06/08/2026
INCONTRO
Eravamo negli ultimi mesi della pandemia, il Teatro Toselli si era riempito di persone in mascherina che appassionatamente avevano atteso lui, il maestro. Francesco Guccini, pur affaticato dall'età, aveva desiderato passare a piedi dall'accoglienza autori al teatro, percorrendo via Roma un po' sotto i portici, e un po' godendosi il sole della bella giornata. La gente lo riconosceva e lo fermava: ogni pochi passi un nuovo incontro, una stretta di mano, un saluto. Il tempo c'era e con il tempo tutta la pazienza che Guccini dedicava all'ascolto delle persone. Soprattutto, spuntavano tantissimi grazie. Come alla fine dell'incontro a teatro: una fila di persone che non finiva più, a far autografare l'ultimo libro ma anche dischi di quarant'anni fa, locandine, fotografie. E ognuno raccontava a Guccini qualcosa. E ognuno aveva un motivo personale per ringraziarlo.
Francesco Guccini ci ha lasciato le sue storie, tutte. Le possiamo cantare incontrandole correndo giù per le scale, come in una delle sue canzoni più belle, e sono preziose perché nelle sue storie ci sono le nostre storie, che Guccini ascoltava con pazienza e di cui si è nutrito fino in ultimo.
Dietro le quinte, poco prima dell'incontro, si parlava di cose semplici. E poi di "Radici", una canzone che avremmo citato di lì a poco. Dice così: La casa è come un punto di memoria / Le tue radici danno la saggezza / E proprio questa è forse la risposta / E provi un grande senso di dolcezza / E provi un grande senso di dolcezza.