22/04/2026
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Sotto Chieti c'è una città romana da 3.500 metri cubi che nessuno conosce.
Mentre cammini per il centro storico, a pochi metri sotto i tuoi piedi esistono 9 camere a volta comunicanti. 60 metri di lunghezza, 14 di larghezza. Costruite tra il I e il II secolo d.C. dai romani per rifornire d'acqua le terme della città.
Teate Marrucinorum — il nome romano di Chieti — era un colle senza fonti naturali. Così i romani risolsero il problema come sapevano fare: costruirono una cisterna monumentale sottoterra, capace di contenere 3.556 metri cubi d'acqua piovana. Più di tre piscine olimpiche, scavate a mano, sotto un colle abruzzese, duemila anni fa.
Le pareti mostrano ancora i segni dei livelli dell'acqua. I pavimenti sono in opus signinum, inclinati con una precisione tale da far scorrere il liquido verso le terme soprastanti attraverso condotte nascoste. Aspetta.
Nel II secolo d.C. quelle camere erano piene d'acqua per le terme imperiali. Nel 1943, le stesse identiche camere erano piene di civili che si rifugiavano dai bombardamenti. La stessa infrastruttura ha servito due guerre distanti 1800 anni. I romani non potevano saperlo, ma avevano costruito anche un bunker.
Oggi sono visitabili su prenotazione, con passerelle in legno sospese sull'acqua che ancora ristagna sul fondo. L'accesso è da una botola in Via Gizzi. E la maggior parte dei chietini non sa di camminarci sopra ogni giorno.
Una struttura romana del I-II secolo d.C., integra sotto una città moderna, usata prima per le terme e poi contro le bombe. L'unica cosa che è cambiata è il motivo per cui la gente ci stava dentro.
In breve:
Sotto il centro di Chieti esistono 9 camere romane da 3.556 metri cubi, costruite nel I-II sec. d.C.
I pavimenti in opus signinum erano inclinati per portare l'acqua alle terme romane sovrastanti
Nel 1943 le stesse camere divennero rifugi antiaerei — la stessa infrastruttura, 1800 anni dopo