ANGA Ferrara - Giovani di Confagricoltura

ANGA Ferrara - Giovani di Confagricoltura Anga Ferrara, Associazione Nazionale Giovani Agricoltori di Confagricoltura Ferrara

Azione Politico-Sindacale

Le problematiche affrontate sono quelle relative all'insediamento dei giovani in agricoltura e alla tutela del coadiuvante familiare (con particolare riferimento a temi quali l'affitto, il credito, la successione). Sui temi di attualità del comparto agricolo l'ANGA è presente a tutti i livelli all'interno della Confagricoltura stimolando il dibattito. L'ANGA , inoltre, p

artecipa di diritto all'Osservatorio dell'Imprenditoria Giovanile in Agricoltura, che ha sede presso il Ministero dell'Agricoltura, dove, insieme alle altre rappresentanza del mondo giovanile, svolge attività di confronto, verifica e proposta su tutte le problematiche dei giovani imprenditori agricoli. L'Associazione è impegnata in un costante confronto con il MIPAAF e con enti e società, in particolar modo con Sviluppo Italia ed Ismea.

04/06/2026
29/05/2026
Ieri sera, presso la sede di Confagricoltura Ferrara, si è svolta l’Assemblea che ha sancito l’insediamento del nuovo Pr...
14/05/2026

Ieri sera, presso la sede di Confagricoltura Ferrara, si è svolta l’Assemblea che ha sancito l’insediamento del nuovo Presidente di , Carlo Alberto Curzola, che raccoglie il testimone da Francesco Canetti, alla guida dell’associazione negli ultimi tre anni con impegno e dedizione.

Ad affiancare il nuovo Presidente nel ruolo di Vicepresidenti saranno Sergio Bonetti e Filippo Bovi. Entrano inoltre a far parte del Consiglio, insieme al presidente uscente Francesco Canetti, anche Nicola Guerrini, Michele Maestri e Marco Magrini. Cambio anche alla Segreteria : l'iConfagricoltura Ferrarasa da Jessica Bartolini ANGA Emilia-Romagna-Giovani di Confagricolturagià Segretario della Delegazione di Copparo, Berra e Tresignana.

All’elezione erano presenti il Presidente di Confagricoltura Ferrara Francesco Manca e la Presidente di ANGA Emilia-Romagna-Giovani di Confagricoltura Claudia Guidi, a testimonianza della vicinanza e dell’attenzione verso il percorso dei giovani imprenditori agricoli del territorio.

“Desidero che Anga Ferrara continui ad essere un punto di riferimento per i giovani imprenditori agricoli, valorizzandone competenze, idee e impegno. Ogni giorno i nostri giovani scendono in campo per coltivare capolavori e costruire, con passione e responsabilità, l’agricoltura del futuro, oggi.”

09/05/2026
28/04/2026

I PRODOTTI TIPICI DEL TERRITORIO FERRARESE

Il pioppo

Il pioppo è una pianta arborea della famiglia delle Salicaceae che comprende una trentina di specie, originaria dell’Iran e dell’Afganistan. Le prime ibridazioni sono iniziate nel 1700 e in Italia i primi esemplari di pioppo sono stati coltivati in Lombardia, sulle rive del Po. Il legno del pioppo è elastico, leggero, di facile lavorazione, ed è utilizzato per la produzione di prodotti di diversa tipologia: dall’arredamento al settore dei veicoli industriali, dagli strumenti musicali all’oggettistica ed elementi di packaging. Il pioppo è coltivato soprattutto nella Pianura Padana su grandi superfici, in particolare nelle vicinanze del Po. La sua coltivazione può essere definita come la forma di arboricoltura da legno più diffusa e avanzata. Inoltre i pioppi hanno una grande capacità di depurare l’aria, soprattutto nella sua fase di crescita: preleva dall’atmosfera dai 70 ai 140 litri di anidride carbonica all’ora e ne cede altrettanti di ossigeno. Di seguito le specie più presenti in Italia.
Pioppo tremulo: raggiunge i 20 metri di altezza, non molto longevo nei climi meridionali, pollonante, con tronco slanciato lungamente n**o e corona raccolta per rami brevi e tortuosi, con gemme glabre e debolmente vischiose, corteccia liscia di caratteristico colore grigio-verde. Vive in un vastissimo areale che si estende dall’Europa a gran parte dell’Asia e dell’Africa settentrionale; mentre nei paesi settentrionali si trova principalmente in pianura, in quelli meridionali si sviluppa specialmente in montagna. In Italia sulle Alpi lo si può trovare fino a 1800 m. di altitudine. Specie lucivaga (necessita di molta esposizione solare) e indifferente al substrato, predilige i terreni forestali umidi e freschi e si insedia facilmente nelle radure dei boschi, nei terreni nudi e nei macereti. Si usa in selvicoltura come specie pioniera nei rimboschimenti sopra terreni nudi. Il legno del Pioppo Tremulo, tenero e omogeneo, si usa per imballaggi, nella fabbricazione di fiammiferi e come legna da ardere; nell’industria cartaria viene usato per la produzione di cellulosa al bisolfito.
Pioppo nero: raggiunge i 30 metri di altezza, ha un tronco nodoso e molto ramificato in alto con rami lisci, giallognoli o grigio-verdastri e gemme vischiose, formanti una corona ampia, largamente ovata e rada; corteccia bianco-grigia da giovane, quindi nerastra e solcato-fessurata per il lungo, spesso deformata da bozze prominenti. Il Pioppo nero occupa un vasto areale che si estende a quasi tutta l’Europa centro-meridionale, all’Asia occidentale e all’Africa settentrionale; comune in tutta Italia, sale nelle Alpi sino a 1400 m. Specie lucivaga, predilige i terreni freschi e profondi e quelli periodicamente inondati formando talora associazioni caratteristiche insieme al salice bianco. Il suo legno, tenero e biancastro, è leggero e poroso, si usa quale tavolame, per imballaggi, mobili, per la fabbricazione dei fiammiferi, per la preparazione di carbone vegetale, ed è di largo impiego nell’industria come decolorante e in medicina come assorbente; nell’industria cartaria viene utilizzato per produzione di cellulosa al solfato.
Pioppo gatterino: raggiunge i 15 m, simile nel portamento al Pioppo bianco, con rami patenti e un po’ penduli e ramuli rossicci che formano una corona rada; corteccia bianca e liscia. E’ un ibrido naturale tra il Pioppo bianco femmina e il Pioppo tremulo maschio e si trova con una certa frequenza nell’area di vegetazione delle specie progenitrici. Il suo legno ha caratteristiche e impieghi analoghi a quelli delle specie parentali.
Pioppo cipressino: è un albero molto caratteristico per il suo portamento colonnare stretto e affusolato, alto sino a 40 m, differenziatosi probabilmente per mutazione del Pioppo nero; da questo si distingue per il tronco spesso policormico, per i rami più esili e assurgenti, quasi verticali, e per le foglie che sono alquanto più piccole e più rotondeggianti, con il picciolo soffuso di rosa. La corteccia è profondamente solcata ma priva di protuberanze. La stragrande maggioranza dei Pioppi cipressini è rappresentata da individui maschili, per cui la moltiplicazione avviene per talea. In Italia il Pioppo cipressino è largamente coltivato sia in filari per alberature di viali e lungo i canali, sia isolato per ornamentazione nei parchi e giardini e intorno alle case; sale nelle Alpi sino a 1300 m. Il legno del Pioppo Cipressino è di cattiva qualità perché fragile, poroso e grossolano; si usa solamente per farne imballaggi.
Pioppo bianco: alto sino a 30 m, longevo, a tronco eretto, corteccia bianca e liscia, corona ampia e largamente arrotondata, i ramuli e le gemme sono pelose e bianco-tomentose. Ha un areale che si estende dall’Europa centro-meridionale all’Asia occidentale e al Nord-Africa; in Italia è comune in tutta la pen*sola, dalla pianura alla montagna, salendo nelle Alpi sino a 1540 m. Specie mediamente lucivaga e termofila, predilige i terreni alluvionali profondi, freschi e fertili di buona permeabilità e vive, sparso o in gruppi, in consorzio con latifoglie ripicole varie, in particolare con Salici, Ontani e Frassini e, in clima mediterraneo, anche in associazioni proprie. Albero spesso utilizzato per le alberature stradali e come pianta ornamentale. Il legno del Pioppo Bianco è tenero e omogeneo, si usa per tavolame, per imballaggi, realizzazione di fiammiferi e nella costruzione di mobili; un impiego speciale è quello nella costruzione degli zoccoli. Nell’industria cartaria si usa nella produzione della cellulosa al bisolfito. Il pioppo bianco di Berra, in località Ponte Nuovo, è considerato uno dei più belli e grandi d’Italia, insieme a quello di Coppito (Aq).
Il nome pioppo deriverebbe dal latino popolus, perché la sua folta chioma, mossa dal vento, produce un brusio che ricorda quello della folla. Il pioppo da sempre rappresenta la vita nell’aldilà. Un esempio di tale significato simbolico si può rinvenire nelle tombe delle popolazioni Sumeriche (4000 a.C.), dove si sono trovate delle acconciature con foglie di pioppo bianco dorate. Nell’antichità il pioppo bianco personificava la vita che sfugge alla morte, anche se ciò significava abbandonare la forma umana per un'altra non umana. Omero cita nell'Iliade il pioppo bianco come acheronteo, ovvero rappresentativo dell'omonimo fiume dell'afflizione. Ercole dopo avere sconfitto il cane Cerbero, si costruì una corona con l'intreccio di un ramo di pioppo bianco; da allora questo albero coronò la fronte di coloro che avevano attraversato i due mondi senza perdersi. Una credenza bretone fa corrispondere le foglie bianche del pioppo bianco con le anime dei bambini morti promesse alla resurrezione. Se il pioppo bianco é l'albero della resurrezione, il pioppo nero ha un significato diametralmente opposto. Questi alberi infatti segnalavano l'ingresso agli inferi e indicavano a chi passasse questo confine la perdita di ogni speranza. Leggenda vuole che i pioppi neri e bianchi siano stati generati da una metamorfosi, quella delle tre sorelle del temerario Fetonte (le Eliadi), che dalla disperazione di fronte alla tomba di Fetonte stesso, si tramutarono in alberi. I Paesi in cui vi sono maggiori coltivazioni di pioppo sono Usa, Canada, Cina, Turchia, Russia, Argentina. In Europa i Paesi in cui si coltiva maggiormente sono Italia, Francia, Germania e Spagna. La pioppicoltura italiana è sviluppata soprattutto in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. In Emilia Romagna (poco meno di 1550 ettari coltivati), la provincia leader è Reggio Emilia (405 ha), seguita da Parma (354) e Ferrara (306).

16/04/2026

🏡𝗔𝗭𝗜𝗘𝗡𝗗𝗔 𝗔𝗚𝗥𝗜𝗖𝗢𝗟𝗔 𝗚𝗥𝗔𝗭𝗭𝗜 𝗣𝗜𝗘𝗥 𝗔𝗡𝗚𝗘𝗟𝗢

𝙉𝙤𝙣 𝙥𝙚𝙣𝙖𝙡𝙞𝙯𝙯𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙨𝙩𝙧𝙪𝙩𝙩𝙪𝙧𝙚 𝙙𝙞 𝙢𝙚𝙙𝙞𝙤 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞. L’imperativo di 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 riguardo la 𝘇𝗼𝗼𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗮 e, nello specifico, gli 𝗮𝗹𝗹𝗲𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗼𝘃𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗮 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗲 , tocca da vicino la 𝗳𝗶𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗲𝗮𝗿𝗶𝗮 alle prese di recente, da un lato, con il rinnovo di un accordo trimestrale tra le parti sui contratti e i prezzi alla stalla; dall’altro con una serie di modifiche ad un decreto ministeriale di due anni orsono che hanno condotto alla proroga dei termini sugli obblighi formativi in tema di salute e benessere animale, nonché all’inserimento di alcuni correttivi già concertati tra Ministero e parti sociali prima delle festività natalizie.

𝗣𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮 𝘀’𝗲𝗿𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮, 𝗯𝗲𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗺𝗮𝗶 𝗮𝗶 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗡𝗼𝗿𝗱 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮, 𝗮𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝗹𝗲𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗶, 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗹’𝗮𝗻𝗴𝗼𝗹𝗼, 𝗺𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗹 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗺𝗽𝗶𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗳𝗹𝘂𝘀𝘀𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶.

“𝘚𝘪 𝘧𝘢 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘧𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢!” Esclama 𝗣𝗶𝗲𝗿 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗚𝗿𝗮𝘇𝘇𝗶, 𝟲𝟮 𝗮𝗻𝗻𝗶, 𝘁𝗶𝘁𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗺𝗼𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗮𝗴𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮, 𝗰𝗼𝗻 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟰𝟬 𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝟭𝟮𝟬 𝗰𝗮𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗼𝘃𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝘂𝘀𝘁𝗼𝗱𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘃𝗶𝗮 𝗕𝗼𝗿𝗴𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗕𝗼𝗻𝗱𝗲𝗻𝗼: una dozzina di chilometri dal Mantovano e altrettanti dal Modenese, le zone di produzione del Grana Padano e del Parmigiano-Reggiano; un secolo fa, nel 1930, su 18 caseifici presenti in provincia di Ferrara, ben 8 erano situati in quella zona, e più o meno sullo stesso tenore, sempre con produzione di formaggi a pasta dura e b***o, anche nel secondo dopoguerra e fino agli anni ’70.

“𝘊𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘷𝘪 𝘦𝘳𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘣𝘶𝘰𝘯𝘢 𝘳𝘦𝘥𝘥𝘪𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦𝘥 𝘦𝘳𝘢 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪 𝘦𝘥 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘭’𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘢̀; 𝘮𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯𝘰 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘢𝘣𝘢𝘵𝘰 𝘦 𝘥𝘪 𝘥𝘰𝘮𝘦𝘯𝘪𝘤𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘮𝘪𝘯𝘰𝘳𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘦 𝘦 𝘪𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘪𝘵𝘢, 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘥𝘶𝘳𝘢 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘷𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘳 𝘰𝘧𝘧𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘢𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪”, racconta Pier Angelo, custode di oltre venti ettari di erba medica per il foraggio animale, di oltre sette ettari di terreno adibito a pascolo, e una decina tra grano tenero e mais per foraggio.

Un fiume in piena, quando ricorda i tempi in cui il babbo l’ha appassionato al lavoro: “𝘏𝘰 𝘮𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘢̀, 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘱𝘢̀ 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘷𝘦𝘥𝘶𝘵𝘰 𝘢𝘥 𝘪𝘯𝘴𝘦𝘨𝘯𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘦, 𝘱𝘰𝘤𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘦𝘯𝘵𝘦𝘯𝘯𝘦, 𝘦𝘳𝘰 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘯 𝘢𝘻𝘪𝘦𝘯𝘥𝘢. 𝘓’𝘪𝘯𝘷𝘦𝘴𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢 𝘥𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘦̀ 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘯𝘯𝘪 ’70 𝘦 𝘥𝘢 𝘭𝘪̀, 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪, 𝘴’𝘪𝘯𝘵𝘳𝘢𝘷𝘷𝘦𝘥𝘦𝘷𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘢 … 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘷𝘰 𝘢𝘥 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦”.

Lo scenario tuttavia stava mutando e Pier Angelo, “dal giorno alla mattina” come usa dire, eredita in toto l’azienda all’indomani del decesso del babbo e della madre tra il 2012 e il 2014, un’attività a cui dedicare tante ore giornaliere e in cui gli eventi improvvisi fanno spesso capolino sette giorni su sette.

"𝘚𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘪 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘪 - spiega l'allevatore descrivendo la giornata tipo - 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢𝘵𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘪 𝘮𝘦𝘴𝘪 𝘦𝘴𝘵𝘪𝘷𝘪. 𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘵𝘪𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘭𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘮𝘶𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘷𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘶𝘦, 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘰𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘷𝘢𝘴𝘤𝘢-𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘯𝘪𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘪𝘳𝘤𝘢 𝘷𝘦𝘯𝘵𝘪𝘤𝘪𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪, 𝘭𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘢 𝘶𝘯 𝘤𝘢𝘴𝘦𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰, 𝘯𝘦𝘶𝘵𝘳𝘰 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘪 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪 𝘮𝘢𝘳𝘤𝘩𝘪, 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘶𝘯𝘢 𝘮𝘪 𝘢𝘴𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘢 𝘶𝘯 𝘧𝘭𝘶𝘴𝘴𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘣𝘪𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘦𝘯𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘥𝘰𝘨𝘭𝘪 𝘨𝘢𝘳𝘢𝘯𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘪𝘯𝘪𝘮𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢, 𝘷𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘢𝘴𝘦𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘴𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘭’𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢. 𝘌𝘤𝘤𝘰, 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘮𝘪 𝘳𝘪𝘵𝘳𝘰𝘷𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘰 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘪 𝘦𝘴𝘦𝘳𝘤𝘪𝘻𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘮𝘦𝘳𝘤𝘪𝘢𝘭𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢𝘷𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘷𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘶𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀”.

E, come conseguenza, le sue osservazioni sul prezzo e sul razionamento del latte: “𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘰 𝘱𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘪𝘮𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪, 𝘮𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘱𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘵𝘳𝘢 0,50-0,60 𝘦𝘶𝘳𝘰 𝘢𝘭 𝘭𝘪𝘵𝘳𝘰 [n.d.r. intervista effettuata prima del rinnovo dell'accordo trimestrale valido dal primo aprile] 𝘦 𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘪 𝘥𝘰𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘥𝘦𝘵𝘳𝘢𝘳𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘴𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘪 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘢? 𝘗𝘰𝘪 𝘤𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘪 𝘭𝘪𝘮𝘪𝘵𝘪 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘲𝘶𝘰𝘵𝘦 𝘭𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘰𝘵𝘵𝘦, 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘳𝘪𝘵𝘪𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘮𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘶𝘵𝘪𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘶 𝘤𝘶𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘷’𝘦̀ 𝘤𝘦𝘳𝘵𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘰.”.

Il riconoscimento del corso formativo di 18 ore concluso entro fine 2025 (comprendente argomenti come: la salute degli animali, i sistemi e le procedure operative di tracciabilità per l’identificazione dei capi ai fini della sicurezza alimentare, la gestione nell’impiego dei medicinali, in primis l’antibiotico, con tutte le implicazioni di tipo informativo) e ritenuto valido per l’espletamento degli obblighi formativi, è anch’esso un passaggio già effettuato dall’allevatore: “𝘊𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘴𝘦𝘮𝘱𝘳𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘨𝘦𝘴𝘵𝘪𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘪, 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰𝘭𝘭𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘪 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘥𝘪𝘤𝘪 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘭𝘶𝘣𝘳𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘦𝘭 𝘭𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘴𝘶 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘻𝘪𝘦𝘯𝘥𝘢 𝘜𝘴𝘭, 𝘮𝘢 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘢𝘱𝘱𝘦𝘳𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘦 𝘤’𝘦̀ 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘯 𝘤𝘶𝘪 𝘭’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘷𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘴𝘱𝘦𝘤𝘪𝘢𝘭𝘪𝘴𝘵𝘪 𝘴𝘪 𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪𝘰".

Difficile dunque la programmazione, specie quando gli effetti del cambiamento climatico lasciano il segno sull’attività agricola in senso stretto e funzionale all’autoconsumo dello stesso allevamento. “𝘘𝘶𝘪 𝘴𝘶𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘳𝘪𝘮𝘢𝘴𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘱𝘰𝘤𝘩𝘪”.

Tutelare gli allevamenti di medio piccole dimensioni significa sempre difendere anche un patrimonio di valori, d’identità territoriale e di tradizione.

Indirizzo

Via Bologna 637/b
Ferrara
44124

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
14:00 - 17:00
Martedì 08:00 - 13:00
14:00 - 17:00
Mercoledì 08:00 - 13:00
14:00 - 17:00
Giovedì 08:00 - 13:00
14:00 - 17:00
Venerdì 08:00 - 13:00
14:00 - 17:00

Telefono

0532-979111

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