Comacchio Today

Comacchio Today Comacchio Today. L'approfondimento che mancava alla notizia sul territorio di Comacchio

CLARA, LA STANGATA DEL “CAMBIAMENTO”Gli aumenti di Clara lasciano l’amaro in bocca ai cittadini comacchiesi. Anche perch...
14/09/2026

CLARA,
LA STANGATA DEL “CAMBIAMENTO”

Gli aumenti di Clara lasciano l’amaro in bocca ai cittadini comacchiesi. Anche perché, dopo aver aperto la bolletta, resta difficile apprezzare il presunto profumo del cambiamento.

Nel 2026 la tariffa cresce del 7,62% e il conguaglio arriverà nel terzo trimestre. Il Piano economico-finanziario racconta che le entrate tariffarie passano da 1.384.719 euro nel 2025 a 1.480.958 nel 2026, per poi salire a 1.570.557 euro nel 2027.

Traduzione: quest’anno si paga di più e l’anno prossimo il conto complessivo salirà ancora. Altro che emergenza temporanea: la stangata rischia di diventare strutturale.

Il tutto mentre il servizio continua a non soddisfare cittadini e operatori economici: cassonetti nuovi ma problemi vecchi, sacchi abbandonati, conferimenti complicati e ritiri straordinari che, naturalmente, non sono gratis. Alla fine paga sempre qualcuno. Indovinate chi.

La nuova amministrazione aveva trasformato Clara in un cavallo di battaglia elettorale. In prima fila il capogruppo di Fratelli d’Italia Dimitri Lama, oggi apparentemente più impegnato a ottenere il permesso di registrarsi in video durante il Consiglio comunale che a registrare il malcontento di chi riceve le bollette.

La maggioranza ha approvato gli aumenti spiegando che il voto favorevole non significava condividerli, ma rappresentava un atto di “responsabilità istituzionale”.

Una formula meravigliosa: quando si promette di cambiare tutto si chiama coraggio; quando si aumentano le tariffe si chiama responsabilità.

E poi c’è la nuova formula buona per ogni occasione: “Ci siamo appena insediati”. La politica dell’adesso siamo arrivati noi, prima c’erano gli altri e per giudicarci bisogna aspettare. Va bene, aspetteremo. Ma intanto le bollette non aspettano, gli aumenti non aspettano e i cittadini pagano subito. Le promesse elettorali, invece, sono state generose e immediate: su quelle non servivano mesi di rodaggio. Adesso vedremo se al governo del cambiamento seguirà davvero qualche cambiamento o soltanto la richiesta di altro tempo.

È vero: il PEF viene predisposto dentro il sistema regolatorio di ARERA e approvato da ATERSIR. Ma è altrettanto vero che Comacchio non è un semplice cliente alla cassa: è uno dei Comuni proprietari di Clara e ha quindi il dovere politico di incidere, controllare e pretendere risultati.

Nel Consiglio locale di ATERSIR Comacchio si è astenuto, mentre in Consiglio comunale la maggioranza ha poi votato le nuove tariffe. Altri Comuni, come Riva del Po, hanno scelto di non approvarle, mantenendo per il 2026 quelle precedenti. Dunque sostenere che non esistesse alcun margine politico è quantomeno comodo.

Una parte dei costi deriva certamente dal nuovo sistema di raccolta voluto dalla precedente amministrazione e dall’allora assessore Antonio Cardi, rimasto nell’orbita della Lega e sostenitore del sindaco Bellotti.

Un sistema misto, con nuovi cassonetti ingegnerizzati, apertura tramite tessera o smartphone e raccolta domiciliare di carta, plastica e lattine. Investimenti che devono essere pagati, ma che avrebbero dovuto produrre maggiore efficienza, non un bollettino quotidiano di disservizi.

Gli abbandoni restano responsabilità degli incivili, residenti o turisti che siano. Ma quando diventano sistematici non basta più fotografarli e indignarsi: bisogna domandarsi se il modello di raccolta sia adeguato a un territorio che d’estate moltiplica presenze, utenze e produzione di rifiuti.

Ogni intervento aggiuntivo di pulizia e raccolta genera altri costi che rischiano di tornare, puntualmente, nelle bollette.

Ora l’amministrazione deve finalmente ti**re fuori gli attributi: pubblicare i costi dettagliati del nuovo sistema, quantificare gli interventi straordinari per gli abbandoni, spiegare quanto pesino investimenti, ammortamenti e conguagli e dire chiaramente come intenda affrontare il 2027.

Perché le campagne elettorali finiscono. Le promesse si dimenticano. La scusa del “ci siamo appena insediati” ha una data di scadenza. Le bollette, invece, arrivano sempre.

CARLI HA RAGIONE.ORA TELECAMERE ANCHE SU COMACCHIO.Ogni tanto succede anche questo: un esponente della Lega dice una cos...
12/09/2026

CARLI HA RAGIONE.
ORA TELECAMERE ANCHE SU COMACCHIO.

Ogni tanto succede anche questo: un esponente della Lega dice una cosa sensata. E quando accade bisogna riconoscerlo, possibilmente prima che il partito intervenga per smentirlo.

Dario Carli, segretario della Lega di Comacchio, nel suo intervento su viale Carducci ha espresso un principio semplice: un’opera pubblica costata sei milioni di euro, pagata dai cittadini e sopportata dagli operatori durante i lavori, deve essere rispettata e tutelata.

Tradotto: piste ciclabili e percorsi pedonali non sono parcheggi; le regole valgono anche di notte; commercianti e dipendenti dovrebbero lasciare gli stalli più vicini ai clienti; la sosta breve deve favorire la rotazione, non trasformare ogni posto auto in una dépendance privata.

Un ragionamento difficilmente contestabile. Anzi, un plauso a Carli per averlo detto con chiarezza, anche a costo di risultare impopolare. Perché amministrare non significa soltanto inaugurare un viale, tagliare un nastro e pubblicare le fotografie: significa conservarlo, controllarlo e spiegare che il bene pubblico non è terra di nessuno.

Ma proprio perché il principio è corretto, non può fermarsi alla fine di viale Carducci.

Ora sarebbe interessante spostare la telecamera — almeno quella politica — verso Comacchio centro storico.

Perché il cuore della città non può essere ricordato soltanto durante la Sagra dell’Anguilla, quando arrivano i turisti o quando serve uno sfondo suggestivo per una conferenza stampa. Comacchio ha bisogno della stessa attenzione quotidiana invocata per il viale degli Estensi: parcheggi regolati, sosta realmente a rotazione, rispetto degli spazi pedonali, accessibilità, pulizia, decoro, illuminazione, manutenzione e sostegno alle attività che tengono aperto anche quando le passerelle finiscono.

Soprattutto, il centro storico non può continuare a presentarsi come un enorme parcheggio a cielo aperto. Non soltanto per chi ci vive, ma per l’immagine che offriamo ai turisti: li invitiamo a visitare una città d’acqua, ponti e canali e poi li accogliamo con una distesa di automobili davanti agli scorci che utilizziamo in ogni dépliant promozionale.

Vendiamo Comacchio come una piccola Venezia e la organizziamo come il piazzale di un centro commerciale. Fotografiamo i Trepponti senza mai domandarci che cosa vede davvero il visitatore prima e dopo lo scatto.

Il problema non si risolve vietando tutto o dichiarando guerra ai residenti. Servono parcheggi esterni comodi, collegamenti efficienti, permessi equilibrati, stalli per chi ha reali necessità e una graduale pedonalizzazione delle aree più delicate. Ma occorre scegliere quale città vogliamo mostrare: una città storica da vivere oppure un autosalone diffuso con vista sui canali.

Il centro non può diventare il parcheggio permanente di residenti, operatori e uffici, lasciando ai clienti il tradizionale percorso a ostacoli. Né si può chiedere ai commercianti di resistere tutto l’anno se poi la programmazione pubblica arriva a intermittenza: molto intensa davanti alle telecamere, assai più timida quando si tratta di organizzare servizi, mobilità ed eventi nei mesi meno comodi.

Carli ha detto una cosa importante: i soldi pubblici sono soldi di tutti. Verissimo. Ma allora di tutti devono essere anche l’attenzione, i controlli e gli investimenti. Dai Lidi al capoluogo, senza località di serie A e centri storici di serie B.

Il metodo indicato è quello giusto: regole chiare, parcheggi liberi per chi deve accedere alle attività, controlli veri e tutela degli investimenti pubblici.

Adesso applichiamolo anche a Comacchio.

Le telecamere di viale Carducci, ci rassicura Carli, guardano di giorno e di notte. Quelle della politica, invece, troppo spesso guardano soltanto dove conviene. È arrivato il momento di girarle verso il centro storico.

UN PLAUSO AL SINDACO BELLOTTI.SCELTA DI COMPETENZA E NON DI COLORE POLITICO.Ci sono nomine che fanno rumore. E altre che...
02/09/2026

UN PLAUSO AL SINDACO BELLOTTI.
SCELTA DI COMPETENZA E NON DI COLORE POLITICO.

Ci sono nomine che fanno rumore. E altre che, proprio perché arrivano quasi in silenzio, raccontano molto più di quanto sembri.

La scelta di Antonio Bonacci come nuovo segretario generale della sede convenzionata dei Comuni di Comacchio e Lagosanto appartiene alla seconda categoria.

Con il decreto sindacale n. 50 del 24 agosto, il sindaco Samuele Bellotti gli ha affidato uno dei ruoli più delicati della macchina amministrativa. Dal primo settembre Bonacci è ufficialmente al lavoro.

Fin qui la cronaca. Poi c’è la politica.

Perché Bonacci non proviene dal mondo culturale e politico che oggi governa Comacchio. Il suo percorso racconta una sensibilità progressista e ambientalista, un’esperienza nell’area dei Verdi e, successivamente, la candidatura al Consiglio regionale della Campania nelle fila del Partito Democratico, a sostegno di Roberto Fico.

E non fu una candidatura di testimonianza: raccolse 6.501 preferenze. Quasi settemila voti personali.

Difficile, insomma, definirlo un uomo della destra.

Ed è proprio questo a rendere interessante la scelta di Bellotti.

Troppo spesso la politica italiana vive ogni cambio di amministrazione come la conquista di una fortezza: i nostri da una parte, i vostri dall’altra. Come se persino la competenza dovesse avere una tessera in tasca.

Questa nomina sembra raccontare qualcosa di diverso. E va riconosciuto.

Naturalmente un segretario generale non è e non deve essere un soggetto politico: è una figura istituzionale, imparziale, garante della legalità e della correttezza amministrativa.

Ma esperienze e sensibilità possono aiutare a comprendere la complessità di un territorio.

E Comacchio ne ha bisogno.

Perché qui l’ambiente non è un capitolo del programma: è il terreno sul quale si gioca il futuro.

Parco del Delta, Valli, costa, turismo, pesca, agricoltura, erosione, fragilità idraulica, transizione energetica. La sfida dei prossimi trent’anni sarà produrre sviluppo senza consumare il territorio, creare lavoro senza impoverire il patrimonio naturale, costruire ricchezza senza distruggere ciò che rende questa terra unica.

Per farlo servirà anche una macchina amministrativa competente, trasparente e capace di guardare oltre l’ordinaria amministrazione.

C’è quindi un piccolo, salutare paradosso: una maggioranza di centrodestra sceglie per uno dei ruoli più delicati del Comune una figura con una storia politica molto diversa dalla propria.

Forse dovrebbe essere normale. In Italia, purtroppo, non sempre lo è.

Saranno il lavoro e i risultati a giudicare la scelta: nessun curriculum è una cambiale in bianco.

Ma il punto di partenza merita di essere riconosciuto.

Ad Antonio Bonacci va quindi un sincero augurio di buon lavoro.

Lo attende un territorio straordinario e fragile, nel quale sviluppo, turismo e ambiente dovranno finalmente imparare a parlare la stessa lingua.

E forse una sensibilità diversa da quella della maggioranza che governa non è un limite.

Potrebbe essere un valore.

COMACCHIO, MANCAVA SOLO LA PRO LOCOConsorzi, associazioni di categoria, associazioni di commercianti, APS, comitati, org...
01/09/2026

COMACCHIO,
MANCAVA SOLO LA PRO LOCO

Consorzi, associazioni di categoria, associazioni di commercianti, APS, comitati, organizzatori di eventi, Hub del commercio. E adesso una Pro Loco per Comacchio e i sette Lidi. Tutto legittimo. Ma una domanda resta: serviva davvero un altro contenitore?

A Comacchio, evidentemente, mancava qualcosa.

Non il mare.

Non i turisti.

Non i commercianti.

Mancava un'associazione.

Che dalle nostre parti è un po' come dire che a Venezia mancava un canale.

Perché proviamo a fare l'inventario.

Abbiamo Confcommercio, Confesercenti, CNA e Confartigianato.

Abbiamo consorzi e associazioni territoriali dei commercianti.

Abbiamo realtà nuove come Pomposa e Scacchi APS.

Abbiamo associazioni che organizzano manifestazioni.

Abbiamo Comacchio Festival APS, diventata negli ultimi anni uno dei protagonisti dell'organizzazione dei grandi eventi.

Abbiamo cooperative, comitati e altri soggetti impegnati a vario titolo nella promozione del territorio.

E abbiamo appena costruito gli Hub del commercio di Comacchio e del Lido degli Estensi.

Gli Hub, peraltro, nascono esattamente per quello che dovrebbe essere il problema da risolvere: mettere attorno allo stesso tavolo Comune, associazioni di categoria, imprese, commercianti e soggetti aggregati del territorio.

Insomma:

abbiamo creato uno strumento per mettere insieme quelli che già ci sono.

Poi, mentre stiamo ancora mettendoli insieme, nasce la Pro Loco Comacchio e 7 Lidi.

E allora la domanda non è:

si può fare?

Certo che si può.

Non è:

è legittimo?

Certo che lo è.

La domanda è infinitamente più semplice:

SERVIVA DAVVERO?

Quale vuoto dovrebbe riempire?

Perché se bisogna rappresentare i commercianti, esistono già le associazioni di categoria.

Se bisogna rappresentare territorialmente gli operatori dei Lidi, esistono consorzi e associazioni.

Se bisogna organizzare manifestazioni, abbiamo già associazioni che lo fanno.

Se bisogna organizzare grandi eventi, abbiamo soggetti che negli ultimi anni hanno ricevuto risorse importanti proprio per questo.

Se bisogna mettere insieme commercio, Comune e territorio, abbiamo appena inventato gli Hub.

E allora?

Qual è la funzione che mancava?

Perché altrimenti rischiamo di inventare il capolavoro amministrativo:

un'associazione per coordinare le associazioni che partecipano ai tavoli che coordinano le associazioni.

E magari fra qualche anno costituiremo il Coordinamento dei Coordinatori del Coordinamento.

Con presidente, vicepresidente e naturalmente logo.

Ma la questione diventa molto meno divertente quando dalle sigle passiamo ai soldi.

Perché a Comacchio associazionismo, promozione turistica e grandi eventi muovono ormai cifre molto importanti di denaro pubblico.

Prendiamo soltanto un caso.

COMACCHIO FESTIVAL

L'Associazione Comacchio Festival APS è diventata negli ultimi anni uno dei principali soggetti organizzatori di eventi del territorio.

E proviamo a mettere in fila le cifre che emergono dalla documentazione e dalle ricostruzioni pubbliche fin qui individuate.

2022: 60.000 euro per gli eventi collegati ad Halloween/Dark Valley.

2023: altri 60.000 euro per Dark Valley, oltre a eventuali servizi e utilità comunali che vanno contabilizzati separatamente.

2024: circa 200.000 euro complessivamente collegati a Sun Valley e Dark Valley, cifra che va verificata definitivamente nella sua ripartizione attraverso gli atti di liquidazione.

Poi arriva il 2025.

Per l'organizzazione del 105 Summer Festival di Porto Garibaldi, il bando comunale prevedeva un contributo massimo di:

490.000 EURO.

Quattrocentonovantamila.

Non quarantanovemila.

Quattrocentonovantamila.

Facendo una semplice somma degli importi finora individuati arriviamo potenzialmente a:

810.000 EURO IN QUATTRO ANNI.

È importante essere precisi: questo non significa affermare che 810.000 euro siano stati tutti materialmente liquidati e incassati dall'associazione, perché per avere il totale definitivo bisogna verificare determine di liquidazione e rendicontazioni, soprattutto per il 2024 e il 2025.

Ma significa una cosa molto semplice:

stiamo parlando di un sistema che muove centinaia di migliaia di euro.

E quindi discutere dell'architettura dell'associazionismo locale non è una fissazione burocratica.

È politica amministrativa.

Perché adesso entra in scena anche una nuova Pro Loco.

E una Pro Loco non è necessariamente un circolo che organizza la tombola a Natale.

Può partecipare a bandi.

Può ricevere contributi.

Può organizzare manifestazioni.

Può collaborare alla promozione turistica.

Può stipulare convenzioni.

Può diventare interlocutore dell'amministrazione.

Può gestire attività e servizi.

Ed è assolutamente legittimo.

Ma proprio per questo sarebbe interessante sapere quale ruolo immaginiamo per la Pro Loco Comacchio e 7 Lidi.

E soprattutto sarebbe utile conoscere fino in fondo chi la compone.

Quali associazioni hanno aderito?

Quali consorzi?

Quali commercianti?

Quali imprese?

Chi sono i soci fondatori?

Chi siede nel consiglio direttivo?

Quante delle realtà associative che già operano a Comacchio e nei sette Lidi hanno scelto di entrare nella nuova Pro Loco e quante, invece, hanno deciso di restarne fuori?

Perché se la nuova Pro Loco nasce con l'ambizione di rappresentare Comacchio e tutti e sette i Lidi, allora è naturale chiedersi quanto sia realmente rappresentativa del territorio che porta nel nome.

Non per diffidenza.

Per trasparenza.

E poi c'è la questione forse più importante di tutte.

Qual è l'idea per il futuro?

La nuova Pro Loco vuole limitarsi a organizzare qualche manifestazione?

Vuole coordinare gli eventi?

Vuole occuparsi di promozione turistica?

Vuole collaborare con gli Hub del commercio?

Vuole diventare il punto di riferimento unitario per le associazioni dei Lidi?

Vuole partecipare ai bandi regionali?

Vuole candidarsi a gestire servizi di informazione e accoglienza turistica?

Sono tutte ipotesi legittime.

Ma sarebbe utile che venissero spiegate fin dall'inizio.

Perché se l'obiettivo è davvero quello di mettere ordine in un sistema frammentato, allora la nuova Pro Loco può rappresentare un'opportunità.

Se invece si aggiunge semplicemente alle strutture già esistenti, il rischio è quello di moltiplicare i contenitori senza semplificare il contenuto.

E c'è un precedente che rende la storia ancora più curiosa.

Una Pro Loco “Città di Comacchio” era già nata nel 2015.

Fu presentata pubblicamente a Palazzo Bellini.

Doveva promuovere storia, cultura e tradizioni e collaborare con istituzioni e associazioni.

Perfetto.

Che fine ha fatto?

È stata sciolta?

È ancora esistente?

Quando ha cessato l'attività?

La nuova Pro Loco Comacchio e 7 Lidi ne raccoglie l'eredità?

Oppure è un soggetto completamente nuovo?

Sono domande normalissime.

Come è normalissima quella successiva.

CHI FARÀ COSA?

Avremo i consorzi dei commercianti.

Le associazioni territoriali.

Le associazioni di categoria.

Le APS.

Comacchio Festival.

Gli organizzatori delle singole manifestazioni.

Gli Hub del commercio.

E la Pro Loco.

Benissimo.

Ma chi rappresenta chi?

Chi promuove cosa?

Chi organizza cosa?

Chi partecipa ai bandi?

Chi riceve i contributi?

E soprattutto:

quanto riceve ciascuno?

Perché forse, prima di aggiungere un altro contenitore, sarebbe stato utile pubblicare una fotografia semplicissima dell'esistente.

Una tabella.

Nemmeno una relazione di cento pagine.

Tre colonne:

CHI SONO

COSA FANNO

QUANTI SOLDI PUBBLICI RICEVONO

Anno per anno.

Associazione per associazione.

Consorzio per consorzio.

Evento per evento.

Contributi, convenzioni, affidamenti e servizi messi a disposizione dal Comune.

Perché magari alla fine scopriremo che la nuova Pro Loco era esattamente ciò che mancava.

Magari riuscirà a unificare un sistema frammentato.

Magari permetterà di spendere meglio.

Magari eviterà duplicazioni.

Magari diventerà finalmente il luogo nel quale Comacchio e i sette Lidi ragioneranno come un'unica destinazione.

Sarebbe un'ottima notizia.

Ma prima bisognerebbe rispondere a una domanda.

Una sola.

Da chi è composta questa nuova Pro Loco, chi ha scelto di aderire e quale idea concreta ha per il futuro di Comacchio e dei suoi sette Lidi?

Perché solo conoscendo le persone, le realtà aderenti e il progetto sarà possibile capire se siamo davanti a un vero strumento di coordinamento territoriale oppure semplicemente all'ennesima sigla che si aggiunge a quelle già esistenti.

La Pro Loco può anche essere la risposta.

Ma prima qualcuno dovrebbe avere la cortesia di spiegarci quale fosse esattamente la domanda.

COMACCHIO PROVINCIA DI RAVENNA?FORSE AVEVAMO GIA SCELTO.MA CE NE SIAMO DIMENTICATI.C'è una domanda che ogni tanto ritorn...
22/08/2026

COMACCHIO PROVINCIA DI RAVENNA?
FORSE AVEVAMO GIA SCELTO.
MA CE NE SIAMO DIMENTICATI.

C'è una domanda che ogni tanto ritorna a Comacchio. Poi qualcuno la mette nel cassetto, qualcun altro cambia discorso e tutti tornano tranquillamente a fare quello che facciamo da decenni: guardare Ferrara sulla carta geografica e Ravenna nella vita reale.

La domanda è semplicissima:

ma Comacchio che cosa ci fa ancora nella provincia di Ferrara?

Attenzione, perché non è una provocazione inventata oggi.

Il 15 dicembre 2013 i comacchiesi furono chiamati alle urne per rispondere a una domanda precisa: volete che Comacchio avvii il percorso per passare dalla provincia di Ferrara a quella di Ravenna?

Il risultato fu inequivocabile: 88,82% Sì. 10,5% No.

L'affluenza fu del 30,7%. Non alta, certamente. Ma il referendum non prevedeva quorum.

Circa 5.200 cittadini votarono per Ravenna, poco più di 600 contro.

Non esattamente un testa a testa.

E invece siamo ancora qua.

Ferraresi per burocrazia, romagnoli per necessità?

Il paradosso è diventato quasi comico.

Comacchio è ferrarese amministrativamente, ma quando deve vendere turismo è già dentro la Romagna.

Ha il mare come Ravenna.

Ha le Valli che arrivano verso Ravenna.

Ha problemi di erosione costiera come Ravenna.

Ha pesca, turismo balneare, campeggi, stabilimenti, portualità, ambiente e lavoro stagionale che hanno molto più a che fare con la costa ravennate e romagnola che con il capoluogo estense.

Eppure continuiamo a comportarci come se mettere in discussione i confini amministrativi fosse lesa maestà.

I confini, invece, dovrebbero servire alle persone.

Non le persone ai confini.

E poi ci sono i numeri del turismo

Qui arriva un argomento del quale a Ferrara forse si preferirebbe parlare sottovoce.

Quando leggiamo i dati turistici della provincia di Ferrara, dentro quei numeri pesa enormemente Comacchio.

Per una ragione piuttosto semplice: il vero grande motore turistico quantitativo della provincia è la costa comacchiese.

Sette Lidi, decine di chilometri di costa, campeggi e villaggi turistici di grandi dimensioni, seconde case, stabilimenti balneari, alberghi, ristorazione, turismo naturalistico, centro storico, Valli e Parco del Delta.

Quando Comacchio cresce, cresce il dato provinciale.

Quando i Lidi riempiono campeggi, appartamenti e strutture ricettive, il numero finisce nella casella “provincia di Ferrara”.

E allora proviamo per una volta a fare l'esercizio contrario.

Togliamo Comacchio dai dati turistici della provincia di Ferrara.

Che cosa rimane?

Ferrara città mantiene certamente un patrimonio culturale straordinario, il Castello Estense, il sistema museale, il Rinascimento, le Mura, gli eventi e un turismo urbano importante.

Ma sul piano delle presenze complessive la fotografia provinciale cambierebbe radicalmente.

E questo ci dice una cosa.

Comacchio non è semplicemente una località turistica della provincia di Ferrara. È il territorio che contribuisce in maniera decisiva alla forza turistica complessiva della provincia.

Ecco perché un eventuale passaggio a Ravenna non sarebbe soltanto una scelta amministrativa.

Sarebbe anche uno spostamento di peso economico e turistico.

Ferrara perderebbe il suo mare, i sette Lidi e una parte fondamentale delle proprie presenze turistiche.

Ravenna, al contrario, aggiungerebbe al proprio sistema già fortissimo Comacchio, i suoi Lidi e le sue Valli.

Provate a immaginare cosa significherebbe.

Ravenna, Cervia, Milano Marittima, lidi ravennati, Comacchio e sette Lidi dentro la stessa provincia.

Non sarebbe Ravenna a fare un favore a Comacchio.

Comacchio rappresenterebbe un enorme valore aggiunto per Ravenna.

Ed è forse questo il cambio di prospettiva che dovremmo avere il coraggio di fare.

Non andare a Ravenna con il cappello in mano chiedendo:

"Ci prendete?"

Ma sederci al tavolo dicendo:

"Noi cosa portiamo?"

E la risposta sarebbe: parecchio.

Perché Ravenna potrebbe convenire

Il primo motivo è quindi evidente: il turismo.

Comacchio entrerebbe completamente in un sistema costiero che comprende già Ravenna e Cervia.

Non più il mare di una provincia prevalentemente interna, ma uno dei protagonisti di una provincia fortemente marittima.

Con un vantaggio reciproco.

Comacchio acquisterebbe una collocazione territoriale più coerente.

Ravenna aumenterebbe ulteriormente il proprio peso turistico regionale e nazionale.

Secondo: le infrastrutture.

Se Comacchio diventasse ravennate, sarebbe molto più difficile continuare a considerare fantascienza un vero asse Ravenna-Comacchio-Porto Garibaldi, attraverso un trasporto pubblico veloce ed efficiente e, perché no, tornando finalmente a discutere seriamente di ferrovia.

Terzo: il Delta.

Qui il confine amministrativo diventa quasi surreale.

Le Valli non chiedono la carta d'identità prima di passare da Ferrara a Ravenna.

L'acqua nemmeno.

Gli uccelli migratori, notoriamente poco rispettosi delle Province, ignorano completamente i confini amministrativi.

Eppure noi pretendiamo di governare un ecosistema unitario dividendolo tra territori differenti.

Quarto: il peso politico.

A Ferrara Comacchio rischia continuamente di essere percepita come la lontana periferia orientale della provincia.

Dentro Ravenna sarebbe uno dei grandi poli della costa.

Non è una differenza geografica.

È una differenza strategica.

Ma Ravenna non è Disneyland

Naturalmente sarebbe ridicolo raccontare che basta sostituire FE con RA e il giorno dopo arrivano treni, ospedali, investitori e turisti tedeschi in fila sulla Romea.

Ci sono problemi enormi da affrontare.

Il primo riguarda la sanità.

Comacchio appartiene al sistema sanitario ferrarese. Un cambio di provincia imporrebbe di discutere seriamente servizi territoriali, emergenza, ospedali di riferimento e rapporto con l'AUSL Romagna.

E dopo tutto quello che questo territorio ha vissuto sulla sanità, sarebbe meglio evitare qualsiasi avventura fatta con carta, penna e slogan.

Il secondo problema riguarda il Basso Ferrarese.

Goro, Mesola, Codigoro, Lagosanto e Ostellato non diventerebbero improvvisamente territori stranieri.

Con Comacchio condividono ambiente, economia, servizi, pesca, lavoro e storia.

Qualunque progetto dovrebbe quindi mantenere e possibilmente rafforzare quei rapporti.

Terzo: nessuno garantisce che Ravenna ci aspetti sulla Romea con i petali di rosa.

Potremmo smettere di essere la periferia di Ferrara e diventare semplicemente la periferia nord di Ravenna.

È un rischio.

Ma è precisamente per questo che servirebbero numeri e uno studio serio.

Perché forse oggi avrebbe ancora più senso

La questione non è dichiarare guerra a Ferrara.

Ferrara è il nostro capoluogo, una città straordinaria e una parte fondamentale della nostra storia.

La domanda è un'altra:

qual è il territorio con cui Comacchio deve costruire i prossimi trent'anni?

Perché se parliamo di turismo guardiamo verso la Romagna.

Se parliamo di mare guardiamo verso Ravenna.

Se parliamo di gestione della costa dobbiamo confrontarci con Ravenna.

Se parliamo di Parco del Delta dobbiamo continuamente superare il confine provinciale.

E se parliamo di turismo, addirittura, Comacchio è già inserita nella Destinazione Turistica Romagna.

Quasi che l'economia abbia anticipato la politica.

Il referendum dimenticato

E poi rimane quel piccolo dettaglio.

I cittadini erano già stati chiamati a pronunciarsi.

Non con un sondaggio sui social.

Non con cento commenti sotto un post.

Non al bar.

Con un referendum.

Era il 15 dicembre 2013.

E tra chi partecipò quasi nove elettori su dieci dissero Ravenna.

Poi tutto si è progressivamente impantanato.

Che è forse la parte più italiana dell'intera vicenda: chiediamo ai cittadini cosa vogliono, i cittadini rispondono, dopodiché archiviamo accuratamente la risposta.

Sono passati quasi tredici anni.

Nel frattempo sono cambiate amministrazioni, Province, turismo, economia, clima, mobilità e perfino le modalità attraverso cui promuoviamo il nostro territorio.

Tutto è cambiato.

Tranne la domanda.

Allora rifacciamocela

Non sto dicendo che domani mattina Comacchio debba svegliarsi ravennate.

Sto dicendo che sarebbe assurdo non studiare seriamente questa possibilità.

Mettiamo sul tavolo i numeri.

Quanti turisti portiamo alla provincia di Ferrara?

Quanto pesano Comacchio e i Lidi sul totale delle presenze?

Quanto perderemmo o guadagneremmo in servizi?

Cosa succederebbe alla sanità?

Ai trasporti?

Alla scuola?

Al Parco?

Alla pesca?

Alla portualità?

Alla gestione della costa?

Agli investimenti?

E soprattutto chiediamoci:

Comacchio avrebbe più opportunità nei prossimi trent'anni rimanendo nella provincia di Ferrara o entrando in quella di Ravenna?

Poi magari torniamo dai cittadini.

Perché potremmo scoprire che è cambiato tutto.

Oppure potremmo scoprire una cosa molto più imbarazzante.

Che Comacchio aveva già scelto nel 2013.

E che dopo quasi tredici anni siamo ancora qui a domandarci se abbiamo il coraggio di ascoltarla.

Sessanta giorni dopo, cercasi GiuntaC'è un piccolo problema con il calendario. Dice che siamo al 14 agosto. Ferragosto. ...
14/08/2026

Sessanta giorni dopo, cercasi Giunta

C'è un piccolo problema con il calendario. Dice che siamo al 14 agosto. Ferragosto. Piena stagione turistica. Lidi pieni, attività nel momento decisivo dell'anno, viabilità sotto pressione, manutenzioni, rifiuti, promozione, eventi, turisti.

Insomma, il periodo ideale per una località turistica per fare una cosa semplicissima: sapere chi governa il turismo.

A Comacchio, invece, dopo appena due mesi dall'insediamento della nuova amministrazione, siamo già al primo tagliando della Giunta Bellotti.

E non perché siano trascorsi due anni, ci sia stata una crisi politica, sia cambiato il mondo o sia piovuto un meteorite sulle Valli.

Sono passati sessanta giorni.

Il tempo di disfare gli scatoloni, imparare dove sono gli uffici e capire come funziona la macchinetta del caffè.

Ed ecco che scopriamo una cosa apparentemente imprevedibile: mettere insieme Turismo, Promozione del territorio, Ambiente, Lavori pubblici, Infrastrutture e Viabilità in un Comune di circa 300 chilometri quadrati, con sette Lidi, frazioni, centro storico e Valli, forse era un po' troppo.

Chi avrebbe mai potuto immaginarlo?

Praticamente chiunque.

Ed è proprio questo il problema.

Perché qui non interessa aprire il processo alle persone. Interessa capire chi abbia progettato questa macchina amministrativa.

La risposta, fortunatamente, è semplicissima: il sindaco.

È Samuele Bellotti che ha scelto la squadra, distribuito le deleghe e costruito l'assetto della Giunta.

E allora delle due l'una.

O sapeva quanto pesassero quelle deleghe e ha deciso comunque di concentrarle.

Oppure non lo sapeva.

Non è facilissimo stabilire quale delle due alternative sia più rassicurante.

Perché Turismo a Comacchio non significa organizzare qualche evento, tagliare nastri e pubblicare fotografie del tramonto sulle Valli.

Turismo significa una fetta enorme dell'economia del territorio.

Significa imprese, stabilimenti balneari, campeggi, alberghi, appartamenti, ristorazione, commercio, occupazione stagionale, promozione, programmazione, rapporti istituzionali e capacità di costruire oggi quello che venderemo domani.

E noi riusciamo nell'impresa di arrivare alla vigilia di Ferragosto, dopo appena due mesi di governo, dovendo già rimettere mano proprio a quella delega.

Complimenti per la programmazione.

Ma c'è un dettaglio ancora più interessante.

Per mesi abbiamo ascoltato la liturgia della campagna elettorale: competenza, cambiamento, efficienza, capacità amministrativa.

Poi arrivano le elezioni.

Si vince.

Si forma la Giunta.

Passano sessanta giorni.

E scopriamo che l'organizzazione pensata per governare uno dei Comuni territorialmente più complessi della provincia non regge il peso delle deleghe che essa stessa ha distribuito.

Il problema allora non è chi lascia cosa.

Il problema è chi aveva deciso chi dovesse fare cosa.

Perché le deleghe non sono premi della pesca di beneficenza.

Non si prende Turismo, Ambiente, Lavori pubblici, Infrastrutture e Viabilità, si mette tutto nello stesso sacchetto e si spera che funzioni.

Una Giunta dovrebbe nascere dopo aver valutato carichi di lavoro, competenze, strutture comunali, priorità e obiettivi.

Possibilmente prima di nominarla.

Altrimenti accade quello che sta accadendo.

La realtà presenta il conto.

E la realtà di Comacchio è particolarmente antipatica perché non legge i programmi elettorali.

Ha sette Lidi da gestire.

Ha chilometri di strade.

Ha manutenzioni.

Ha problemi ambientali enormi.

Ha un patrimonio naturalistico unico.

Ha una pressione turistica estiva che moltiplica esigenze e criticità.

Ha bisogno di una strategia turistica che non cominci a giugno e finisca a Ferragosto.

Per governare tutto questo bisogna conoscere la macchina comunale.

E qui nasce una domanda persino più grande della vicenda di queste ore:

il sindaco Bellotti aveva davvero compreso la dimensione amministrativa dell'incarico che si preparava ad assumere?

Non è un insulto.

È una domanda politica.

E dopo sessanta giorni è diventata perfettamente legittima.

Perché vincere le elezioni è difficile.

Governare è molto più difficile.

Durante una campagna elettorale puoi promettere efficienza. Quando diventi sindaco devi organizzarla.

Puoi parlare di turismo. Poi devi programmarlo.

Puoi parlare di territorio. Poi devi amministrare 300 chilometri quadrati di territorio.

Puoi dire che farai funzionare meglio il Comune.

Poi però devi sapere come funziona un Comune.

E forse è proprio qui che comincia il problema.

Perché se il primo grande aggiustamento arriva dopo due mesi, e arriva sulla delega strategica del Turismo nel pieno della settimana di Ferragosto, non siamo davanti a una normale correzione di rotta.

Siamo davanti a una domanda molto più imbarazzante:

ma la rotta, quando siamo partiti, qualcuno l'aveva tracciata?

Adesso naturalmente arriveranno le rassicurazioni.

Tutto sotto controllo.

Nessuna crisi.

Massima serenità.

La macchina amministrativa prosegue.

È il meraviglioso vocabolario della politica nel quale, quando qualcuno deve spiegare che non sta succedendo niente, generalmente significa che qualcosa è appena successo.

Ma ai cittadini interessa relativamente poco il teatrino delle formule.

Interessa sapere chi governerà il turismo di Comacchio da domani mattina e con quale progetto.

Perché Ferragosto è oggi.

Gli operatori lavorano oggi.

I problemi arrivano oggi.

La stagione 2027, incredibilmente, andrebbe progettata oggi.

E Comacchio non può aspettare che qualcuno finisca il corso accelerato di amministrazione comunale.

Sono trascorsi appena sessanta giorni.

Ne mancano più di milleottocento alla fine del mandato.

Se questo era il riscaldamento, conviene allacciarsi le cinture.

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Comacchio

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