04/01/2024
[ gli angeli di Natale, i più belli hanno perso le ali e non hanno volato più ]
Chesney Henry "Chet" Baker, Jr.
Yale, 23 dicembre 1929 – Amsterdam, 13 maggio 1988
La vita di un musicista è difficile, mi sentivo molto sotto pressione. Quando ti definiscono il trombettista jazz numero uno al mondo, com’è successo a me nel 1954/55, poi devi continuamente essere all’altezza di quel titolo. Sono al mondo per fare una cosa sola: musica. Solo suonare la tromba e cantare, questo è la mia vita fino a che non può respirare più. Era il 1957, avevo 27 anni quando ho cominciato a prendere droghe. L’eroina mi ha fatto precipitare sempre più in basso e sono finito anche in galera svariate volte. La morte non è la più grande perdita nella vita. La perdita più grande è quello che muore dentro di noi, mentre viviamo, quando rifiutiamo di affrontare i nostri demoni. Quando costruiamo muri invece che ponti, ci alieniamo, diventiamo estranei.
da una intervista RAI - 1980
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Non affermeremo niente di nuovo nel dire che Chet incarnava il luogo comune di genio e sregolatezza, e non è stato né il primo né l'unico artista contemporaneo a "rappresentarsi" con un volto così multiforme. Una cosa è certa: in questo bailamme di mood e di pensieri nessuno potrà dire che egli sia stato incoerente con se stesso. Scostante sì, ma non incoerente.
Paolo Fresu
Dalla finestra del carcere si liberò qualcosa d’inatteso e struggente, un soffio dolce e straziante. Fu magia pura, ecco cosa era, l’unico suono magico e felice possibile. Era il suono di una tromba. La tromba di Chet. Come, infatti, scriveva Proust in “À la recherche du temps perdu” la bellezza di un suono non sta nella perfezione, ma nell’essere il suono dell’anima. E’ questo suono, che esprime perfettamente se stessi, che ogni strumentista deve cercare. E Chet ce l’aveva.
Enrico Rava
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Fu una vita senza regole, quella di Chet Baker: il genio bellissimo e maledetto del jazz, l’uomo capace tanto di distruggere il proprio corpo con la schiavitù dall’eroina, quanto di far salire fino al cielo le note della sua tromba. E fu una vita tragica quella di Chet, conclusa il 13 maggio del 1988 con un volo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam.
È un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi. Nessuno canta così puramente come coloro che si trovano nel più profondo inferno. - scriveva Franz Kafka. Ci si può mantenere puri anche sporcandosi di m***a e i demoni interiori come unica compagnia. Bastava guardare gli occhi di Chet. Il sorriso triste di quelle labbra spaccate dai pugni degli spacciatori. Le mani rovinate. La voce come il soffio di un sospiro. Quand'è che si incomincia a morire? Chet Baker cantava il dolore come solo Billie Holiday aveva saputo fare e sempre senza un soldo in tasca. Ma lui non ci faceva caso: "Morirò al verde - profetizzava - ed è giusto, perché è così che sono venuto al mondo". All’esterno del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam c’è una targa che recita: Il trombettista e cantante Chet Baker morì in questo luogo il 13 maggio 1988. Egli vivrà nella sua musica per tutti quelli che vorranno ascoltarla e capirla.