Stasikowski : olio extravergine d'oliva

Stasikowski : olio extravergine d'oliva L'olio non è un prodotto "finito", ma materia viva! Oliwa z Oliwek to stworzenie żywe!

[IT]
L'olio non è un prodotto "finito", ma materia viva, che muta e si evolve rapidamente. Quell'istante al frantoio è un'emozione unica e pressoché irripetibile che solo chi ha avuto il privilegio di assistere alla molitura può assaporare appieno. Però io voglio offrire a chi sappia apprezzare l'unicità del gusto l'opportunità di assaggiare questa cosa viva al momento della sua origine.
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[P

L]
oliwa extravergine 4 pory roku
- drzewa oliwne sadzone w 1965 roku
- 47 lat rodzinnych doświadczeń
- z roku na rok inne emocje
- oliwa, która żyje i dojrzewa w amforach
- uprawa, zbiór, pobyt w olejarni ... wszystko dopieszczone
- certyfikat pochodzenia
- certyfikat WŁASNOŚCI
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[RU]
оливкого масла extravergine 4 сезона

18/04/2025

ODIO LE PULIZIE DI PASQUA!

Lo Zio ha fatto un milione di buchi col trapano nei muri, l’ho sentito! E adesso mi tocca disporre le pulizie di tutta la polvere, ha detto il mio amico immaginario qui, quello che ci vede, che il pavimento è tutto bianco! Forse oggi mi dimetto!

Artù Presidente 😻

18/04/2025

ODIO LE PULIZIE DI PASQUA!

Lo Zio ha fatto un milione di buchi col trapano nei muri, l’ho sentito! E adesso mi tocca disporre le pulizie di tutta la polvere, ha detto il mio amico immaginario qui, quello che ci vede, che il pavimento è tutto bianco! Forse oggi mi dimetto!

Artù Presidente 😻

20/02/2025

NON SIAMO GUERRIERI

Noi gatti forse siamo particolari.

La nostra incapacità di rimembrare e narrare con piena consapevolezza gli eventi del passato, che per noi assumono significato unicamente come esperienza che può influenzare i comportamenti attuali [giusto per esemplificare: se in passato siamo stati malmenati con una scopa, oggi schiveremo la scopa e pure lo spazzolone mentre la Zia fa le ordinarie pulizie, ma non sapremo raccontare quando chi dove e perché ci ha percosso in passato] e la nostra mancanza di una visione, realistica o immaginaria, del futuro ci portano a vivere nella sola dimensione del presente.

E’ probabilmente questa peculiarità che fa sì che siamo esseri pacifici. Non ci sono per noi guerre giustificate da oscuri retaggi della storia, non ci sono lotte per accaparrarsi il predominio di società future. Come collettività non conosciamo, in poche parole, un nemico da sconfiggere.

Al massimo può capitarci di dover lottare, corpo a corpo, da gatto a gatto, uno contro uno, per accaparrarci del cibo quando ve n’è carenza. La pulsione a conquistare una gatta in balìa dell’estro fin quando i livelli di gattosterone non ancora azzerati lo consentono, quella ci induce tuttalpiù a lotte ritualizzate. Il campo di battaglia, per i più sfortunati di noi, è la strada.

Questioni di mera sopravvivenza: mai ci organizzeremo in squadre o battaglioni armati con l’intento di sconfiggere o sottomettere un’intera popolazione felina (o di altra specie) nemica. Quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due che marciano compatti è una canzonetta per bambini, il testo non l’abbiamo di certo scritto noi.

Quindi la retorica della guerra, dei combattenti e delle battaglie mi è estranea e mi suona alquanto farlocca.

Come molti di Voi ricorderanno, il nostro Bruno più di due anni fa era stato curato, e con successo, da una bruttissima malattia che insorge dall’interno del nostro corpo e lo devasta. Una malattia mortale che però ha una cura, una cura lunga, dolorosa e costosa, ma che è salvifica. La cura è un farmaco di comprovata efficacia, ma che in molti paesi del mondo occidentale non è approvato per la commercializzazione. Mi astengo qui dall’illustrarvene le ragioni, quelle dichiarate e quelle meno esplicite, sarà casomai compito di Claudia, se vorrà, parlarvene. Esistono dei gruppi di supporto per sostenere l’impiego di questo farmaco. Uno dei più seguiti, americano con affiliazioni europee, su chiama “FIP Warriors”, i guerrieri della FIP, e come emblema hanno un gatto con un’armatura e una spada.

Il nostro Bruno non era un guerriero. Lui non affrontò allora la sua malattia con armatura e spada, ma con tanta pazienza e buona volontà di sottoporsi a una cura lunga e molto dolorosa. Lui non è un eroe di una guerra che non ha ingaggiato, lui ha preso il destino così come gli si è presentato e si è lasciato aiutare di buon grado.

Per due anni è stato benissimo e adesso questo tracollo. Non sappiamo se possa essere stato un, peraltro improbabile, ritorno di fiamma di quell’insidiosa malattia o tutt’altro problema, le analisi non hanno fatto in tempo a dare una risposta utile, forse una spiegazione la daranno per la scienza, ma non per lui. Claudia semmai saprà dirvi.

Bruno è morto in tre giorni, ma non da eroe su un campo di battaglia, bensì in un’attrezzata ed efficiente clinica, accudito con tutti i necessari presidi. Vi ricordo, e questo mi ha profondamente commosso, che quel cuoricino rosso sulla scatola con la sua salma l’ha disegnato col pennarello la giovane Dottoressa che con gli altri suoi colleghi si è presa cura di lui con competenza e garbo.

Casomai è morto da eroe di pazienza e accettazione. Senza un lamento, senza un soffio, senza un’unghiata. In questo consisteva, a mio avviso, la sua ieratica bellezza, che quando stava bene e si metteva in posa tanto faceva somigliare le sue sembianze fisiche a un’effige della Dea Bastet.

Nelle difficili ore in cui aspettavamo con apprensione l’inesorabile epilogo, di queste mie considerazioni avevo messo a parte la Zia.

Sarà un caso che mentre aspettava la restituzione delle spoglie mortali di Bruno gli altoparlanti della clinica diffondessero a basso volume la canzone “Blowin’ in the Wind” di Bob Dylan? Il poliedrico menestrello ha vinto il premio Nobel della letteratura per aver cercato nella sua lunga carriera il senso della condizione umana e cantato l’incapacità di Voi umani di “ripudiare in maniera definitiva e totale ogni tipo di guerra”.

Già. Perfino nelle metafore non sapete astenervi dal considerarvi dei guerrieri. Perfino una malattia che vi colpisce accidentalmente per voi è una guerra, e chi si cura dev’essere un guerriero.

Noi no, noi gatti non siamo guerrieri. E quando ci ammaliamo non ci occorrono spada e armatura ma cure e medicinali e tanta pazienza. E sarebbe ora che Voi umani imparaste finalmente a non “voltare la testa dall’altra parte facendo finta di non vedere”, come dice la canzone.

Siamo esseri superiori? “The answer is blowing in te wind … “

Con tanto rispetto per il compianto Bruno Caffè
Vostro Gottfried 🐾

Vi allego il testo originale della canzone:

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
How many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, and how many times must the cannonballs fly
Before they're forever banned?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind
Yes, and how many years must a mountain exist
Before it is washed to the sea?
And how many years can some people exist
Before they're allowed to be free?
Yes, and how many times can a man turn his head
And pretend that he just doesn't see?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind
Yes, and how many times must a man look up
Before he can see the sky?
And how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, and how many deaths will it take 'til he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind

03/02/2025

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