliaia di anni fa, il suo significato e le sue applicazioni sono diventati più rilevanti che mai nel contesto attuale di cambiamenti climatici e urbanizzazione in crescita.
(Foto da https://glurbanforestry.com/)
Riferimenti bibliografici:
Clark, J.R., Matheny, N., Cross, G. and Wake, V. (1997). A Model of Urban Forest Sustainability. Journal of Arboriculture, 23(1), 17-30.
Crasemann Collins, C. (1986). The Villa of the Papyri at Herculaneum. The Classical Journal, 82(1), 51-57.
Helphand, K.I. (2006). Defiant gardens: making gardens in wartime. San Antonio, TX: Trinity University Press.
Konijnendijk, C.C., Ricard, R.M., Kenney, A., and Randrup, T.B. (2005). Defining urban forestry – A comparative perspective of North America and Europe. Urban Forestry & Urban Greening, 4(3-4), 93-103.
Nilsson, K. (1999). Urban forestry in the Nordic countries. Urban Forestry & Urban Greening, 1(2), 109-118.
Young, R. (2014). Planting the living city. Journal of the American Planning Association, 80(4), 368-381

24/07/2025

Mi piace ricordare la scrittrice-giardiniera

Pia Pera

rivedendola in un caldo giorno di luglio mentre aspetta che la calura finisca, per godere il fresco nel suo giardino, apro il libro e leggo:

“In certe giornate d’estate la luce è un assedio.

La mia è una vecchia casa di campagna, con scure grate di ferro alle finestre non tanto grandi: mi ritrovo a spiare fuori da dietro le spesse mura, sospirando come una prigioniera la libera uscita.

Che arriva quando le ombre si allungano.

Soltanto allora ardisco spingermi all’aperto: nell’orto che è ancora presto per innaffiare, nel frutteto dove meline verdognole e pelosette promettono un buon raccolto autunnale, nell’oliveto biondo di fieno alto, ceruleo di cicorie.

Raggiungo la pergola nuova, ombreggiata da una Clematis armandii che, nata com’è nel ghiaino ai piedi della prima, importata non saprei quanti anni fa da un vivaio ormai scomparso, potrei definire, se non proprio autoctona, quantomeno indigena.

Al riparo delle sue foglie oblunghe e coriacee sprofondo nella sdraio.

Lo sguardo riposa sulle colline orientali, sul cielo addolcito dal chiarore che precede il tramonto.

Cullata dal ronzio nel silenzio dei campi – un ultimo frinire di cicale, un trillare d’uccelli, un frullo d’ali, il rombo lontano di un elicottero, il ronzio d’un calabrone, un fruscio fulmineo nell’erba – mi assopisco."

E con l'arrivo della sera:

"La quiete della campagna si dispiega come uno sterminato foglio di musica.

Ondate di suoni – il gracidar delle rane, il pizzicato ogni tanto di un grillo, il tonfo, parrebbe, di un rospo a caccia di chiocciole, il frullo d’ali d’un rapace notturno, non saprei dire quale. ...”

Da ' L'orto di un perdigiorno' pubblicato per la prima volta nel 2003
Pia se n’è andata nel mese di luglio del 2016
in fotografia un angolo dello spazio esterno della casa di Pia da ‘Giardini in viaggio’

18/07/2025

LA DIVERSITÀ VEGETALE RIDUCE LE EMISSIONI DI GAS SERRA AUMENTANDO LO STOCCAGGIO DEL CARBONIO NEL SUOLO NEGLI ECOSISTEMI TERRESTRI
(Titolo originale - Plant diversity decreases greenhouse gas emissions by increasing soil and plant carbon storage in terrestrial. ecosystems. Citazione Dang, et al., 2024. Ecology Letters, 27(7), e14469)
L'articolo esplora l'interfaccia tra l'atmosfera e la biosfera terrestre, evidenziando l'importanza della diversità vegetale nell'influenzare il ciclo globale del carbonio (C) e le emissioni di gas serra (GGE).
Ecco un riassunto e commento dei risultati principali:
1. Importanza della Diversità Vegetale:
o La diversità delle piante ha effetti significativi sui processi ecologici, paragonabili ad altri fattori di cambiamento ambientale globale come la siccità o l'aumento del diossido di carbonio (CO2).
2. Effetti della biodiversità:
o La biodiversità vegetale (e non solo) migliora la fertilità del suolo (carbonio organico del suolo - SOC, la presenza di lettiera e aumenta l’attività microbica) rispetto alle colture monoculturali.
o Questi effetti benefici sono più pronunciati con una maggiore ricchezza di specie e con la maturazione delle parcelle sperimentali.
3. Emissioni di Gas Serra (GGE):
o La biodiversità riduce le emissioni di ossido di diazoto (N2O) del 21,4% rispetto alle monoculture.
o Non ci sono differenze significative tra miscele e monoculture per le emissioni di CO2, CH4 o l'assorbimento di CH4.
o Un mix di specie mostra una maggiore conservazione di SOC e di carbonio delle piante rispetto alle monoculture.
4. Impatto della Perdita di Specie:
o Una riduzione del 40% della ricchezza di specie dopo 10 anni di sviluppo della vegetazione diminuisce il contenuto di SOC del 12,3% e la conservazione del carbonio delle piante del 58,7%.
5. Interazione con le Condizioni Ambientali:
o Variabili ambientali come l'applicazione di azoto, il tipo di suolo e l'aridità influenzano gli effetti delle miscele di piante sulla conservazione del C e sulle GGE.
L'articolo sottolinea l'importanza cruciale della biodiversità vegetale non solo per la produttività delle piante, ma anche per il ciclo del carbonio e le emissioni di gas serra. Questo è particolarmente rilevante nel contesto dei cambiamenti climatici, dove la gestione delle emissioni di gas climalteranti (GGE) è fondamentale.
I risultati evidenziano che la diversità di specie può migliorare significativamente lo stoccaggio del carbonio nel suolo e ridurre le emissioni di N2O, un potente gas serra. Tuttavia, la mancanza di differenze significative nelle emissioni di CO2 e CH4 tra mix do specie e monoculture suggerisce che altri fattori ambientali e di gestione possono giocare un ruolo determinante.
Infine, la riduzione della ricchezza di specie ha un impatto negativo marcato sul ciclo del carbonio, dimostrando che la perdita di biodiversità può compromettere la capacità degli ecosistemi di mitigare le emissioni di gas serra. Questi risultati forniscono nuove conoscenze sulle complesse interazioni tra la biodiversità, la conservazione del carbonio e le emissioni di gas serra, evidenziando la necessità di strategie di conservazione della biodiversità per affrontare i cambiamenti climatici.
Foto da https://www.earth.com/news/botanic-gardens-plant-diversity/

Indirizzo

Piazza Dante
Forte Dei Marmi
55042

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