Rodello Arte Dolcetto

Rodello Arte Dolcetto Pagina ufficiale del Festival di Dolcetto Summer Fest

15/07/2026

ABITARE IL PIEMONTESE #552

Qualche settimana fa ho avuto il piacere di intervenire a Rodello, nelle Langhe, in un incontro dedicato al dossèt (pronuncia: dussèt o dussàt). Un’occasione preziosa per tornare a parlare di un vino che, per molto tempo, è stato il cuore pulsante di queste colline e che oggi meriterebbe forse uno sguardo nuovo, meno frettoloso e più consapevole delle sue radici.

La prima sorpresa è tutta nel nome. Il paradosso del dolcetto è che dolce non è affatto: rosso, asciutto, con quel fondo appena amarognolo che lascia il segno sul palato e invita subito a un altro sorso. L’etimologia resta discussa e forse irrisolta: c’è chi la collega al piemontese dossèt (‘piccolo dosso’ o rilievo collinare), chi al termine dòss, il dorso delle colline, e chi invece vede nel nome un riferimento al carattere ‘dolce’ del vino, nel senso antico di gradevole e non aggressivo al palato. Non zuccherino, dunque, ma gentile, affidabile, familiare.

E forse è proprio questa affidabilità ad averne fatto, per secoli, il vino della civiltà contadina. Negli anni Trenta era spesso più presente e commercialmente rilevante nella vita delle cascine. Il dossèt ha trainato un territorio intero. In molte cascine il nebbiolo rappresentava il prestigio, il mercato, una rendita; il dolcetto, invece, dava da vivere. Era il vino del pranzo, dei salariati, delle giornate di fienagione, del rientro dai campi. Il vino della condivisione, anziché della meditazione. Per una larga parte del Novecento, togliere il dolcetto da una cascina sarebbe equivalso a togliere il grano dal granaio.

Basta evocare una merenda sinòira: inevitabile una bottiglia di dolcetto. Perché il dossèt accompagnava la vita comune come il pane quotidiano: così presente da diventare quasi invisibile. Nessuno scrive epopee sul pane, eppure senza pane non si viveva.

Il dolcetto aveva poi un altro pregio: maturava prima del nebbiolo, più tardivo e capriccioso. Era un alleato fidato contro l’incertezza delle stagioni — e oggi, davanti alle sfide climatiche in un contesto dove la diversificazione varietale torna a essere una risorsa, torna a suggerire una sorprendente attualità, anche in termini di biodiversità.

Forse il dossèt non ha mai smesso di raccontarci chi siamo. Siamo stati noi, magari, a smettere di ascoltarlo.

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Reportage (vino). Al Dolcetto Summer Fest di Rodello (Cuneo) per parlare del principe dei rossi piemontesi, con Oscar Farinetti e l’attore Paolo Tibaldi, nel segno di Carlin Petrini

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Indirizzo

P. Zza Vittorio Emanuele, Rodello
Cuneo
12050

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