Progetto Junior Bocce

Progetto Junior Bocce Per le nuove idee spesso tutti sono convinti che siano impossibili finché arriva uno "sprovveduto" che non lo sa e le realizza

14/03/2024

Ciao 🔵 È ufficiale. Firmato alle 20:44. Era anche in TV. Il mio è diventato davvero blu. Non dimenticate che domani inizia la nuova regola di Facebook (alias... nuovo nome, META) dove possono usare le tue foto. Non dimenticate che la scadenza è oggi!!!

Non autorizzo META, Facebook o qualsiasi entità associata a Facebook a usare le mie foto, informazioni, messaggi o post, passati o futuri.
Con questa affermazione, avviso Facebook che
è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire o intraprendere qualsiasi altra azione contro di me in base a questo profilo e/o al suo contenuto. La violazione della privacy può essere punibile dalla legge.

Ecco come fare:
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Questo bypasserà il sistema...

Chi non fa nulla acconsente.

29/11/2023

Il talento fa vincere le partite, ma l’intelligenza e il lavoro di squadra fanno vincere i campionati

È disponibile il libro "La connessione perfetta - La pratica motoria intesa come percorso formativo e sportivo" di Claud...
04/06/2022

È disponibile il libro "La connessione perfetta - La pratica motoria intesa come percorso formativo e sportivo" di Claudio Giacomo Bizzari, tutor per FIB Lombardia per le attività legate alla promozione giovanile dello sport delle bocce e responsabile di una serie di attività formative in varie federazioni sportive nazionali e internazionali.

A sostegno della pratica motoria intesa come percorso formativo per i giovani, si propone alla scuola questo progetto che, nel rispetto delle indicazioni curricolari e dei contenuti scolastici, si affianca alla stessa scuola nel suo lavoro formativo così da costituire un'ulteriore opportunità nel percorso di crescita del bambino o del ragazzo.

Il progetto nasce dall'esigenza di favorire la conoscenza del gioco educativo con la promozione dello sviluppo psico-fisico dei giovanissimi, nel rispetto delle regole e dello spirito del gioco stesso, migliorando il senso dell'autocontrollo e le capacità motorie di base.

Chi fosse interessato all'acquisto del volume può richiederlo direttamente al sito e-commerce della casa editrice Primula Editore (www.primulaeditore.it); oppure può prenotarlo attraverso il distributore

Primula Editore è una casa editrice di Voghera (PV), si occupa della pubblicazione e della distribuzione di libri non solo nel formato cartaceo, ma anche nel formato digitale.

22/11/2020
13/12/2019

Siamo in alto mare, purtroppo la realtà di oggi non è così!😱😢

LE “3 C” e "una A" dell’INSEGNANTE-ISTRUTTORE-EDUCATORE

Un Insegnante-Istruttore-Educatore per essere tale deve possedere:

- capacità;
- conoscenze;
- competenze.

Premessa

Esiste una grande letteratura su queste tre parole, esiste anche una questione antropologica importante che ha accompagnato la filosofia da Parmenide e Aristotele fino a Heiddeger, Fromm e Marcel: quella riguardante la distinzione tra Essere e Avere.

Essere significa ciò che siamo, qualità intrinseche che non possiamo cambiare: io sono io a 3 come a 73 anni, in America come a casa mia, cambiano le condizioni e le circostanze in cui mi trovo o mi posso trovare, ma io sono sempre io.
Avere significa uno stato contingente del nostro essere, qualcosa di noi e degli altri che cambia e cioè modificabile nel tempo e nello spazio, che può scomparire ed essere sostituito, senza per questo compromettermi come "io".
Dire, per esempio "io ho" o "possiedo" o "acquisto" una qualità, un modo di fare, una cosa, significa che quanto si ha e si possiede lo si è ricevuto, tuttavia lo si può anche perdere, senza per questo pregiudicare l'essere sostanziale che siamo.

In questa prospettiva, si può affermare che appartengano all'essere del bambino, del fanciullo, del giovane, dell’Insegnante e dell'Istruttore, le capacità e le competenze, mentre si riferiscono al loro avere le conoscenze e le abilità.
Più si è capaci e competenti, quanto più si possiedono conoscenze e abilità (di comunicare, di trasmettere, possedere carisma, leadership).

prof. Maurizio Mondoni

Sempre insegnamenti di altissimo livello!LIBERTA' DI PENSIERO E DI INSEGNAMENTOA volte mi identifico molto nel "vecchio ...
13/12/2019

Sempre insegnamenti di altissimo livello!

LIBERTA' DI PENSIERO E DI INSEGNAMENTO

A volte mi identifico molto nel "vecchio gabbiano ", specialmente quando mi sento "libero", quando insegno ai bambini e agli Istruttori ai Clinic Minibasket, quando insegno in Università, quando gioco con i miei nipoti e vorrei.........intimamente che fosse sempre l'inizio di una gara: incominciare a imparare!

Da "Il gabbiano Jonathan Livingstone" di Richard Bach.

".....................................fu un momento di angoscia per i discepoli: la legge dello Stormo ferreamente vietava il ritorno del Vecchio Gabbiano, del Reietto.
Ora la Legge comandava a Jonathan di non ritornare e Lui era lontano, solitario, non poteva più rientrare........

"Bè.......non siamo tenuti a osservare la Legge, se non facciamo parte dello Stormo", disse il giovane gabbiano Fletcher e così ritornarono e arrivarono in tanti in volo e volavano in compatta formazione.
Fu come se un fulmine si fosse abbattuto nel bel mezzo dello Stormo.

"Ma sono dei reietti, hanno osato ritornare, questo è inaudito, è inammissibile". D'accordo sono dei reietti, dicevano alcuni gabbiani non ancora ammaestrati, ma accidenti dove avranno imparato a volare in questo modo".
Ci volle più di un'ora perchè l'ordine dato dal Capo dello Stormo si diffondesse a tutti e la consegna fu "ignorarli".
Il giovane gabbiano Fletcher, il più fedele del Vecchio Gabbiano, si librò in cielo ed effettuò una ruota tripla, le sue penne sfavillavano ardite nei raggi del sole e più d'un paio d'occhi si levarono furtivi ad ammirarlo.
E sempre Jonathan era là al fianco dei suoi discepoli, a guidarli, a dare loro degli esempi, prodigo di strigliate e di consigli. Volava insieme a loro nella notte, attraverso le nebbie e le tempeste, per il puro piacere di volare, mentre lo Stormo, miserabilmente, infreddoliva a terra.
Terminate le lezioni di volo, gli allievi di Jonathan si ricreavano sulla sabbia e con l'andar del tempo presero ad ascoltarlo con maggior attenzione. Aveva sì, certe sue folli idee che loro non riuscivano a capire, però ne aveva anche tante altre che loro comprendevano e trovavano sensate.
E a poco a poco, intorno al cerchio dei suoi primi discepoli, si formò un secondo cerchio di gabbiani che ascoltavano curiosi e poi prima dell'alba se ne andavano per non essere visti dal capo dello Stormo.
Al levar del sole, erano circa mille i gabbiani che si accalcavano intorno alla cerchia degli allievi di Jonathan e non gliene importava di essere notati. Ascoltavano il gabbiano Jonathan e cercavano tutti di capirlo e Lui parlava di cose molto semplici, diceva che è giusto che un gabbiano voli, essendo nato per la libertà e che è suo dovere lasciar perdere e scavalcare tutto ciò che intralcia, che si oppone alla sua libertà.
Si levò una voce "Scavalcare anche la Legge dello Stormo?"
"L'unica vera legge è quella che conduce alla libertà - disse Jonathan - altra legge non c'è".
Fletcher si rivolse verso il suo Istruttore Jonathan e "Guidarli io? Sei tu il mio Istruttore, il Maestro. E mica puoi andartene così...........
E quantunque cercasse di mostrarsi tutto serio e severo ai suoi allievi, il gabbiano Fletcher a un tratto, per un attimo, li vide come veramente erano e sorrise: non soltanto gli piacevano, li amava.
Nessun limite, eh, Jonathan? e sorrideva.

Era l'inizio di una gara: aveva cominciato a imparare!

Maurizio Mondoni

19/10/2018

Forse qualcuno non ha ancora capito che non si parla di tecnica una volta per tutte, ma di acquisizione di abilità e capacità motorie che portano al miglioramento dei gesti atletici seguendo fedelmente i programmi ministeriali di educazione motoria (uovo dì Colombo).
Si sta parlando di scuola elementare dove dovrebbero essere considerate certe peculiarità educative rispetto alla tecnica pura di qualsiasi sport.
Don Chicotte dalla Manca insegna!!!!!

Prof. Claudio Giacomo Bizzari

25/04/2018

PER OGNI FINE, C’È SEMPRE UN NUOVO INIZIO

Boccia al punto. ...AUGURI DI BUONE FESTE
17/12/2016

Boccia al punto. ...AUGURI DI BUONE FESTE

Condivido quanto afferma il prof Mondoni:VINCO ERGO SUM: LO SPORT EDUCA? “Lo sport è il reparto giocattoli della vita um...
15/12/2016

Condivido quanto afferma il prof Mondoni:

VINCO ERGO SUM: LO SPORT EDUCA?
“Lo sport è il reparto giocattoli della vita umana” (Howard Cosell)

Premessa

Una delle più grandi ipocrisie è quella di considerare lo sport buono o cattivo in sé. Soprattutto tra gli sportivi c’è chi sostiene che lo sport sia educativo e positivo in assoluto, c’è invece chi sostiene che lo sport, in particolare quello agonistico, è tendenzialmente negativo, perchè bisogna dare la priorità assoluta all’educazione intellettuale.
Secondo noi Insegnanti, Educatori, Operatori motori e sportivi l’Educazione (con la E maiuscola) deve comprendere tutte le aree (cognitiva, intellettuale, artistica, affettiva e motoria-sportiva), ma, purtroppo, a volte, si accendono “guerre di cortile” per dare più importanza ad un’area piuttosto che a un’altra e si difende la propria categoria, invece di avere un atteggiamento educativo, che vada alla ricerca di una formazione completa per i nostri giovani.

“Dire che lo sport è buono o cattivo in sé, è piuttosto banale, perché lo sport, come qualsiasi attività umana, non è né positivo, né negativo, dipende da come si pratica, da chi è insegnato e soprattutto da come si utilizza”.

C’è un’ipocrisia, spesso implicita, riguardo allo sport, cioè il pregiudizio, forse di origine platonica, sulla superiorità della mente rispetto al corpo: è un’idea forte e purtroppo è penetrata nel nostro mondo.

Gli uomini di sport

Quando mi dicono che noi “uomini di sport” passiamo la maggior parte del nostro tempo a “giochicchiare con una palla”, io rispondo tranquillamente che è vero!
Ma non fa le stesse cose un pianista quando pigia per ore i tasti del pianoforte? Lui è bravo, invece noi perdiamo il tempo a giocare!
Dobbiamo comba***re questi ruoli di serie A e di serie B, il nostro lavoro è uguale a quello dell’intellettuale, cerchiamo di conferire ad ogni ruolo la stessa considerazione.
Bisogna che l’Educazione Fisica e Sportiva a scuola non sia considerata una perdita di tempo, ma insegni a un giovane a praticare uno o due sport: insomma qualcosa di concreto, qualcosa che resti.
A scuola noi Insegnanti dobbiamo insegnare a reimparare a giocare (come Sisifo fu condannato dagli Dei a far rotolare esternamente un macigno sino alla cima della montagna, così l’uomo ha ricevuto il compito evolutivo di dover essere continuamente disponibile a giocare), a vincere e a perdere, ad accettare le regole anche quando sono a nostro sfavore, a stare con gli altri e a misurarci lealmente.
Spesso nello sport si individuano caratteristiche negative perché una delle sue componenti fondamentali è l’agonismo e per il fatto che è identificato come un’attività non culturale.
Se un giovane dedica molte ore all’allenamento sportivo per raggiungere una prestazione di alto livello, si ha la sensazione che a quel giovane manchi qualcosa, perché ha una formazione unilaterale.
Se invece suona il pianoforte o fa danza classica, questa sua dedizione non è vista come una lacuna, ma piuttosto è un grado molto elevato di cultura e di sensibilità artistica.
Sappiamo benissimo che un grande pianista, per essere tale, o una grande ballerina, per diventare famosa, sono passati per un’infanzia e un’adolescenza, in cui il pianoforte e la musica hanno occupato molto tempo delle loro giornate e soprattutto non hanno mai giocato!
La loro formazione non è altrettanto unilaterale rispetto a quella di uno sportivo?
Ma, per l’opinione pubblica, il pianoforte e la danza classica, sono considerate attività di alto livello culturale, mentre non lo sono “il giocare a calcio, a basket o a volley”.
Ho notato spesso questa distinzione ipocrita soprattutto tra tanti intellettuali (che non hanno quasi mai praticato attività sportiva) che si occupano dei problemi dell’Educazione in Italia (anche dell’Educazione Fisica e Sportiva) e attuano Riforme e Programmi Scolastici.
Ricordiamoci che, in Italia, in ambito motorio e sportivo, siamo ancora alle 2 ore settimanali di Educazione Fisica nelle Scuole Secondarie di 1° e 2° grado! Per non parlare della poca importanza dell’Educazione Psicomotoria nella Scuola dell’Infanzia e dell’Educazione Fisica nella Scuola Primaria.
Comunque (grande scoperta!) in Italia abbiamo inventato i Licei Sportivi: una scorciatoia per fare in modo che lo sport entri nella scuola.
Ma questo non è sicuramente il modo per “distribuire” cultura motoria e sportiva.

Il tempo del non far niente

Purtroppo portiamo i nostri giovani ad avere una vita piuttosto schematica e unilaterale in un solo senso; infatti i giovani d’oggi, per riuscire ad essere dei “buoni studenti” a scuola, hanno poco tempo per dedicarsi allo sport e, più in generale, al far “niente”, che gli adulti definiscono “perdere tempo”, che è un’attività estremamente creativa nel periodo dell’infanzia, ma soprattutto della pubertà e dell’adolescenza.
Il tempo del “non fare niente” è quello in cui i giovani si avvicinano alla musica, a internet, alla letteratura, all’attività sociale, al gioco e allo sport e purtroppo oggi lo spazio per queste attività è sempre più ristretto, proprio perché sono considerate una “perdita di tempo”.
Il motivo è che, nonostante l’avversione per l’agonismo dello sport, il messaggio educativo che si dà oggi ai giovani, contiene un agonismo feroce, ovviamente implicito.
Ai giovani si dice che devono dare il massimo fin dall’inizio, perchè la vita è dura, perché la concorrenza è grande, si dice loro “dovete studiare molto, dovete darvi da fare, perché dovete affermarvi nella vita ed eccellere”.
Il modo di impostare questo discorso, ipocritamente, magari in nome di una visione liberale, moderna, è in realtà impregnato di un forte agonismo, è lo stesso agonismo che invece è contestato nel mondo dello sport, perché qui è esplicito.
Mi fanno sorridere certi ambienti intellettuali che criticano l’agonismo nello sport e poi, quando bisogna concorrere per una cattedra all’Università, si azzuffano pur di ottenerla e certamente in maniera molto più violenta di quanto lottino un pivot nel basket e un centravanti nel calcio.
Il problema è che a volte, quando l’agonismo non è esplicito, può diventare anche peggiore, perché le regole non sono chiare.

L’agonismo esiste, dappertutto, non può essere occultato negli altri ambiti!

Per questo dobbiamo preparare progressivamente i giovani all’agonismo, al confronto leale con gli altri, dobbiamo insegnare loro ad accettare la vittoria o la sconfitta come un fatto naturale, come parte del gioco: vincere non significa solo ba***re gli avversari, ma anche superare i propri limiti e le difficoltà: questa, anzi, è la prima vittoria che si deve cercare di ottenere.

Nuovi Programmi

Io credo che oggi la scuola italiana abbia un orientamento molto intellettuale, il bambino, il ragazzo e il giovane, invece, devono affrontare la situazione agonistica secondo le caratteristiche della loro età. C’è un modo di affrontarle nella Scuola Primaria, nella Scuola Secondaria e da adulti e di conseguenza deve essere studiato un programma che rispetti queste caratteristiche, che tenga conto del piacere del gioco, dove uno vince e l’altro perde, del benessere fisico, dell’utilizzo dell’errore, non come la fine del mondo, ma come un’opportunità insostituibile per trarre nuovi stimoli e nuove esperienze e dello star bene insieme agli altri (accettarsi e farsi accettare), senza gelosie e incomprensioni.
Nella misura in cui avremo dei giovani che questa esperienza di agonismo corretto la vivono in famiglia, a scuola, nelle Società Sportive e negli Oratori, avremo anche un pubblico intelligente, comprensivo e culturalmente intelligente.
E’ difficile accettare che l’intera cultura di “fare sport” deve essere cambiata (occorre ripensare lo sport) ed è ancora più difficile accettare che quella cultura non è stata imposta dai grandi interessi che si muovono nel mondo dello sport, ma che è invece una cultura molto diffusa.

“E’ diffusa proprio perché non c’è un’educazione al fare sport come un gioco, cioè al piacere di divertirsi senza l’ansia del risultato, dove ci sono regole da rispettare e dove può capitare che qualcuno, l’arbitro, un compagno o noi stessi, possa commettere un errore, senza essere necessariamente in malafede”.

Il problema reale è che i contenuti, l’orientamento, la mentalità, la metodologia che esistono nello sport di alto livello non possono e non devono assolutamente essere trasferiti meccanicamente allo sport per tutti, allo sport per i giovani e alla scuola.
Allo stesso modo c’è l’ultimo scalino, lo sport spettacolo, ma c’è anche e soprattutto il primo scalino che è quello dello sport per tutti, che in Italia non esiste: per fare sport a tutti i livelli in Italia si deve pagare e non tutti possono pagare!

A riempire il vuoto in campo sportivo che lo Stato italiano ha sempre lasciato nella società italiana (almeno dal dopoguerra in poi), sono il volontariato dei Dirigenti, gli Istruttori, gli Allenatori e i genitori dei bambini e dei giovani che praticano sport, le Società Sportive (dalle più piccole alle più grandi), le Federazioni Sportive e il C.O.N.I.
Oggi, ogni volta che c’è un problema nella cultura sportiva dei nostri bambini, si da la colpa al mondo dello sport professionistico, mentre si dovrebbe mettere sotto accusa chi in tutti questi anni non si è preoccupato di dare un’educazione sportiva ai giovani. Sarà compito poi dello Stato utilizzare gli elementi dello sport spettacolo che servono per incentivare e migliorare l’educazione sportiva dei giovani.
E’ chiaro che la responsabilità morale, educativa e sociale dei protagonisti dello sport professionistico non può essere dispersa, la figura del “personaggio pubblico” non si deve fermare al piacere che la popolarità e la fama gli conferiscono.
Il “campione” ha altre responsabilità, soprattutto nei confronti dei giovani, ad esempio propagandare i valori del confronto, del fair-play, dell’impegno e del sacrificio continuo per arrivare in alto.

Conclusioni

Ritengo personalmente che la soluzione concreta per fare in modo che lo sport diventi un fattore educativo, sia quella di migliorare l’Educazione Fisica e Sportiva nelle scuole, partendo da un numero maggiore delle ore dedicate a questa “materia”, affinchè diventi possibile che gli Insegnanti di Educazione Fisica e i laureati in Scienze Motorie e dello Sport possano trasmettere qualcosa che rimanga, anche dopo, come patrimonio dei cittadini e perché nello stesso tempo, serva a sviluppare una “cultura delle regole”.
Lo sport di alto livello ha, quindi, una doppia funzione:

- da un lato è uno spettacolo per se stesso, come un concerto rock;
- dall’altro è anche uno stimolo per avvicinare i giovani allo sport di base e questa possibilità di fare sport deve averla anche chi non è bravo.

Prof. Maurizio Mondoni

Indirizzo

Cremona

Telefono

+393358259725

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