28/04/2026
I PRODOTTI TIPICI DEL TERRITORIO FERRARESE
Il pioppo
Il pioppo è una pianta arborea della famiglia delle Salicaceae che comprende una trentina di specie, originaria dell’Iran e dell’Afganistan. Le prime ibridazioni sono iniziate nel 1700 e in Italia i primi esemplari di pioppo sono stati coltivati in Lombardia, sulle rive del Po. Il legno del pioppo è elastico, leggero, di facile lavorazione, ed è utilizzato per la produzione di prodotti di diversa tipologia: dall’arredamento al settore dei veicoli industriali, dagli strumenti musicali all’oggettistica ed elementi di packaging. Il pioppo è coltivato soprattutto nella Pianura Padana su grandi superfici, in particolare nelle vicinanze del Po. La sua coltivazione può essere definita come la forma di arboricoltura da legno più diffusa e avanzata. Inoltre i pioppi hanno una grande capacità di depurare l’aria, soprattutto nella sua fase di crescita: preleva dall’atmosfera dai 70 ai 140 litri di anidride carbonica all’ora e ne cede altrettanti di ossigeno. Di seguito le specie più presenti in Italia.
Pioppo tremulo: raggiunge i 20 metri di altezza, non molto longevo nei climi meridionali, pollonante, con tronco slanciato lungamente n**o e corona raccolta per rami brevi e tortuosi, con gemme glabre e debolmente vischiose, corteccia liscia di caratteristico colore grigio-verde. Vive in un vastissimo areale che si estende dall’Europa a gran parte dell’Asia e dell’Africa settentrionale; mentre nei paesi settentrionali si trova principalmente in pianura, in quelli meridionali si sviluppa specialmente in montagna. In Italia sulle Alpi lo si può trovare fino a 1800 m. di altitudine. Specie lucivaga (necessita di molta esposizione solare) e indifferente al substrato, predilige i terreni forestali umidi e freschi e si insedia facilmente nelle radure dei boschi, nei terreni nudi e nei macereti. Si usa in selvicoltura come specie pioniera nei rimboschimenti sopra terreni nudi. Il legno del Pioppo Tremulo, tenero e omogeneo, si usa per imballaggi, nella fabbricazione di fiammiferi e come legna da ardere; nell’industria cartaria viene usato per la produzione di cellulosa al bisolfito.
Pioppo nero: raggiunge i 30 metri di altezza, ha un tronco nodoso e molto ramificato in alto con rami lisci, giallognoli o grigio-verdastri e gemme vischiose, formanti una corona ampia, largamente ovata e rada; corteccia bianco-grigia da giovane, quindi nerastra e solcato-fessurata per il lungo, spesso deformata da bozze prominenti. Il Pioppo nero occupa un vasto areale che si estende a quasi tutta l’Europa centro-meridionale, all’Asia occidentale e all’Africa settentrionale; comune in tutta Italia, sale nelle Alpi sino a 1400 m. Specie lucivaga, predilige i terreni freschi e profondi e quelli periodicamente inondati formando talora associazioni caratteristiche insieme al salice bianco. Il suo legno, tenero e biancastro, è leggero e poroso, si usa quale tavolame, per imballaggi, mobili, per la fabbricazione dei fiammiferi, per la preparazione di carbone vegetale, ed è di largo impiego nell’industria come decolorante e in medicina come assorbente; nell’industria cartaria viene utilizzato per produzione di cellulosa al solfato.
Pioppo gatterino: raggiunge i 15 m, simile nel portamento al Pioppo bianco, con rami patenti e un po’ penduli e ramuli rossicci che formano una corona rada; corteccia bianca e liscia. E’ un ibrido naturale tra il Pioppo bianco femmina e il Pioppo tremulo maschio e si trova con una certa frequenza nell’area di vegetazione delle specie progenitrici. Il suo legno ha caratteristiche e impieghi analoghi a quelli delle specie parentali.
Pioppo cipressino: è un albero molto caratteristico per il suo portamento colonnare stretto e affusolato, alto sino a 40 m, differenziatosi probabilmente per mutazione del Pioppo nero; da questo si distingue per il tronco spesso policormico, per i rami più esili e assurgenti, quasi verticali, e per le foglie che sono alquanto più piccole e più rotondeggianti, con il picciolo soffuso di rosa. La corteccia è profondamente solcata ma priva di protuberanze. La stragrande maggioranza dei Pioppi cipressini è rappresentata da individui maschili, per cui la moltiplicazione avviene per talea. In Italia il Pioppo cipressino è largamente coltivato sia in filari per alberature di viali e lungo i canali, sia isolato per ornamentazione nei parchi e giardini e intorno alle case; sale nelle Alpi sino a 1300 m. Il legno del Pioppo Cipressino è di cattiva qualità perché fragile, poroso e grossolano; si usa solamente per farne imballaggi.
Pioppo bianco: alto sino a 30 m, longevo, a tronco eretto, corteccia bianca e liscia, corona ampia e largamente arrotondata, i ramuli e le gemme sono pelose e bianco-tomentose. Ha un areale che si estende dall’Europa centro-meridionale all’Asia occidentale e al Nord-Africa; in Italia è comune in tutta la pen*sola, dalla pianura alla montagna, salendo nelle Alpi sino a 1540 m. Specie mediamente lucivaga e termofila, predilige i terreni alluvionali profondi, freschi e fertili di buona permeabilità e vive, sparso o in gruppi, in consorzio con latifoglie ripicole varie, in particolare con Salici, Ontani e Frassini e, in clima mediterraneo, anche in associazioni proprie. Albero spesso utilizzato per le alberature stradali e come pianta ornamentale. Il legno del Pioppo Bianco è tenero e omogeneo, si usa per tavolame, per imballaggi, realizzazione di fiammiferi e nella costruzione di mobili; un impiego speciale è quello nella costruzione degli zoccoli. Nell’industria cartaria si usa nella produzione della cellulosa al bisolfito. Il pioppo bianco di Berra, in località Ponte Nuovo, è considerato uno dei più belli e grandi d’Italia, insieme a quello di Coppito (Aq).
Il nome pioppo deriverebbe dal latino popolus, perché la sua folta chioma, mossa dal vento, produce un brusio che ricorda quello della folla. Il pioppo da sempre rappresenta la vita nell’aldilà. Un esempio di tale significato simbolico si può rinvenire nelle tombe delle popolazioni Sumeriche (4000 a.C.), dove si sono trovate delle acconciature con foglie di pioppo bianco dorate. Nell’antichità il pioppo bianco personificava la vita che sfugge alla morte, anche se ciò significava abbandonare la forma umana per un'altra non umana. Omero cita nell'Iliade il pioppo bianco come acheronteo, ovvero rappresentativo dell'omonimo fiume dell'afflizione. Ercole dopo avere sconfitto il cane Cerbero, si costruì una corona con l'intreccio di un ramo di pioppo bianco; da allora questo albero coronò la fronte di coloro che avevano attraversato i due mondi senza perdersi. Una credenza bretone fa corrispondere le foglie bianche del pioppo bianco con le anime dei bambini morti promesse alla resurrezione. Se il pioppo bianco é l'albero della resurrezione, il pioppo nero ha un significato diametralmente opposto. Questi alberi infatti segnalavano l'ingresso agli inferi e indicavano a chi passasse questo confine la perdita di ogni speranza. Leggenda vuole che i pioppi neri e bianchi siano stati generati da una metamorfosi, quella delle tre sorelle del temerario Fetonte (le Eliadi), che dalla disperazione di fronte alla tomba di Fetonte stesso, si tramutarono in alberi. I Paesi in cui vi sono maggiori coltivazioni di pioppo sono Usa, Canada, Cina, Turchia, Russia, Argentina. In Europa i Paesi in cui si coltiva maggiormente sono Italia, Francia, Germania e Spagna. La pioppicoltura italiana è sviluppata soprattutto in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. In Emilia Romagna (poco meno di 1550 ettari coltivati), la provincia leader è Reggio Emilia (405 ha), seguita da Parma (354) e Ferrara (306).